No al taglio delle pensioni di invalidità - #NoTaglioAssegnoInvalidità

Il problema

Il lavoro è un diritto umano e uno strumento di realizzazione personale, non può essere impedito alle persone con handicap o malate. Ribadiamo il concetto, firmando, e condividendo la petizione. Usiamo l'hashtag #NoTaglioAssegnoInvalidità per parlarne sui social e far arrivare la causa alle istituzioni, mondo politico e media!

Il messaggio 3495 del 14 ottobre 2021 inviato dall'INPS ai beneficiari di pensione di invalidità lede la libertà e i diritti umani. L'INPS scrive chiaramente che "l’assegno mensile di assistenza di cui all’articolo 13 della legge n. 118/1971, sarà pertanto liquidato, fermi restando tutti i requisiti previsti dalla legge, solo nel caso in cui risulti l’inattività lavorativa del soggetto beneficiario".

Il testo specifica inizialmente il perché di tale orientamento, ponendo l'attenzione sulle diverse pronunce della Corte di Cassazione prese solo oggi in considerazione.

Il requisito di inattività lavorativa quindi è alla base della fruizione dell'assegno di invalidità di circa 290 euro al mese percepito attualmente da chi ha un'invalidità riconosciuta superiore al 74%.

Il reddito esiguo del lavoratore beneficiario di tale assegno era ritenuto pari all'inattività lavorativa negli scorsi anni. Non si doveva superare un certo reddito dichiarato annualmente per ricevere le 13 mensilità, reddito che si aggirava intorno a poche migliaia di euro.

Adesso quel reddito è un requisito che farà decadere la percezione del beneficio economico per la persona con handicap o ammalata, sia esso di alcune migliaia di euro o di cinque euro.

Cosa succede adesso

A partire dal 14 ottobre 2021 molte persone si troveranno davanti a una scelta: svolgere un lavoro o ottenere i 290 euro. L'INPS sta sottolineando che è indispensabile fare taluna decisione, praticamente prendere l'una o l'altra somma esigua, la cui somma era comunque inaccettabile per la sopravvivenza umana.

Adesso ci si ritroverà con un reddito esiguo dimezzato. E ciò ha fatto sollevare tantissime proteste, ma non solo. Siamo tutti rimasti scioccati da quel messaggio INPS impersonale, poco chiaro, grave nella sua forma e scarsamente sensibile nel lessico. La percezione è quella di sentirsi messi di fronte a una possibile privazione producente danni incalcolabili su diversi fronti.

Lavoro come diritto e dovere

Il lavoro è un principio fondamentale della nostra costituzione secondo l'articolo 4. Sentirsene privati è una gravissima forma di violazione della libertà. L'assenza di un lavoro come requisito per un diritto pare davvero assurdo. Certo, l'inattività lavorativa era già inserita nella legge 118/1971, ma questa è del tutto inappropriata ai tempi d'oggi e alla società che fortunatamente è cresciuta.

Il lavoro viene visto da INPS come unico mezzo a formare reddito, ma per noi è uno strumento di soddisfazione e carriera, socializzazione e benessere, benessere fisico e mentale.

Cosa si può fare

Le istituzioni e i politici possono intervenire in modo da impedire lo scempio che si sta compiendo, proponendo una soluzione immediata atta a evitare di mettere sul lastrico, anche in tempo di pandemia, milioni di famiglie. Serve un'azione decisa non solo finalizzata a risolvere il problema odierno, bensì che metta ordine alla vecchia legge risalente a cinquant'anni fa, evidentemente non attuale.

Sarebbe importante per tutti noi non doverci più preoccupare di perdere un assegno di invalidità di soli 290 euro qualora lavorassimo, indipendentemente dal tipo di attività svolta o dalla quantità di reddito prodotto. Un diritto non dovrebbe essere soggetto a delle imposizioni economiche per goderne.

Questa potrebbe essere l'occasione per parlare in modo veritiero e concreto di possibilità lavorative di chi ha un handicap, promuovendo ad esempio l'autoimpiego oggigiorno completamente lasciato indietro e dimenticato. Inoltre vi sono tantissime problematiche rilevate in ambito attività formative, di studio, preparazione e concreto svolgimento del lavoro, da valutare in progetti solidi tali da avvantaggiare la crescita personale e lavorativa.

Firma e condividi la petizione

Firma e condividi la petizione con amici e parenti, usando la messaggistica o i social, ricordando di inserire l'hashtag #NoTaglioAssegnoInvalidità nel post o Tweet.

Insieme ribadiremo l'importanza del lavoro nella vita di chi ha un handicap o è ammalato e porteremo l'attenzione sulla vicenda INPS riguardante il taglio delle pensioni di invalidità per i lavoratori beneficiari dell'assegno. Contribuiremo a far conoscere la causa a istituzioni, politici e media, divulgandola maggiormente, e portando a galla le innumerevoli storie di ingiustizia.

Modifiche e integrazioni

Scrivimi in privato se vuoi correggere, modificare o integrare questo testo, rendiamolo fruibile, preciso e dettagliato per ampliarne la diffusione.

Immagine

 

avatar of the starter
Marta PellizziPromotore della petizioneProvo a lottare per chi non ne ha le forze. Ho avuto 4 tumori cerebrali e perso la vista. Racconto la mia storia con l'hashtag #IoNonMollo. Difendo i diritti dei malati alzando la voce contro l'INPS spesso ingiusto.
Vittoria
Questa petizione ha creato un cambiamento con 586 sostenitori!

Il problema

Il lavoro è un diritto umano e uno strumento di realizzazione personale, non può essere impedito alle persone con handicap o malate. Ribadiamo il concetto, firmando, e condividendo la petizione. Usiamo l'hashtag #NoTaglioAssegnoInvalidità per parlarne sui social e far arrivare la causa alle istituzioni, mondo politico e media!

Il messaggio 3495 del 14 ottobre 2021 inviato dall'INPS ai beneficiari di pensione di invalidità lede la libertà e i diritti umani. L'INPS scrive chiaramente che "l’assegno mensile di assistenza di cui all’articolo 13 della legge n. 118/1971, sarà pertanto liquidato, fermi restando tutti i requisiti previsti dalla legge, solo nel caso in cui risulti l’inattività lavorativa del soggetto beneficiario".

Il testo specifica inizialmente il perché di tale orientamento, ponendo l'attenzione sulle diverse pronunce della Corte di Cassazione prese solo oggi in considerazione.

Il requisito di inattività lavorativa quindi è alla base della fruizione dell'assegno di invalidità di circa 290 euro al mese percepito attualmente da chi ha un'invalidità riconosciuta superiore al 74%.

Il reddito esiguo del lavoratore beneficiario di tale assegno era ritenuto pari all'inattività lavorativa negli scorsi anni. Non si doveva superare un certo reddito dichiarato annualmente per ricevere le 13 mensilità, reddito che si aggirava intorno a poche migliaia di euro.

Adesso quel reddito è un requisito che farà decadere la percezione del beneficio economico per la persona con handicap o ammalata, sia esso di alcune migliaia di euro o di cinque euro.

Cosa succede adesso

A partire dal 14 ottobre 2021 molte persone si troveranno davanti a una scelta: svolgere un lavoro o ottenere i 290 euro. L'INPS sta sottolineando che è indispensabile fare taluna decisione, praticamente prendere l'una o l'altra somma esigua, la cui somma era comunque inaccettabile per la sopravvivenza umana.

Adesso ci si ritroverà con un reddito esiguo dimezzato. E ciò ha fatto sollevare tantissime proteste, ma non solo. Siamo tutti rimasti scioccati da quel messaggio INPS impersonale, poco chiaro, grave nella sua forma e scarsamente sensibile nel lessico. La percezione è quella di sentirsi messi di fronte a una possibile privazione producente danni incalcolabili su diversi fronti.

Lavoro come diritto e dovere

Il lavoro è un principio fondamentale della nostra costituzione secondo l'articolo 4. Sentirsene privati è una gravissima forma di violazione della libertà. L'assenza di un lavoro come requisito per un diritto pare davvero assurdo. Certo, l'inattività lavorativa era già inserita nella legge 118/1971, ma questa è del tutto inappropriata ai tempi d'oggi e alla società che fortunatamente è cresciuta.

Il lavoro viene visto da INPS come unico mezzo a formare reddito, ma per noi è uno strumento di soddisfazione e carriera, socializzazione e benessere, benessere fisico e mentale.

Cosa si può fare

Le istituzioni e i politici possono intervenire in modo da impedire lo scempio che si sta compiendo, proponendo una soluzione immediata atta a evitare di mettere sul lastrico, anche in tempo di pandemia, milioni di famiglie. Serve un'azione decisa non solo finalizzata a risolvere il problema odierno, bensì che metta ordine alla vecchia legge risalente a cinquant'anni fa, evidentemente non attuale.

Sarebbe importante per tutti noi non doverci più preoccupare di perdere un assegno di invalidità di soli 290 euro qualora lavorassimo, indipendentemente dal tipo di attività svolta o dalla quantità di reddito prodotto. Un diritto non dovrebbe essere soggetto a delle imposizioni economiche per goderne.

Questa potrebbe essere l'occasione per parlare in modo veritiero e concreto di possibilità lavorative di chi ha un handicap, promuovendo ad esempio l'autoimpiego oggigiorno completamente lasciato indietro e dimenticato. Inoltre vi sono tantissime problematiche rilevate in ambito attività formative, di studio, preparazione e concreto svolgimento del lavoro, da valutare in progetti solidi tali da avvantaggiare la crescita personale e lavorativa.

Firma e condividi la petizione

Firma e condividi la petizione con amici e parenti, usando la messaggistica o i social, ricordando di inserire l'hashtag #NoTaglioAssegnoInvalidità nel post o Tweet.

Insieme ribadiremo l'importanza del lavoro nella vita di chi ha un handicap o è ammalato e porteremo l'attenzione sulla vicenda INPS riguardante il taglio delle pensioni di invalidità per i lavoratori beneficiari dell'assegno. Contribuiremo a far conoscere la causa a istituzioni, politici e media, divulgandola maggiormente, e portando a galla le innumerevoli storie di ingiustizia.

Modifiche e integrazioni

Scrivimi in privato se vuoi correggere, modificare o integrare questo testo, rendiamolo fruibile, preciso e dettagliato per ampliarne la diffusione.

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Marta PellizziPromotore della petizioneProvo a lottare per chi non ne ha le forze. Ho avuto 4 tumori cerebrali e perso la vista. Racconto la mia storia con l'hashtag #IoNonMollo. Difendo i diritti dei malati alzando la voce contro l'INPS spesso ingiusto.

I decisori

Erika Stefani
Ministro degli Affari regionali e Autonomie
Sergio Mattarella
Presidente della Repubblica Italiana
Stefano Bonaccini
Presidente Regione Emilia-Romagna
Mario Draghi
Mario Draghi
Presidente del Consiglio dei Ministri

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Petizione creata in data 24 ottobre 2021