Fateli studiare! Concedete il corridoio umanitario allə studentə palestinesi

Il problema

ITA VERS:

“Oggi compiamo un passo in più, offrendo ai giovani palestinesi la possibilità di studiare in Italia. Significa offrire un’opportunità di crescita che non è solo individuale, ma collettiva. Perché l’educazione costruisce ponti, apre strade, semina futuro. È da qui che si comincia davvero a costruire la pace”. 

Con queste parole nel maggio 2025 la Ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini orgogliosamente dichiarava la messa a bando di 97 borse di studio, dell'importo di circa 12.000 euro annui ciascuna, messe a disposizione da 35 università italiane per studentesse e studenti palestinesi residenti nei Territori Palestinesi, interessati a frequentare un intero ciclo di studi universitari in Italia.

Il bando, chiamato IUPALS (Italian Universities for Palestinian Students) e promosso dal CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università italiane), era già stato oggetto di critica in quanto imponeva a ragazze e ragazzi palestinesi come prerequisito di prender parte a corsi di lingua italiana a Gerusalemme e Ramallah, condizione del tutto impossibile nel corso della pulizia etnica del popolo palestinese (https://ilmanifesto.it/borse-di-studio-per-palestinesi-un-bando-farsa

Anche altri atenei hanno indipendentemente previsto delle borse di studio per studenti palestinesi, come l’Università di Siena. Ma anche in questo caso il percorso si è trasformato in un calvario burocratico e politico: dall’ottobre 2023 nessun beneficiario è riuscito a ottenere il visto per lasciare Gaza, nonostante tutte le garanzie economiche offerte dall’Ateneo e il supporto legale. Le richieste di appuntamento ai consolati sono rimaste senza risposta o bloccate dall’obbligo di rilevamento dei dati biometrici, impossibile per chi è intrappolato sotto assedio.

L’organizzazione Yalla Study, insieme al movimento Docenti per Gaza, ha promosso un massiccio mail bombing per sollecitare le autorità italiane e israeliane a sbloccare le pratiche. Tuttavia, da oltre un anno, ogni tentativo si è infranto contro un muro di dinieghi e silenzi, lasciando decine di studenti senza possibilità di uscire da Gaza e far valere un diritto riconosciuto dalla legge italiana.

In questi giorni, un’altra voce da Gaza ci ha scritto e richiesto aiuto: si tratta di Walaa, studentessa palestinese che ci ha scritto questa lettera:

“Mi chiamo Walaa Anwar Jendeya e vengo da Gaza, Palestina. Ho conseguito una laurea in Lingua Inglese e Traduzione presso l’Università Al-Azhar di Gaza, dove mi sono laureata con un ottimo voto finale.

Proseguire gli studi è sempre stato il mio sogno. Tuttavia, vivere sotto assedio a Gaza ha reso questo sogno incredibilmente difficile da realizzare.

All’inizio di aprile, ho fatto domanda per un programma di Master in Intelligenza Artificiale presso l’Università della Tuscia, in Italia. Il 15 aprile ho avuto l’onore di sostenere un colloquio e poco dopo ho ricevuto una lettera ufficiale di accettazione dal professor Alessandro Fusi. Quel momento è sembrato l’inizio di un nuovo capitolo della mia vita.

Purtroppo, mi sono presto trovata di fronte a un grande ostacolo: la piattaforma Universitaly, necessaria per l’immatricolazione e la domanda di visto, non prevedeva la Palestina come nazionalità idonea. Per mesi ho esplorato ogni possibile via e cercato di sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso i social media. Dopo mesi di insistenza, il problema è stato finalmente risolto e, ad oggi, credo che i palestinesi possano registrarsi sulla piattaforma. È un traguardo agrodolce, arrivato troppo tardi per me.

Nonostante ciò, ho continuato a lottare per il mio sogno. Ho inviato innumerevoli e-mail e fatto molte telefonate al Consolato Italiano di Gerusalemme, implorando un visto per motivi di studio. Purtroppo, la loro risposta è stata: “⁠A causa dell’attuale situazione, siamo spiacenti di informarla che al momento non possiamo rilasciare visti per i richiedenti provenienti da Gaza.”

Ho contattato anche VFS Global, che ha risposto: “⁠Gentile Signore/Signora, Ci scusiamo, ma non possiamo aiutarla in merito alla richiesta sottostante.”

Altre istituzioni e organizzazioni hanno espresso rammarico o non hanno fornito alcuna risposta.

Come parte della mia preparazione, mi ero iscritta a un corso di lingua italiana offerto da IUPALS, che sarebbe stato fondamentale per la mia integrazione e i miei studi in Italia. Tuttavia, non ho mai ricevuto una risposta. Successivamente, ho saputo da un professore libanese che condivide spesso opportunità di borse di studio che il corso era già iniziato e che alcuni studenti erano stati selezionati. Purtroppo, mi è stato comunicato che non era possibile includere studenti di Gaza perché il 70% del corso si svolgeva in presenza in Cisgiordania e solo il 30% era online — una modalità impossibile da seguire per studenti come me. Quando ho ricevuto una risposta, era troppo tardi, e credo che il corso sia stato chiuso.

Nonostante tutti questi ostacoli, rimango determinata. Mi rifiuto di lasciare che le circostanze soffochino il sogno che porto nel cuore da anni. Desidero ancora arrivare in Italia per intraprendere il percorso di studi per il quale sono stata ammessa, per crescere, imparare e contribuire a ricostruire una vita con uno scopo, lontano dalla distruzione e dalla paura.

Chiedo soltanto una possibilità. Una possibilità di riprendermi il mio futuro, di contribuire al mondo con le competenze che so di poter sviluppare — se solo mi verrà data l’opportunità.”

Abbiamo deciso pertanto di costituire un comitato informale per diffondere la storia di Walaa e di di tutte le ragazze e ragazzi palestinesi chiusi nel labirinto burocratico dove l’operazione di pulizia etnica israeliana ed occidentale gi ha imposto di vivere.

Chiediamo pertanto:

·      Alla comunità italiana solidale con la causa palestinese di sottoscrivere questa petizione e di diffonderla il più possibile, affinché la voce di Walaa e di tutte le persone in questa condizione non rimanga inascoltata;

·      Alle Università italiane, al CRUI e al Ministero dell’Università e della Ricerca di attivarsi concretamente per creare un corridoio umanitario che permetta agli studenti e alle studentesse assegnatarie delle borse di studio di raggiungere l’Italia in sicurezza;

·      Al Ministero degli Esteri e al Governo di intervenire con urgenza per garantire il diritto di queste persone ad arrivare nel nostro Paese e a intraprendere il percorso di studio per cui hanno lottato, alla luce del genocidio in corso e delle responsabilità internazionali che ne derivano.

ENG VERS:

“Today we are taking a further step, offering young Palestinians the opportunity to study in Italy. This means offering a chance for growth that is not only individual but collective. Because education builds bridges, opens paths, and sows the seeds of the future. This is where the real construction of peace begins.”

With these words, in May 2025, the Italian Minister of University and Research, Anna Maria Bernini, proudly announced the call for applications for 97 scholarships, each worth approximately €12,000 per year, made available by 35 Italian universities for Palestinian students residing in the Palestinian Territories who wished to complete an entire university course in Italy.

The program, called IUPALS (Italian Universities for Palestinian Students) and promoted by CRUI (Conference of Rectors of Italian Universities), had already been criticized because it required Palestinian applicants, as a prerequisite, to attend Italian language courses in Jerusalem and Ramallah—a condition completely impossible to fulfill during the ethnic cleansing of the Palestinian people (https://ilmanifesto.it/borse-di-studio-per-palestinesi-un-bando-farsa

Other universities also independently set up scholarships for Palestinian students, such as the University of Siena. But even in this case, the process turned into a bureaucratic and political ordeal: since October 2023, no beneficiary has managed to obtain a visa to leave Gaza, despite all the financial guarantees offered by the university and legal support. Appointment requests at the consulates remained unanswered or were blocked by the obligation to collect biometric data—an impossibility for those trapped under siege.

The organization Yalla Study, together with the movement Teachers for Gaza, launched a massive email campaign to urge the Italian and Israeli authorities to unlock the procedures. However, for over a year, every attempt has run up against a wall of refusals and silence, leaving dozens of students unable to leave Gaza and claim a right recognized by Italian law.
In recent days, another voice from Gaza has written to us, asking for help: Walaa, a Palestinian student who sent us this letter:

“My name is Walaa Anwar Jendeya, and I am from Gaza, Palestine. I hold a Bachelor's degree in English Language and Translation from Al-Azhar University – Gaza, where I graduated with a Very Good grade. Pursuing higher education has always been my dream. Yet, living under siege in Gaza has made this dream incredibly hard to reach.

In early April, I applied for a Master’s program in Artificial Intelligence at Tuscia University in Italy. On April 15, I was honored to be interviewed, and shortly afterward, I received an official acceptance letter from Professor Alessandro Fusi. That moment felt like the beginning of a new chapter in my life. However, I soon encountered a major obstacle: the Universitaly platform, required for university enrollment and visa application, did not list Palestine as an eligible nationality. For months , I explored every possible route and raised awareness through social media. After months of persistence, the issue was finally resolved , and as of today, I believe Palestinians can now register on the platform. It is a bittersweet achievement that came too late for me. 

Still, I continued to fight for my dream. I sent countless emails and made many phone calls to the  Italian Consulate in Jerusalem, pleading for a student visa. Unfortunately, their response was:         ⁠"Due to the current situation, we regret to inform you that we are unable to issue visas for applicants from Gaza at this time."

I also contacted VFS Global, who replied: "Dear Sir/Madame, We apologize but we cannot assist you with the below." Other institutions and organizations either expressed regret or offered no response at all.

As part of my preparation, I registered for an Italian language course offered by IUPALS, which was crucial for my integration and studies in Italy. However, I never received a reply. Later, I learned from a Lebanese professor who frequently shares scholarship opportunities that the course had already started, and a number of students had been selected. Unfortunately, I was told that  students from Gaza could not be accommodated because 70% of the course was in-person in the West Bank, while only 30% was online — a setup impossible for students like me to access. By the time I received any response, it was too late, and I believe the course has since been closed.

Despite all these barriers, I remain determined. I refuse to let circumstances silence the dream I have carried in my heart for years. I still long to reach Italy to pursue the education I was accepted for, to grow, to learn, and to help rebuild a life with purpose, far from destruction and fear.

All I ask for is a chance.A chance to reclaim my future, to contribute to the world with the skills I know I can develop — if only I’m given the opportunity.We have therefore decided to establish an informal committee to share the story of Walaa and all the young Palestinians trapped in the bureaucratic labyrinth where the Israeli and Western ethnic cleansing operation has forced them to live.”

We therefore call upon:

·      The Italian community in solidarity with the Palestinian cause to sign this petition and spread it as widely as possible, so that the voices of Walaa and all those in the same situation are not left unheard;

·      Italian universities, CRUI, and the Ministry of University and Research to take concrete action to create a humanitarian corridor allowing scholarship holders to reach Italy safely;

·      The Ministry of Foreign Affairs and the Government to intervene urgently to guarantee the right of these individuals to come to our country and undertake the studies they have fought for, in light of the ongoing genocide and the international responsibilities that follow from it.

 

avatar of the starter
Dario MorgantePromotore della petizione

23.043

Il problema

ITA VERS:

“Oggi compiamo un passo in più, offrendo ai giovani palestinesi la possibilità di studiare in Italia. Significa offrire un’opportunità di crescita che non è solo individuale, ma collettiva. Perché l’educazione costruisce ponti, apre strade, semina futuro. È da qui che si comincia davvero a costruire la pace”. 

Con queste parole nel maggio 2025 la Ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini orgogliosamente dichiarava la messa a bando di 97 borse di studio, dell'importo di circa 12.000 euro annui ciascuna, messe a disposizione da 35 università italiane per studentesse e studenti palestinesi residenti nei Territori Palestinesi, interessati a frequentare un intero ciclo di studi universitari in Italia.

Il bando, chiamato IUPALS (Italian Universities for Palestinian Students) e promosso dal CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università italiane), era già stato oggetto di critica in quanto imponeva a ragazze e ragazzi palestinesi come prerequisito di prender parte a corsi di lingua italiana a Gerusalemme e Ramallah, condizione del tutto impossibile nel corso della pulizia etnica del popolo palestinese (https://ilmanifesto.it/borse-di-studio-per-palestinesi-un-bando-farsa

Anche altri atenei hanno indipendentemente previsto delle borse di studio per studenti palestinesi, come l’Università di Siena. Ma anche in questo caso il percorso si è trasformato in un calvario burocratico e politico: dall’ottobre 2023 nessun beneficiario è riuscito a ottenere il visto per lasciare Gaza, nonostante tutte le garanzie economiche offerte dall’Ateneo e il supporto legale. Le richieste di appuntamento ai consolati sono rimaste senza risposta o bloccate dall’obbligo di rilevamento dei dati biometrici, impossibile per chi è intrappolato sotto assedio.

L’organizzazione Yalla Study, insieme al movimento Docenti per Gaza, ha promosso un massiccio mail bombing per sollecitare le autorità italiane e israeliane a sbloccare le pratiche. Tuttavia, da oltre un anno, ogni tentativo si è infranto contro un muro di dinieghi e silenzi, lasciando decine di studenti senza possibilità di uscire da Gaza e far valere un diritto riconosciuto dalla legge italiana.

In questi giorni, un’altra voce da Gaza ci ha scritto e richiesto aiuto: si tratta di Walaa, studentessa palestinese che ci ha scritto questa lettera:

“Mi chiamo Walaa Anwar Jendeya e vengo da Gaza, Palestina. Ho conseguito una laurea in Lingua Inglese e Traduzione presso l’Università Al-Azhar di Gaza, dove mi sono laureata con un ottimo voto finale.

Proseguire gli studi è sempre stato il mio sogno. Tuttavia, vivere sotto assedio a Gaza ha reso questo sogno incredibilmente difficile da realizzare.

All’inizio di aprile, ho fatto domanda per un programma di Master in Intelligenza Artificiale presso l’Università della Tuscia, in Italia. Il 15 aprile ho avuto l’onore di sostenere un colloquio e poco dopo ho ricevuto una lettera ufficiale di accettazione dal professor Alessandro Fusi. Quel momento è sembrato l’inizio di un nuovo capitolo della mia vita.

Purtroppo, mi sono presto trovata di fronte a un grande ostacolo: la piattaforma Universitaly, necessaria per l’immatricolazione e la domanda di visto, non prevedeva la Palestina come nazionalità idonea. Per mesi ho esplorato ogni possibile via e cercato di sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso i social media. Dopo mesi di insistenza, il problema è stato finalmente risolto e, ad oggi, credo che i palestinesi possano registrarsi sulla piattaforma. È un traguardo agrodolce, arrivato troppo tardi per me.

Nonostante ciò, ho continuato a lottare per il mio sogno. Ho inviato innumerevoli e-mail e fatto molte telefonate al Consolato Italiano di Gerusalemme, implorando un visto per motivi di studio. Purtroppo, la loro risposta è stata: “⁠A causa dell’attuale situazione, siamo spiacenti di informarla che al momento non possiamo rilasciare visti per i richiedenti provenienti da Gaza.”

Ho contattato anche VFS Global, che ha risposto: “⁠Gentile Signore/Signora, Ci scusiamo, ma non possiamo aiutarla in merito alla richiesta sottostante.”

Altre istituzioni e organizzazioni hanno espresso rammarico o non hanno fornito alcuna risposta.

Come parte della mia preparazione, mi ero iscritta a un corso di lingua italiana offerto da IUPALS, che sarebbe stato fondamentale per la mia integrazione e i miei studi in Italia. Tuttavia, non ho mai ricevuto una risposta. Successivamente, ho saputo da un professore libanese che condivide spesso opportunità di borse di studio che il corso era già iniziato e che alcuni studenti erano stati selezionati. Purtroppo, mi è stato comunicato che non era possibile includere studenti di Gaza perché il 70% del corso si svolgeva in presenza in Cisgiordania e solo il 30% era online — una modalità impossibile da seguire per studenti come me. Quando ho ricevuto una risposta, era troppo tardi, e credo che il corso sia stato chiuso.

Nonostante tutti questi ostacoli, rimango determinata. Mi rifiuto di lasciare che le circostanze soffochino il sogno che porto nel cuore da anni. Desidero ancora arrivare in Italia per intraprendere il percorso di studi per il quale sono stata ammessa, per crescere, imparare e contribuire a ricostruire una vita con uno scopo, lontano dalla distruzione e dalla paura.

Chiedo soltanto una possibilità. Una possibilità di riprendermi il mio futuro, di contribuire al mondo con le competenze che so di poter sviluppare — se solo mi verrà data l’opportunità.”

Abbiamo deciso pertanto di costituire un comitato informale per diffondere la storia di Walaa e di di tutte le ragazze e ragazzi palestinesi chiusi nel labirinto burocratico dove l’operazione di pulizia etnica israeliana ed occidentale gi ha imposto di vivere.

Chiediamo pertanto:

·      Alla comunità italiana solidale con la causa palestinese di sottoscrivere questa petizione e di diffonderla il più possibile, affinché la voce di Walaa e di tutte le persone in questa condizione non rimanga inascoltata;

·      Alle Università italiane, al CRUI e al Ministero dell’Università e della Ricerca di attivarsi concretamente per creare un corridoio umanitario che permetta agli studenti e alle studentesse assegnatarie delle borse di studio di raggiungere l’Italia in sicurezza;

·      Al Ministero degli Esteri e al Governo di intervenire con urgenza per garantire il diritto di queste persone ad arrivare nel nostro Paese e a intraprendere il percorso di studio per cui hanno lottato, alla luce del genocidio in corso e delle responsabilità internazionali che ne derivano.

ENG VERS:

“Today we are taking a further step, offering young Palestinians the opportunity to study in Italy. This means offering a chance for growth that is not only individual but collective. Because education builds bridges, opens paths, and sows the seeds of the future. This is where the real construction of peace begins.”

With these words, in May 2025, the Italian Minister of University and Research, Anna Maria Bernini, proudly announced the call for applications for 97 scholarships, each worth approximately €12,000 per year, made available by 35 Italian universities for Palestinian students residing in the Palestinian Territories who wished to complete an entire university course in Italy.

The program, called IUPALS (Italian Universities for Palestinian Students) and promoted by CRUI (Conference of Rectors of Italian Universities), had already been criticized because it required Palestinian applicants, as a prerequisite, to attend Italian language courses in Jerusalem and Ramallah—a condition completely impossible to fulfill during the ethnic cleansing of the Palestinian people (https://ilmanifesto.it/borse-di-studio-per-palestinesi-un-bando-farsa

Other universities also independently set up scholarships for Palestinian students, such as the University of Siena. But even in this case, the process turned into a bureaucratic and political ordeal: since October 2023, no beneficiary has managed to obtain a visa to leave Gaza, despite all the financial guarantees offered by the university and legal support. Appointment requests at the consulates remained unanswered or were blocked by the obligation to collect biometric data—an impossibility for those trapped under siege.

The organization Yalla Study, together with the movement Teachers for Gaza, launched a massive email campaign to urge the Italian and Israeli authorities to unlock the procedures. However, for over a year, every attempt has run up against a wall of refusals and silence, leaving dozens of students unable to leave Gaza and claim a right recognized by Italian law.
In recent days, another voice from Gaza has written to us, asking for help: Walaa, a Palestinian student who sent us this letter:

“My name is Walaa Anwar Jendeya, and I am from Gaza, Palestine. I hold a Bachelor's degree in English Language and Translation from Al-Azhar University – Gaza, where I graduated with a Very Good grade. Pursuing higher education has always been my dream. Yet, living under siege in Gaza has made this dream incredibly hard to reach.

In early April, I applied for a Master’s program in Artificial Intelligence at Tuscia University in Italy. On April 15, I was honored to be interviewed, and shortly afterward, I received an official acceptance letter from Professor Alessandro Fusi. That moment felt like the beginning of a new chapter in my life. However, I soon encountered a major obstacle: the Universitaly platform, required for university enrollment and visa application, did not list Palestine as an eligible nationality. For months , I explored every possible route and raised awareness through social media. After months of persistence, the issue was finally resolved , and as of today, I believe Palestinians can now register on the platform. It is a bittersweet achievement that came too late for me. 

Still, I continued to fight for my dream. I sent countless emails and made many phone calls to the  Italian Consulate in Jerusalem, pleading for a student visa. Unfortunately, their response was:         ⁠"Due to the current situation, we regret to inform you that we are unable to issue visas for applicants from Gaza at this time."

I also contacted VFS Global, who replied: "Dear Sir/Madame, We apologize but we cannot assist you with the below." Other institutions and organizations either expressed regret or offered no response at all.

As part of my preparation, I registered for an Italian language course offered by IUPALS, which was crucial for my integration and studies in Italy. However, I never received a reply. Later, I learned from a Lebanese professor who frequently shares scholarship opportunities that the course had already started, and a number of students had been selected. Unfortunately, I was told that  students from Gaza could not be accommodated because 70% of the course was in-person in the West Bank, while only 30% was online — a setup impossible for students like me to access. By the time I received any response, it was too late, and I believe the course has since been closed.

Despite all these barriers, I remain determined. I refuse to let circumstances silence the dream I have carried in my heart for years. I still long to reach Italy to pursue the education I was accepted for, to grow, to learn, and to help rebuild a life with purpose, far from destruction and fear.

All I ask for is a chance.A chance to reclaim my future, to contribute to the world with the skills I know I can develop — if only I’m given the opportunity.We have therefore decided to establish an informal committee to share the story of Walaa and all the young Palestinians trapped in the bureaucratic labyrinth where the Israeli and Western ethnic cleansing operation has forced them to live.”

We therefore call upon:

·      The Italian community in solidarity with the Palestinian cause to sign this petition and spread it as widely as possible, so that the voices of Walaa and all those in the same situation are not left unheard;

·      Italian universities, CRUI, and the Ministry of University and Research to take concrete action to create a humanitarian corridor allowing scholarship holders to reach Italy safely;

·      The Ministry of Foreign Affairs and the Government to intervene urgently to guarantee the right of these individuals to come to our country and undertake the studies they have fought for, in light of the ongoing genocide and the international responsibilities that follow from it.

 

avatar of the starter
Dario MorgantePromotore della petizione

Voci dei sostenitori

Aggiornamenti sulla petizione