PETIZIONE CHIUSA

Garantire giustizia alla dignità di una bambina

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Al Ministro di Giustizia Andrea Orlando

All’ Associazione Italiana Magistrati

Siete stati sicuramente informati che a fine 2013 la Corte di Cassazione (sentenza n. 45179 8/11/13) ha annullato la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Catanzaro a carico di Pietro Lamberti, 60 anni, condannato a cinque anni di reclusione per aver abusato di una bambina di 11 anni affidatagli in virtù del suo ruolo di impiegato presso i Servizi sociali del Comune di Catanzaro.

La difesa ha chiesto l’annullamento del processo poiché nella valutazione delle possibili attenuanti  non era stato preso in considerazione il fatto che tra il suo assistito e la bambina ci fosse una ” relazione amorosa”, così recita il ricorso, e che i rapporti sessuali tra i due non fossero stati consumati con l’uso della forza.

I pedofili circuiscono i bambini con una violenza psicologica volta ad acquisire la loro fiducia, fiducia che in seguito può rendere i bambini  parzialmente accondiscendenti quando dalle carezze si passa agli approcci sessuali. 

Anche se la violenza sessuale non si fosse consumata con l’uso della forza, è indubbio che di violenza si tratta quando parliamo di un sessantenne con una undicenne ed è assolutamente irrilevante stabilire se la bambina si esprimesse o meno con un linguaggio affettuoso nei confronti del suo abusante.

In questa vicenda anziché un’attenuante noi consideriamo un’aggravante il rapporto affettivo tra le parti poiché la pedofilia è un reato aberrante e in questo caso lo è ancora di più per il ruolo istituzionale ricoperto dall’imputato, che avrebbe dovuto prendersi cura in nome e per conto dello stato di una bambina particolarmente bisognosa di cure e attenzioni

Il linguaggio utilizzato negli atti non rispetta il diritto della bambina di essere riconosciuta come vittima; è una ulteriore forma di violenza, inaccettabile all’interno di qualsiasi tribunale di qualsiasi paese. 

Ricordiamo che l’Italia ha firmato la Convenzione di Lanzarote che protegge i bambini dallo sfruttamento e dagli abusi sessuali ed ha innalzato le pene fino ad un massimo di quindici anni. 

E' dunque necessario un vostro intervento urgente all’interno della magistratura e dell’avvocatura per dare vita ad un nuovo corso, accendendo un dibattito sull’etica della professione, sull’etica del linguaggio, partendo proprio dall’esame delle parole utilizzate negli atti di questo processo.

A che servono intelligenza e studio se non per servire senza arroganza il diritto/dovere di una società di agire nel rispetto della dignità umana?

Le leggi sono costruite sui principi e sulle parole, e le parole non possono rivelarsi disumanizzanti, non possono contraddire i principi.

Il caso di Catanzaro può aprire la strada per una corretta interpretazione della Convenzione di Lanzarote, per far sì che alle nuove generazioni che ci guardano con smarrimento le istituzioni di questo paese ritornino ad essere simbolo di autorevolezza e verità.

Noi seguiremo il nuovo processo di appello di Catanzaro, ci mobiliteremo in rete e nelle piazze invocando una giustizia più giusta, che di fronte alla violenza non colpevolizzi le vittime, non colpelozzi ancora la bambina.

Chiediamo a Voi di farVi garanti affinchè:

1) nel nuovo processo venga utilizzato un linguaggio rispettoso della dignità della bambina e venga rispettata in tutti i suoi punti la Convenzione di Lanzarote.

2) nella nomina della nuova presidenza della Corte d’appello di Catanzaro, oggi vacante, l’incarico venga affidato a persona che abbia ben chiaro la differenza tra una donna adulta e una bambina.

Grazie.

Cristina Obber, Maria Squillace, Adriana Nannicini, Teresa Chironi

 

 

FIRMIAMO PERCHE' questa bambina non venga dimenticata, perché il ministro di giustizia e la magistratura se ne occupino; 

perchè il nuovo processo d’appello deve ancora essere fissato e possiamo quindi non solo indignarci ma cambiare le cose stando a fianco di questa bambina, adesso.



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