FERMIAMO LA DITTATURA GENOCIDA BIRMANA


FERMIAMO LA DITTATURA GENOCIDA BIRMANA
Il problema
ITALIA-BIRMANIA. INSIEME e COMUNITA' BIRMANA IN ITALIA
A due anni dal fallito colpo di stato militare in Birmania/Myanmar, la giunta militare genocida ha gettato il popolo birmano in un abisso di morte, terrore, stupri, violenze e atrocità, che vanno fermate.
Il Segretario Generale ONU António Guterres ha dichiarato al vertice UE-ASEAN del 14 dicembre scorso: “La comunità internazionale nel suo insieme ha fallito. E l'ONU fa parte della comunità internazionale. È drammatico vedere la sofferenza del popolo birmano”.
L’Italia, la UE e la comunità internazionale non possono continuare a chiudere gli occhi di fronte all’orrore delle azioni criminali e genocide della giunta birmana, che oltre alle mattanze nei villaggi, gli incendi, la distruzione di oltre 40.000 abitazioni, il lavoro forzato persino nelle fabbriche, l’arresto, la tortura, gli stupri di migliaia di vittime innocenti - molte anche minorenni - ha giustiziato quattro dissidenti (altri 171 sono in attesa di essere giustiziati), ucciso oltre 2.700 civili inermi, condannato a 33 anni di carcere e al lavoro forzato il Presidente della Repubblica Win Myint e la Consigliera di Stato Aung San Suu Kyi e a decine di anni di carcere altri 13.800 dissidenti. Sono oltre 2 milioni i rifugiati interni che vivono nascosti in condizioni drammatiche. È tempo d'impegnarsi seriamente per evitare che nel mondo dittature come quella birmana, iraniana, russa, siriana, cinese, afghana crescano e si rafforzino.
L’Italia e la UE devono andare oltre le dichiarazioni e le misure restrittive parziali. Chiediamo con urgenza che l’Italia e la UE:
· Riconoscano il Governo di Unità Nazionale e il Consiglio Unitario Nazionale Consultivo e si impegnino perché siano riconosciuti anche dalle Nazioni Unite.
· Seguendo l’esempio della legge approvata dal Presidente degli Usa Joe Biden a Natale - che prevede il sostegno finanziario e tecnico alle organizzazioni che lottano per la democrazia, garantendo il supporto tecnico e non distruttivo esteso anche al Governo di Unità Nazionale, alle Forze Popolari di Difesa e alle forze armate etniche (EAO) - L’Italia e la UE devono sostenere in modo robusto, politicamente e finanziariamente, l’opposizione democratica birmana, che dalla clandestinità deve poter continuare a lavorare per vincere questa sfida impari, per sconfiggere la giunta e tornare sulla strada della democrazia.
· Rifiutino la decisione della giunta di indire elezioni farsa, funzionali solo a consolidare il suo potere.
· Lavorino per deferire alla Corte Penale Internazionale e alla Corte Internazionale di Giustizia i militari birmani, responsabili di genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità, tanto più che il Governo di Unità Nazionale birmano, rappresentato dalle forze democratiche di tutto il Paese, ha riconosciuto la giurisdizione della Corte Penale Internazionale.
· Formino una coalizione con gli altri governi democratici perché insieme all’ASEAN e all’ONU si approvi un piano di azione urgente e un embargo sulle armi, sulle terre rare prodotte in Birmania e sul carburante usato per gli attacchi militari nei confronti di migliaia di villaggi;
Trasformiamo l’anniversario della fallita dittatura birmana, nel rilancio della azione internazionale per riaffermare il primato e i valori della democrazia e dei diritti umani.

Il problema
ITALIA-BIRMANIA. INSIEME e COMUNITA' BIRMANA IN ITALIA
A due anni dal fallito colpo di stato militare in Birmania/Myanmar, la giunta militare genocida ha gettato il popolo birmano in un abisso di morte, terrore, stupri, violenze e atrocità, che vanno fermate.
Il Segretario Generale ONU António Guterres ha dichiarato al vertice UE-ASEAN del 14 dicembre scorso: “La comunità internazionale nel suo insieme ha fallito. E l'ONU fa parte della comunità internazionale. È drammatico vedere la sofferenza del popolo birmano”.
L’Italia, la UE e la comunità internazionale non possono continuare a chiudere gli occhi di fronte all’orrore delle azioni criminali e genocide della giunta birmana, che oltre alle mattanze nei villaggi, gli incendi, la distruzione di oltre 40.000 abitazioni, il lavoro forzato persino nelle fabbriche, l’arresto, la tortura, gli stupri di migliaia di vittime innocenti - molte anche minorenni - ha giustiziato quattro dissidenti (altri 171 sono in attesa di essere giustiziati), ucciso oltre 2.700 civili inermi, condannato a 33 anni di carcere e al lavoro forzato il Presidente della Repubblica Win Myint e la Consigliera di Stato Aung San Suu Kyi e a decine di anni di carcere altri 13.800 dissidenti. Sono oltre 2 milioni i rifugiati interni che vivono nascosti in condizioni drammatiche. È tempo d'impegnarsi seriamente per evitare che nel mondo dittature come quella birmana, iraniana, russa, siriana, cinese, afghana crescano e si rafforzino.
L’Italia e la UE devono andare oltre le dichiarazioni e le misure restrittive parziali. Chiediamo con urgenza che l’Italia e la UE:
· Riconoscano il Governo di Unità Nazionale e il Consiglio Unitario Nazionale Consultivo e si impegnino perché siano riconosciuti anche dalle Nazioni Unite.
· Seguendo l’esempio della legge approvata dal Presidente degli Usa Joe Biden a Natale - che prevede il sostegno finanziario e tecnico alle organizzazioni che lottano per la democrazia, garantendo il supporto tecnico e non distruttivo esteso anche al Governo di Unità Nazionale, alle Forze Popolari di Difesa e alle forze armate etniche (EAO) - L’Italia e la UE devono sostenere in modo robusto, politicamente e finanziariamente, l’opposizione democratica birmana, che dalla clandestinità deve poter continuare a lavorare per vincere questa sfida impari, per sconfiggere la giunta e tornare sulla strada della democrazia.
· Rifiutino la decisione della giunta di indire elezioni farsa, funzionali solo a consolidare il suo potere.
· Lavorino per deferire alla Corte Penale Internazionale e alla Corte Internazionale di Giustizia i militari birmani, responsabili di genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità, tanto più che il Governo di Unità Nazionale birmano, rappresentato dalle forze democratiche di tutto il Paese, ha riconosciuto la giurisdizione della Corte Penale Internazionale.
· Formino una coalizione con gli altri governi democratici perché insieme all’ASEAN e all’ONU si approvi un piano di azione urgente e un embargo sulle armi, sulle terre rare prodotte in Birmania e sul carburante usato per gli attacchi militari nei confronti di migliaia di villaggi;
Trasformiamo l’anniversario della fallita dittatura birmana, nel rilancio della azione internazionale per riaffermare il primato e i valori della democrazia e dei diritti umani.

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Petizione creata in data 16 gennaio 2023