Fermiamo la strage dei suicidi in carcere. Qui ed ora… Si può! L'appello del Dubbio


Fermiamo la strage dei suicidi in carcere. Qui ed ora… Si può! L'appello del Dubbio
Il problema
83 morti in un anno. È il numero di suicidi in carcere registrati nel 2022. Un record lugubre, terribile, inaccettabile. Mai prima d’ora era stato raggiunto questo abisso e per questo il quotidiano Il Dubbio ha lanciato un appello alle istituzioni, all'intellettualità e alla politica per fermare questa strage.
Sappiamo bene cosa si dovrebbe fare per evitare o contenere questo massacro quotidiano: depenalizzare e considerare il carcere solo come extrema ratio, moltiplicare le pene alternative, dare la possibilità al cittadino detenuto di iniziare un vero percorso di inclusione nella comunità. Chi è in custodia nelle mani dello Stato dovrebbe vivere in spazi e contesti umani che rispettino la sua dignità e i suoi diritti. Chi è in custodia dello Stato non dovrebbe togliersi la vita!
Insomma, sappiamo bene, perché ne discutiamo da anni, da decenni quali siano le strade per fermare la strage, ma la politica, quasi tutta la politica, è sorda perché sul carcere e sulla pelle dei reclusi si gioca una partita tutta ideologica che non tiene in nessun conto chi vive “dentro”, oltre quel muro che divide i “buoni” dai “cattivi”.
Insomma, non c’è tempo: il massacro va fermato qui ed ora. E allora proponiamo una serie di interventi immediati che possano dare un minimo di sollievo al disagio che i detenuti vivono nelle carceri “illegali” del nostro Paese.
1. Aumentare le telefonate per i detenuti. È sufficiente modificare il regolamento penitenziario del 2000, secondo cui ogni detenuto (esclusi quelli che non possono comunicare con l’esterno) ha diritto a una sola telefonata a settimana, per un massimo di dieci minuti. Bisognerebbe consentire ai detenuti di chiamare tutti i giorni, o quando ne hanno desiderio, i propri cari.
2. Alzare a 75 giorni i 45 previsti a semestre per la liberazione anticipata.
3. Creare spazi da dedicare ai familiari che vogliono essere in contatto con i propri cari reclusi per valorizzare l’affettività.
4. Aumentare il personale per la salute psicofisica. In quasi tutti gli istituti vi è una grave carenza di psichiatri e psicologi.
5. Attuare al più presto, con la prospettiva di seguire il solco delle misure alternative, quella parte della riforma Cartabia che contempla la valorizzazione della giustizia riparativa e nel contempo rivitalizza le sanzioni sostitutive delle pene detentive.
I firmatari
Roberto Saviano, scrittore
Gherardo Colombo, ex magistrato
Vittorio Feltri, giornalista
Luigi Manconi, sociologo
Giovanni Fiandaca, giurista
Massimo Cacciari, filosofo
Fiammetta Borsellino
Mattia Feltri, giornalista
Ascanio Celestini, attore
Francesca Scopelliti, Fondazione Tortora
Marco Bentivogli, coordinatore Base Italia
Giuliano Pisapia, eurodeputato
Walter Verini, commissione Giustizia Senato
Anna Rossomando, vicepresidente del Senato
Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato
Pierantonio Zanettin, parlamentare
Riccardo Magi, parlamentare
Roberto Giachetti, parlamentare
Devis Dori, parlamentare
Maurizio Turco, partito Radicale
Rita Bernardini, presidente di Nessuno tocchi Caino
Irene Testa, partito Radicale
Marco Cappato, Associazione Luca Coscioni
Igor Boni, presidente Radicali Italiani
Massimiliano Iervolino, segretario Radicali Italiani
Giulia Crivellini, tesoriera Radicali Italiani
Alessandro Capriccioli, consigliere Regione Lazio +Europa/Ri
Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace
Riccardo Polidoro, osservatorio carcere Ucpi
Gianpaolo Catanzariti, osservatorio carcere Ucpi
Michele Passione, avvocato, ex osservatorio carcere Ucpi
Michael L. Giffoni, ex ambasciatore italiano
Paolo Ferrua, giurista
Giovanni Maria Pavarin, presidente Tribunale di Sorveglianza di Trieste
Tommaso Greco, filosofo
Tullio Padovani, giurista
Luca Muglia, garante detenuti Calabria
Roberto Cavalieri, garante detenuti Emilia Romagna
Samuele Ciambriello, garante detenuti Campania
Ristretti Orizzonti
Fabio Trizzino, legale famiglia Borsellino
Adelmo Manna, avvocato, già ordinario di diritto penale Università di Foggia
Giuseppe Rossodivita, segretario Associazione Calamandrei
Detenuti del carcere di Busto Arsizio
Detenute della sezione femminile del carcere di Torino
I detenuti della cooperativa sociale “L’uomo e il Legno”
Detenuti del carcere di Ivrea

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Il problema
83 morti in un anno. È il numero di suicidi in carcere registrati nel 2022. Un record lugubre, terribile, inaccettabile. Mai prima d’ora era stato raggiunto questo abisso e per questo il quotidiano Il Dubbio ha lanciato un appello alle istituzioni, all'intellettualità e alla politica per fermare questa strage.
Sappiamo bene cosa si dovrebbe fare per evitare o contenere questo massacro quotidiano: depenalizzare e considerare il carcere solo come extrema ratio, moltiplicare le pene alternative, dare la possibilità al cittadino detenuto di iniziare un vero percorso di inclusione nella comunità. Chi è in custodia nelle mani dello Stato dovrebbe vivere in spazi e contesti umani che rispettino la sua dignità e i suoi diritti. Chi è in custodia dello Stato non dovrebbe togliersi la vita!
Insomma, sappiamo bene, perché ne discutiamo da anni, da decenni quali siano le strade per fermare la strage, ma la politica, quasi tutta la politica, è sorda perché sul carcere e sulla pelle dei reclusi si gioca una partita tutta ideologica che non tiene in nessun conto chi vive “dentro”, oltre quel muro che divide i “buoni” dai “cattivi”.
Insomma, non c’è tempo: il massacro va fermato qui ed ora. E allora proponiamo una serie di interventi immediati che possano dare un minimo di sollievo al disagio che i detenuti vivono nelle carceri “illegali” del nostro Paese.
1. Aumentare le telefonate per i detenuti. È sufficiente modificare il regolamento penitenziario del 2000, secondo cui ogni detenuto (esclusi quelli che non possono comunicare con l’esterno) ha diritto a una sola telefonata a settimana, per un massimo di dieci minuti. Bisognerebbe consentire ai detenuti di chiamare tutti i giorni, o quando ne hanno desiderio, i propri cari.
2. Alzare a 75 giorni i 45 previsti a semestre per la liberazione anticipata.
3. Creare spazi da dedicare ai familiari che vogliono essere in contatto con i propri cari reclusi per valorizzare l’affettività.
4. Aumentare il personale per la salute psicofisica. In quasi tutti gli istituti vi è una grave carenza di psichiatri e psicologi.
5. Attuare al più presto, con la prospettiva di seguire il solco delle misure alternative, quella parte della riforma Cartabia che contempla la valorizzazione della giustizia riparativa e nel contempo rivitalizza le sanzioni sostitutive delle pene detentive.
I firmatari
Roberto Saviano, scrittore
Gherardo Colombo, ex magistrato
Vittorio Feltri, giornalista
Luigi Manconi, sociologo
Giovanni Fiandaca, giurista
Massimo Cacciari, filosofo
Fiammetta Borsellino
Mattia Feltri, giornalista
Ascanio Celestini, attore
Francesca Scopelliti, Fondazione Tortora
Marco Bentivogli, coordinatore Base Italia
Giuliano Pisapia, eurodeputato
Walter Verini, commissione Giustizia Senato
Anna Rossomando, vicepresidente del Senato
Mariolina Castellone, vicepresidente del Senato
Pierantonio Zanettin, parlamentare
Riccardo Magi, parlamentare
Roberto Giachetti, parlamentare
Devis Dori, parlamentare
Maurizio Turco, partito Radicale
Rita Bernardini, presidente di Nessuno tocchi Caino
Irene Testa, partito Radicale
Marco Cappato, Associazione Luca Coscioni
Igor Boni, presidente Radicali Italiani
Massimiliano Iervolino, segretario Radicali Italiani
Giulia Crivellini, tesoriera Radicali Italiani
Alessandro Capriccioli, consigliere Regione Lazio +Europa/Ri
Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace
Riccardo Polidoro, osservatorio carcere Ucpi
Gianpaolo Catanzariti, osservatorio carcere Ucpi
Michele Passione, avvocato, ex osservatorio carcere Ucpi
Michael L. Giffoni, ex ambasciatore italiano
Paolo Ferrua, giurista
Giovanni Maria Pavarin, presidente Tribunale di Sorveglianza di Trieste
Tommaso Greco, filosofo
Tullio Padovani, giurista
Luca Muglia, garante detenuti Calabria
Roberto Cavalieri, garante detenuti Emilia Romagna
Samuele Ciambriello, garante detenuti Campania
Ristretti Orizzonti
Fabio Trizzino, legale famiglia Borsellino
Adelmo Manna, avvocato, già ordinario di diritto penale Università di Foggia
Giuseppe Rossodivita, segretario Associazione Calamandrei
Detenuti del carcere di Busto Arsizio
Detenute della sezione femminile del carcere di Torino
I detenuti della cooperativa sociale “L’uomo e il Legno”
Detenuti del carcere di Ivrea

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Petizione creata in data 11 novembre 2022