Fermare “New Gaza”, difendere il diritto internazionale e la dignità del popolo palestines

Firmatari recenti
Annamaria Marzari e altri 13 hanno firmato di recente.

Il problema

Ai membri del Board of Peace, alle istituzioni internazionali, ai governi democratici e all’opinione pubblica mondiale

La Striscia di Gaza è una porzione minuscola di quello che per millenni è stato il territorio storico della Palestina. Dopo decenni di occupazione militare, assedio e distruzione sistematica delle infrastrutture civili, emergono oggi proposte come il progetto denominato “New Gaza”, che prevede una trasformazione urbana, turistica ed economica imposta su un territorio devastato e su una popolazione privata dei diritti fondamentali.

Questo progetto non rappresenta una ricostruzione.
Rappresenta una sostituzione.

Non nasce per il popolo palestinese, ma al posto del popolo palestinese.

Israele dispone di chilometri di coste internazionalmente riconosciute come proprie. La scelta di progettare un simile intervento proprio a Gaza solleva gravi interrogativi circa l’intento di consolidare un controllo territoriale permanente e di appropriarsi di risorse strategiche, incluso il grande giacimento di gas scoperto al largo delle coste di Gaza.

Siamo di fronte a un duplice sopruso:

·       la distruzione fisica, sociale ed economica di una popolazione,

·       seguita dalla sua cancellazione territoriale e dalla sottrazione delle risorse.

La popolazione palestinese di Gaza e della Cisgiordania è sottoposta da anni a condizioni incompatibili con qualsiasi definizione di vita dignitosa: punizioni collettive, sfollamenti forzati, detenzioni arbitrarie, torture documentate, uso della fame come strumento di guerra, distruzione sistematica di case, scuole, ospedali, campi agricoli e infrastrutture idriche.

Tutto ciò costituisce una grave violazione:

·       del diritto internazionale umanitario,

·       del diritto all’autodeterminazione dei popoli,

·       delle Convenzioni di Ginevra,

·       delle numerose risoluzioni delle Nazioni Unite rimaste inapplicate.

È inoltre estremamente preoccupante che ogni forma di resistenza o autodifesa di una popolazione occupata venga sistematicamente qualificata come “terrorismo”, mentre l’occupazione, la colonizzazione e la violenza strutturale vengono normalizzate o giustificate. In diversi Paesi, anche il semplice sostegno ai diritti del popolo palestinese è oggetto di criminalizzazione, in aperta contraddizione con i principi democratici fondamentali.

Noi firmatari chiediamo con urgenza:

1.     Il rigetto immediato del progetto “New Gaza”

2.     La cessazione dell’occupazione militare di Gaza e della Cisgiordania

3.     La restituzione delle terre, delle risorse naturali e dei mezzi di sussistenza al popolo palestinese

4.     La fine dell’assedio e di ogni forma di punizione collettiva

5.     Il pieno riconoscimento della dignità, della sovranità e del diritto alla pace del popolo palestinese

La pace non si costruisce sulla cancellazione di un popolo.
Non esiste ricostruzione senza giustizia.
Non esiste sicurezza senza diritti.

Esortiamo il Board of Peace e tutte le istituzioni responsabili ad agire subito, prima che l'eliminazione irreversibile di un popolo diventi un precedente per il mondo intero.

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Silvia KuchlerPromotore della petizione

486

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Ai membri del Board of Peace, alle istituzioni internazionali, ai governi democratici e all’opinione pubblica mondiale

La Striscia di Gaza è una porzione minuscola di quello che per millenni è stato il territorio storico della Palestina. Dopo decenni di occupazione militare, assedio e distruzione sistematica delle infrastrutture civili, emergono oggi proposte come il progetto denominato “New Gaza”, che prevede una trasformazione urbana, turistica ed economica imposta su un territorio devastato e su una popolazione privata dei diritti fondamentali.

Questo progetto non rappresenta una ricostruzione.
Rappresenta una sostituzione.

Non nasce per il popolo palestinese, ma al posto del popolo palestinese.

Israele dispone di chilometri di coste internazionalmente riconosciute come proprie. La scelta di progettare un simile intervento proprio a Gaza solleva gravi interrogativi circa l’intento di consolidare un controllo territoriale permanente e di appropriarsi di risorse strategiche, incluso il grande giacimento di gas scoperto al largo delle coste di Gaza.

Siamo di fronte a un duplice sopruso:

·       la distruzione fisica, sociale ed economica di una popolazione,

·       seguita dalla sua cancellazione territoriale e dalla sottrazione delle risorse.

La popolazione palestinese di Gaza e della Cisgiordania è sottoposta da anni a condizioni incompatibili con qualsiasi definizione di vita dignitosa: punizioni collettive, sfollamenti forzati, detenzioni arbitrarie, torture documentate, uso della fame come strumento di guerra, distruzione sistematica di case, scuole, ospedali, campi agricoli e infrastrutture idriche.

Tutto ciò costituisce una grave violazione:

·       del diritto internazionale umanitario,

·       del diritto all’autodeterminazione dei popoli,

·       delle Convenzioni di Ginevra,

·       delle numerose risoluzioni delle Nazioni Unite rimaste inapplicate.

È inoltre estremamente preoccupante che ogni forma di resistenza o autodifesa di una popolazione occupata venga sistematicamente qualificata come “terrorismo”, mentre l’occupazione, la colonizzazione e la violenza strutturale vengono normalizzate o giustificate. In diversi Paesi, anche il semplice sostegno ai diritti del popolo palestinese è oggetto di criminalizzazione, in aperta contraddizione con i principi democratici fondamentali.

Noi firmatari chiediamo con urgenza:

1.     Il rigetto immediato del progetto “New Gaza”

2.     La cessazione dell’occupazione militare di Gaza e della Cisgiordania

3.     La restituzione delle terre, delle risorse naturali e dei mezzi di sussistenza al popolo palestinese

4.     La fine dell’assedio e di ogni forma di punizione collettiva

5.     Il pieno riconoscimento della dignità, della sovranità e del diritto alla pace del popolo palestinese

La pace non si costruisce sulla cancellazione di un popolo.
Non esiste ricostruzione senza giustizia.
Non esiste sicurezza senza diritti.

Esortiamo il Board of Peace e tutte le istituzioni responsabili ad agire subito, prima che l'eliminazione irreversibile di un popolo diventi un precedente per il mondo intero.

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