Facciamo di più contro la sclerosi multipla


Facciamo di più contro la sclerosi multipla
Il problema
Quando nel 2021 ricevetti per la prima volta la diagnosi di sclerosi multipla, la neurologa mi rassicurò: non dovevo pensarmi condannata alla sedia a rotelle, perché ormai esistevano terapie in grado di arrestare la progressione della malattia; mi parlò di una qualità della vita “quasi normale”. Quando riferii tale affermazione al mio medico di famiglia, lui fu ancor più ottimista: “tolga pure il ‘quasi’, signora!”
Purtroppo, non è andata così: la malattia, diagnosticata in ritardo, è presto evoluta nella forma progressiva. Malgrado la terapia farmacologica e la fisioterapia tre volte a settimana (a pagamento), mi ritrovo a trascorrere gran parte della mia vita nel letto, passando talvolta sulla sedia a rotelle con l’aiuto di due persone.
Vi lascio poi immaginare le condizioni psicologiche di una persona che già prima soffriva di grave disturbo bipolare dell’umore, a cui il destino ha riservato quest’altra “mazzata”. Per non parlare dei dolori; ormai ho rinunciato a capire in che misura sono dovuti alla sclerosi, all’artrosi, alla sciatalgia o alla permanenza a letto. E mi fa ancor più soffrire il vedere come anche mio marito si sta rovinando la vita per assistermi, per farmi da caregiver; come anche il pensare che probabilmente non rivedrò più mia madre, in quanto io non sono in condizioni di recarmi in Sardegna e lei, per ragioni d’età, non ce la fa a venire "in Continente".
Non riesco più a vivere così, ma non voglio pensare che il suicidio assistito sia l’unica soluzione!
Con questa testimonianza, voglio incitare la comunità scientifica e tutta la società a fare ogni sforzo possibile per trovare davvero una cura, e porre termine alla sofferenza mia e di tutti i malati di sclerosi multipla. Mi rendo conto che è difficile, ma è necessario fare ed investire di più! Penso sia necessario un grande sforzo collettivo, ed invito tutti ad associarsi a questo appello.
Grazie mille per l’attenzione
Giovanna Antonella Secchi

Il problema
Quando nel 2021 ricevetti per la prima volta la diagnosi di sclerosi multipla, la neurologa mi rassicurò: non dovevo pensarmi condannata alla sedia a rotelle, perché ormai esistevano terapie in grado di arrestare la progressione della malattia; mi parlò di una qualità della vita “quasi normale”. Quando riferii tale affermazione al mio medico di famiglia, lui fu ancor più ottimista: “tolga pure il ‘quasi’, signora!”
Purtroppo, non è andata così: la malattia, diagnosticata in ritardo, è presto evoluta nella forma progressiva. Malgrado la terapia farmacologica e la fisioterapia tre volte a settimana (a pagamento), mi ritrovo a trascorrere gran parte della mia vita nel letto, passando talvolta sulla sedia a rotelle con l’aiuto di due persone.
Vi lascio poi immaginare le condizioni psicologiche di una persona che già prima soffriva di grave disturbo bipolare dell’umore, a cui il destino ha riservato quest’altra “mazzata”. Per non parlare dei dolori; ormai ho rinunciato a capire in che misura sono dovuti alla sclerosi, all’artrosi, alla sciatalgia o alla permanenza a letto. E mi fa ancor più soffrire il vedere come anche mio marito si sta rovinando la vita per assistermi, per farmi da caregiver; come anche il pensare che probabilmente non rivedrò più mia madre, in quanto io non sono in condizioni di recarmi in Sardegna e lei, per ragioni d’età, non ce la fa a venire "in Continente".
Non riesco più a vivere così, ma non voglio pensare che il suicidio assistito sia l’unica soluzione!
Con questa testimonianza, voglio incitare la comunità scientifica e tutta la società a fare ogni sforzo possibile per trovare davvero una cura, e porre termine alla sofferenza mia e di tutti i malati di sclerosi multipla. Mi rendo conto che è difficile, ma è necessario fare ed investire di più! Penso sia necessario un grande sforzo collettivo, ed invito tutti ad associarsi a questo appello.
Grazie mille per l’attenzione
Giovanna Antonella Secchi

Vittoria
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Petizione creata in data 12 luglio 2025