

Firenze,Salviamo i reperti archeologici di Piazza Beccaria dalla ricopertura o distruzione
Il problema
Destinatari: Comune di Firenze; Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e la provincia di Prato; Ministero della Cultura; Regione Toscana.
Gli scavi effettuati in Piazza Beccaria hanno riportato alla luce importanti testimonianze della storia di Firenze.
La Soprintendenza ha confermato il ritrovamento di una porzione della cinta muraria medievale, di due arcate del ponte sul fossato di San Gervasio e di strutture difensive legate all’antiporta di Porta alla Croce.
Sopra le arcate si trovava un grande ambiente con cantonali in pietra squadrata e pareti originariamente decorate con intonaco graffito. La sua funzione non è ancora certa: potrebbe essere stato utilizzato per scopi difensivi, amministrativi o per la riscossione delle gabelle.
Il possibile collegamento con Giotto
La Soprintendenza ha reso pubblica un’ipotesi di grande interesse storico.
Dopo l’alluvione del 1333, la ristrutturazione dell’antiporta e la costruzione dell’ambiente adiacente potrebbero essere avvenute sotto la supervisione di Giotto, nominato il 12 aprile 1334 magister et gubernator delle opere pubbliche del Comune di Firenze, comprese le fortificazioni.
Si tratta di un’ipotesi ancora da verificare attraverso ulteriori indagini archeologiche e ricerche negli archivi. I reperti devono quindi rimanere accessibili agli studiosi ed essere conservati integralmente nel luogo del ritrovamento.
I reperti non interferiscono con la tramvia
La Soprintendenza ha dichiarato che i ritrovamenti non interferiscono con i lavori della tramvia, che possono quindi proseguire. Ha però annunciato che le strutture saranno ricoperte a breve.
Chiediamo che la ricopertura venga annullata e che sia elaborato e reso pubblico un progetto per conservare integralmente tutti i reperti nel luogo del ritrovamento, rendendoli visibili, protetti e visitabili in modo permanente.
Tra le soluzioni da valutare:
vetrate archeologiche e pavimentazioni trasparenti;
passerelle e coperture protettive;
spazi sotterranei visitabili;
percorsi archeologici integrati nella nuova piazza.
La dichiarata assenza di interferenze consente di affrontare la conservazione dei reperti senza presentarla come un ostacolo alla prosecuzione dei lavori.
Trasparenza sui ritrovamenti precedenti
Per i reperti emersi tra dicembre 2025 e gennaio 2026 fu autorizzata una rimozione parziale delle strutture, considerata necessaria per il passaggio della conduttura dell’acquedotto.
Alcuni video pubblicati sul canale YouTube @Jacopovideo sembrano mostrare tagli, riempimenti o trasformazioni delle strutture. La natura e l’autorizzazione di questi interventi non possono essere accertate attraverso i soli filmati: è quindi necessario un chiarimento ufficiale.
Chiediamo alle istituzioni di rendere noto:
quali interventi siano stati autorizzati ed effettivamente eseguiti;
quali parti siano state rimosse, modificate o ricoperte;
dove siano conservati gli elementi recuperati;
se ne siano previste la ricomposizione e l’esposizione futura.
La sepoltura della bambina romana
Durante gli scavi è stata rinvenuta anche la sepoltura di una bambina di circa due anni, risalente all’epoca romana, con tracce del sudario e del corredo funerario.
Chiediamo che venga comunicato pubblicamente:
quale ente abbia in custodia i resti e i materiali recuperati;
quali studi e analisi siano stati effettuati o programmati;
quali risultati siano già disponibili;
quale sia la loro destinazione conservativa;
se sia prevista una presentazione pubblica della scoperta e dei risultati degli studi.
Ogni studio, esposizione o comunicazione pubblica dovrà avvenire nel massimo rispetto della dignità della bambina.
Le nostre richieste
Chiediamo alle istituzioni:
Di annullare la prevista ricopertura e di mantenere tutti i reperti visibili, protetti e visitabili in modo permanente.
Di conservare integralmente tutti i reperti nel luogo del ritrovamento, evitando rimozioni, tagli, demolizioni, cementificazioni e qualsiasi altra modifica irreversibile.
Di elaborare e rendere pubblico un progetto per la conservazione integrale, permanente, a vista e visitabile di tutti i reperti.
Di rendere visibili e accessibili tutte le strutture emerse, comprese le mura, le arcate, il ponte, l’antiporta e l’ambiente forse destinato alla riscossione delle gabelle.
Di approfondire il possibile collegamento con Giotto, completando le indagini archeologiche e le ricerche negli archivi.
Di pubblicare tutta la documentazione disponibile, comprese relazioni, autorizzazioni, fotografie, planimetrie, rilievi e scansioni tridimensionali.
Di chiarire quali interventi siano stati effettuati sui reperti emersi tra dicembre 2025 e gennaio 2026, indicando quali strutture siano state rimosse, modificate o ricoperte e dove si trovino gli elementi recuperati.
Di comunicare quale ente custodisca i resti della bambina romana, il sudario, il corredo funerario e gli altri materiali, insieme al programma degli studi e della loro conservazione.
Di organizzare un programma continuativo di visite e aperture pubbliche, sia durante gli studi sia dopo la sistemazione definitiva della piazza.
Di coinvolgere cittadini, archeologi, restauratori, storici, università e associazioni nella definizione del progetto di conservazione e valorizzazione.
Il patrimonio deve restare visibile
Una visita temporanea o una ricostruzione digitale non possono sostituire la conservazione dei reperti originali.
La ricopertura renderebbe nuovamente invisibili testimonianze fondamentali della storia di Firenze proprio nel momento in cui nuove indagini potrebbero chiarirne la natura, la funzione e il possibile collegamento con Giotto.
Chiediamo che tutti i reperti archeologici di Piazza Beccaria siano studiati, conservati integralmente nel luogo del ritrovamento, protetti e resi visibili e visitabili in modo permanente.
Chiediamo inoltre piena trasparenza sugli interventi effettuati sui ritrovamenti precedenti e sulla conservazione e lo studio della sepoltura della bambina romana.

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Il problema
Destinatari: Comune di Firenze; Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e la provincia di Prato; Ministero della Cultura; Regione Toscana.
Gli scavi effettuati in Piazza Beccaria hanno riportato alla luce importanti testimonianze della storia di Firenze.
La Soprintendenza ha confermato il ritrovamento di una porzione della cinta muraria medievale, di due arcate del ponte sul fossato di San Gervasio e di strutture difensive legate all’antiporta di Porta alla Croce.
Sopra le arcate si trovava un grande ambiente con cantonali in pietra squadrata e pareti originariamente decorate con intonaco graffito. La sua funzione non è ancora certa: potrebbe essere stato utilizzato per scopi difensivi, amministrativi o per la riscossione delle gabelle.
Il possibile collegamento con Giotto
La Soprintendenza ha reso pubblica un’ipotesi di grande interesse storico.
Dopo l’alluvione del 1333, la ristrutturazione dell’antiporta e la costruzione dell’ambiente adiacente potrebbero essere avvenute sotto la supervisione di Giotto, nominato il 12 aprile 1334 magister et gubernator delle opere pubbliche del Comune di Firenze, comprese le fortificazioni.
Si tratta di un’ipotesi ancora da verificare attraverso ulteriori indagini archeologiche e ricerche negli archivi. I reperti devono quindi rimanere accessibili agli studiosi ed essere conservati integralmente nel luogo del ritrovamento.
I reperti non interferiscono con la tramvia
La Soprintendenza ha dichiarato che i ritrovamenti non interferiscono con i lavori della tramvia, che possono quindi proseguire. Ha però annunciato che le strutture saranno ricoperte a breve.
Chiediamo che la ricopertura venga annullata e che sia elaborato e reso pubblico un progetto per conservare integralmente tutti i reperti nel luogo del ritrovamento, rendendoli visibili, protetti e visitabili in modo permanente.
Tra le soluzioni da valutare:
vetrate archeologiche e pavimentazioni trasparenti;
passerelle e coperture protettive;
spazi sotterranei visitabili;
percorsi archeologici integrati nella nuova piazza.
La dichiarata assenza di interferenze consente di affrontare la conservazione dei reperti senza presentarla come un ostacolo alla prosecuzione dei lavori.
Trasparenza sui ritrovamenti precedenti
Per i reperti emersi tra dicembre 2025 e gennaio 2026 fu autorizzata una rimozione parziale delle strutture, considerata necessaria per il passaggio della conduttura dell’acquedotto.
Alcuni video pubblicati sul canale YouTube @Jacopovideo sembrano mostrare tagli, riempimenti o trasformazioni delle strutture. La natura e l’autorizzazione di questi interventi non possono essere accertate attraverso i soli filmati: è quindi necessario un chiarimento ufficiale.
Chiediamo alle istituzioni di rendere noto:
quali interventi siano stati autorizzati ed effettivamente eseguiti;
quali parti siano state rimosse, modificate o ricoperte;
dove siano conservati gli elementi recuperati;
se ne siano previste la ricomposizione e l’esposizione futura.
La sepoltura della bambina romana
Durante gli scavi è stata rinvenuta anche la sepoltura di una bambina di circa due anni, risalente all’epoca romana, con tracce del sudario e del corredo funerario.
Chiediamo che venga comunicato pubblicamente:
quale ente abbia in custodia i resti e i materiali recuperati;
quali studi e analisi siano stati effettuati o programmati;
quali risultati siano già disponibili;
quale sia la loro destinazione conservativa;
se sia prevista una presentazione pubblica della scoperta e dei risultati degli studi.
Ogni studio, esposizione o comunicazione pubblica dovrà avvenire nel massimo rispetto della dignità della bambina.
Le nostre richieste
Chiediamo alle istituzioni:
Di annullare la prevista ricopertura e di mantenere tutti i reperti visibili, protetti e visitabili in modo permanente.
Di conservare integralmente tutti i reperti nel luogo del ritrovamento, evitando rimozioni, tagli, demolizioni, cementificazioni e qualsiasi altra modifica irreversibile.
Di elaborare e rendere pubblico un progetto per la conservazione integrale, permanente, a vista e visitabile di tutti i reperti.
Di rendere visibili e accessibili tutte le strutture emerse, comprese le mura, le arcate, il ponte, l’antiporta e l’ambiente forse destinato alla riscossione delle gabelle.
Di approfondire il possibile collegamento con Giotto, completando le indagini archeologiche e le ricerche negli archivi.
Di pubblicare tutta la documentazione disponibile, comprese relazioni, autorizzazioni, fotografie, planimetrie, rilievi e scansioni tridimensionali.
Di chiarire quali interventi siano stati effettuati sui reperti emersi tra dicembre 2025 e gennaio 2026, indicando quali strutture siano state rimosse, modificate o ricoperte e dove si trovino gli elementi recuperati.
Di comunicare quale ente custodisca i resti della bambina romana, il sudario, il corredo funerario e gli altri materiali, insieme al programma degli studi e della loro conservazione.
Di organizzare un programma continuativo di visite e aperture pubbliche, sia durante gli studi sia dopo la sistemazione definitiva della piazza.
Di coinvolgere cittadini, archeologi, restauratori, storici, università e associazioni nella definizione del progetto di conservazione e valorizzazione.
Il patrimonio deve restare visibile
Una visita temporanea o una ricostruzione digitale non possono sostituire la conservazione dei reperti originali.
La ricopertura renderebbe nuovamente invisibili testimonianze fondamentali della storia di Firenze proprio nel momento in cui nuove indagini potrebbero chiarirne la natura, la funzione e il possibile collegamento con Giotto.
Chiediamo che tutti i reperti archeologici di Piazza Beccaria siano studiati, conservati integralmente nel luogo del ritrovamento, protetti e resi visibili e visitabili in modo permanente.
Chiediamo inoltre piena trasparenza sugli interventi effettuati sui ritrovamenti precedenti e sulla conservazione e lo studio della sepoltura della bambina romana.

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Petizione creata in data 23 luglio 2026