Eravamo bloccati sottoterra con i motori accesi. Nessuno è venuto ad aiutarci.

Il problema

Il 15 marzo 2026, centinaia di persone sono rimaste intrappolate per ore nei parcheggi sotterranei di 8Gallery e Lingotto Fiere a Torino. I motori accesi, l'aria che si faceva pesante, nessun piano di emergenza attivato, nessun agente che gestisse il deflusso nel principale collo di bottiglia, una maledetta rotonda. Questo non è stato un disguido. È stato un fallimento della sicurezza pubblica, prevedibile, evitabile, e potenzialmente letale. Chiediamo che le istituzioni accertino le responsabilità e garantiscano che non accada mai più.

"Eravamo fermi da quasi due ore. I bambini in macchina che tossivano. Ho abbassato il finestrino ma l'aria era uguale. Ho chiamato il 112 e mi hanno detto di attendere. Nessuno è mai arrivato."

Un parcheggio sotterraneo non è una trappola. Ma il 15 marzo lo è diventato, perché cinque parcheggi condividono una sola via d'uscita, perché nessuno aveva attivato un piano per gestire due eventi in contemporanea, e perché gli agenti presenti hanno scelto di non intervenire. Queste non sono opinioni: sono fatti documentabili, con norme precise che li regolano e responsabilità precise che ne conseguono. Chiediamo un'indagine formale, non una scusa.

I fatti contestati

01
Un imbuto con cinque ingressi e un'uscita
Le vie di deflusso di cinque parcheggi sotterranei convergono in un unico punto. Con eventi simultanei che generano afflusso massimo, questo non è un inconveniente: è un difetto strutturale incompatibile con le norme di sicurezza dei luoghi aperti al pubblico. La sua esistenza è verificabile con un sopralluogo. La sua pericolosità era prevedibile il giorno in cui è stato firmato il programma degli eventi.
D.M. 1 febbraio 1986 — D.Lgs. 81/2008

02
Il CPI certifica la struttura, non le condizioni operative straordinarie
Il Certificato di Prevenzione Incendi attesta la conformità dell'impianto al momento del sopralluogo. Non garantisce automaticamente l'adeguatezza quando centinaia di veicoli rimangono accesi per ore in ambienti chiusi. Occorre verificare se i sistemi di ventilazione e smaltimento fumi siano stati dimensionati per scenari di afflusso massimo, e se le condizioni del 15 marzo rientrassero nei limiti di esercizio certificati.
D.P.R. 151/2011 — D.M. 3 agosto 2015 (Codice Prevenzione Incendi)
03
Monossido di carbonio: un rischio fisico, non una metafora
Centinaia di motori accesi in ambiente chiuso producono monossido di carbonio (CO). Non è un rischio teorico: il CO raggiunge concentrazioni pericolose in tempi brevi e causa mal di testa, nausea e stordimento già a 200 ppm, con effetti potenzialmente letali oltre i 400 ppm. Diverse persone presenti hanno riferito malesseri compatibili con esposizione acuta. La prevenzione di questa condizione è un obbligo di legge esplicito per i gestori di strutture chiuse adibite a uso pubblico.
D.Lgs. 81/2008 art. 64 — Valori limite CO: all. IV — D.M. 3 agosto 2015Il peggio è stato evitato dai cittadini, non dalle istituzioni
Se la situazione non ha prodotto conseguenze sanitarie gravi, il merito non è di chi avrebbe dovuto gestirla. È del buon senso di molti automobilisti che, rendendosi conto che la sosta si sarebbe protratta a lungo, hanno scelto spontaneamente di spegnere il motore. Una decisione individuale e collettiva al tempo stesso, presa senza che nessuna autorità la richiedesse o la coordinasse. È esattamente questo il punto: la sicurezza di centinaia di persone è stata affidata al caso e alla coscienza civica dei singoli. Non è accettabile che vada così.
04
La Polizia Municipale era presente. E non è intervenuta.
Gli agenti erano sul posto, fermi ai semafori a regolazione automatica e soltanto a bloccare ulteriori veicoli sulle vie di afflusso. Nessuno ha gestito attivamente il deflusso prioritario dai parcheggi sotterranei. La gestione manuale del traffico in condizioni di emergenza non è una scelta discrezionale: è un dovere d'ufficio.
C.d.S. art. 177 — R.D. 635/1940
05
Nessun piano di emergenza attivato
Organizzare eventi simultanei che generano afflusso straordinario di veicoli senza un piano coordinato di gestione del traffico emergenziale è una negligenza che può configurare responsabilità civile e penale. L'autorizzazione all'evento implica l'obbligo della pianificazione. Chi ha firmato le autorizzazioni dovrà rispondere di cosa era stato previsto e perché non ha funzionato.
T.U.L.P.S. art. 68 — D.Lgs. 81/2008 art. 18
Le soluzioni che esistevano e non sono state usate

Il punto più grave non è che l'emergenza fosse imprevedibile. È che esistevano almeno due misure operative immediate, attivabili senza costi e senza autorizzazioni straordinarie, che avrebbero ridotto drasticamente i tempi di esodo e l'esposizione al monossido di carbonio. Nessuna delle due è stata adottata.

Priorità di deflusso ai parcheggi sotterranei
In una situazione di congestione con parcheggi sia sotterranei che in superficie, la gerarchia del rischio è inequivocabile: gli ambienti chiusi vanno svuotati per primi, perché sono gli unici dove l'accumulo di CO rappresenta un pericolo per la vita. La procedura corretta prevede di bloccare temporaneamente il deflusso dai parcheggi all'aperto — dove il rischio da gas di scarico è trascurabile — e dare precedenza assoluta ai parcheggi ipogei fino al loro completo svuotamento. Non è una misura straordinaria: è la risposta elementare che qualsiasi piano emergenziale avrebbe dovuto prevedere, e che qualsiasi agente avrebbe potuto disporre autonomamente sul posto.
Non applicata
 
Inversione temporanea del senso di marcia su Via Mattè Trucco
Via Giacomo Mattè Trucco avrebbe potuto essere temporaneamente convertita a senso unico in direzione inversa, canalizzando il traffico in uscita direttamente verso il sottopasso del Lingotto — un'arteria a scorrimento rapido in grado di assorbire il volume veicolare generato dagli eventi. Questa manovra avrebbe creato una seconda via di fuga dal comprensorio, riducendo sensibilmente i tempi di deflusso e, di conseguenza, l'esposizione al monossido di carbonio nei parcheggi chiusi. Richiede la presenza di agenti ai due estremi della strada e la decisione di un funzionario. Né l'una né l'altra condizione sono mancate: è mancata la volontà di agire.
Non applicata
Cosa chiediamo

L'apertura di un'indagine prefettizia formale sull'accaduto, con verifica della conformità delle strutture alle normative di sicurezza e prevenzione incendi
La verifica da parte del Comando Vigili del Fuoco della validità e adeguatezza del CPI in condizioni di afflusso massimo, con specifico riferimento ai sistemi di ventilazione
Un audit indipendente sui piani di emergenza e gestione del traffico di 8Gallery e Lingotto Fiere, con obbligo di pubblicazione dei risultati entro 60 giorni
La sospensione delle autorizzazioni per nuovi eventi simultanei fino alla certificazione dell'adeguatezza dei sistemi di deflusso e ventilazione
Il risarcimento dei cittadini che hanno subito danni fisici, economici o psicologici documentabili

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Antonio AlettaPromotore della petizione

5

Il problema

Il 15 marzo 2026, centinaia di persone sono rimaste intrappolate per ore nei parcheggi sotterranei di 8Gallery e Lingotto Fiere a Torino. I motori accesi, l'aria che si faceva pesante, nessun piano di emergenza attivato, nessun agente che gestisse il deflusso nel principale collo di bottiglia, una maledetta rotonda. Questo non è stato un disguido. È stato un fallimento della sicurezza pubblica, prevedibile, evitabile, e potenzialmente letale. Chiediamo che le istituzioni accertino le responsabilità e garantiscano che non accada mai più.

"Eravamo fermi da quasi due ore. I bambini in macchina che tossivano. Ho abbassato il finestrino ma l'aria era uguale. Ho chiamato il 112 e mi hanno detto di attendere. Nessuno è mai arrivato."

Un parcheggio sotterraneo non è una trappola. Ma il 15 marzo lo è diventato, perché cinque parcheggi condividono una sola via d'uscita, perché nessuno aveva attivato un piano per gestire due eventi in contemporanea, e perché gli agenti presenti hanno scelto di non intervenire. Queste non sono opinioni: sono fatti documentabili, con norme precise che li regolano e responsabilità precise che ne conseguono. Chiediamo un'indagine formale, non una scusa.

I fatti contestati

01
Un imbuto con cinque ingressi e un'uscita
Le vie di deflusso di cinque parcheggi sotterranei convergono in un unico punto. Con eventi simultanei che generano afflusso massimo, questo non è un inconveniente: è un difetto strutturale incompatibile con le norme di sicurezza dei luoghi aperti al pubblico. La sua esistenza è verificabile con un sopralluogo. La sua pericolosità era prevedibile il giorno in cui è stato firmato il programma degli eventi.
D.M. 1 febbraio 1986 — D.Lgs. 81/2008

02
Il CPI certifica la struttura, non le condizioni operative straordinarie
Il Certificato di Prevenzione Incendi attesta la conformità dell'impianto al momento del sopralluogo. Non garantisce automaticamente l'adeguatezza quando centinaia di veicoli rimangono accesi per ore in ambienti chiusi. Occorre verificare se i sistemi di ventilazione e smaltimento fumi siano stati dimensionati per scenari di afflusso massimo, e se le condizioni del 15 marzo rientrassero nei limiti di esercizio certificati.
D.P.R. 151/2011 — D.M. 3 agosto 2015 (Codice Prevenzione Incendi)
03
Monossido di carbonio: un rischio fisico, non una metafora
Centinaia di motori accesi in ambiente chiuso producono monossido di carbonio (CO). Non è un rischio teorico: il CO raggiunge concentrazioni pericolose in tempi brevi e causa mal di testa, nausea e stordimento già a 200 ppm, con effetti potenzialmente letali oltre i 400 ppm. Diverse persone presenti hanno riferito malesseri compatibili con esposizione acuta. La prevenzione di questa condizione è un obbligo di legge esplicito per i gestori di strutture chiuse adibite a uso pubblico.
D.Lgs. 81/2008 art. 64 — Valori limite CO: all. IV — D.M. 3 agosto 2015Il peggio è stato evitato dai cittadini, non dalle istituzioni
Se la situazione non ha prodotto conseguenze sanitarie gravi, il merito non è di chi avrebbe dovuto gestirla. È del buon senso di molti automobilisti che, rendendosi conto che la sosta si sarebbe protratta a lungo, hanno scelto spontaneamente di spegnere il motore. Una decisione individuale e collettiva al tempo stesso, presa senza che nessuna autorità la richiedesse o la coordinasse. È esattamente questo il punto: la sicurezza di centinaia di persone è stata affidata al caso e alla coscienza civica dei singoli. Non è accettabile che vada così.
04
La Polizia Municipale era presente. E non è intervenuta.
Gli agenti erano sul posto, fermi ai semafori a regolazione automatica e soltanto a bloccare ulteriori veicoli sulle vie di afflusso. Nessuno ha gestito attivamente il deflusso prioritario dai parcheggi sotterranei. La gestione manuale del traffico in condizioni di emergenza non è una scelta discrezionale: è un dovere d'ufficio.
C.d.S. art. 177 — R.D. 635/1940
05
Nessun piano di emergenza attivato
Organizzare eventi simultanei che generano afflusso straordinario di veicoli senza un piano coordinato di gestione del traffico emergenziale è una negligenza che può configurare responsabilità civile e penale. L'autorizzazione all'evento implica l'obbligo della pianificazione. Chi ha firmato le autorizzazioni dovrà rispondere di cosa era stato previsto e perché non ha funzionato.
T.U.L.P.S. art. 68 — D.Lgs. 81/2008 art. 18
Le soluzioni che esistevano e non sono state usate

Il punto più grave non è che l'emergenza fosse imprevedibile. È che esistevano almeno due misure operative immediate, attivabili senza costi e senza autorizzazioni straordinarie, che avrebbero ridotto drasticamente i tempi di esodo e l'esposizione al monossido di carbonio. Nessuna delle due è stata adottata.

Priorità di deflusso ai parcheggi sotterranei
In una situazione di congestione con parcheggi sia sotterranei che in superficie, la gerarchia del rischio è inequivocabile: gli ambienti chiusi vanno svuotati per primi, perché sono gli unici dove l'accumulo di CO rappresenta un pericolo per la vita. La procedura corretta prevede di bloccare temporaneamente il deflusso dai parcheggi all'aperto — dove il rischio da gas di scarico è trascurabile — e dare precedenza assoluta ai parcheggi ipogei fino al loro completo svuotamento. Non è una misura straordinaria: è la risposta elementare che qualsiasi piano emergenziale avrebbe dovuto prevedere, e che qualsiasi agente avrebbe potuto disporre autonomamente sul posto.
Non applicata
 
Inversione temporanea del senso di marcia su Via Mattè Trucco
Via Giacomo Mattè Trucco avrebbe potuto essere temporaneamente convertita a senso unico in direzione inversa, canalizzando il traffico in uscita direttamente verso il sottopasso del Lingotto — un'arteria a scorrimento rapido in grado di assorbire il volume veicolare generato dagli eventi. Questa manovra avrebbe creato una seconda via di fuga dal comprensorio, riducendo sensibilmente i tempi di deflusso e, di conseguenza, l'esposizione al monossido di carbonio nei parcheggi chiusi. Richiede la presenza di agenti ai due estremi della strada e la decisione di un funzionario. Né l'una né l'altra condizione sono mancate: è mancata la volontà di agire.
Non applicata
Cosa chiediamo

L'apertura di un'indagine prefettizia formale sull'accaduto, con verifica della conformità delle strutture alle normative di sicurezza e prevenzione incendi
La verifica da parte del Comando Vigili del Fuoco della validità e adeguatezza del CPI in condizioni di afflusso massimo, con specifico riferimento ai sistemi di ventilazione
Un audit indipendente sui piani di emergenza e gestione del traffico di 8Gallery e Lingotto Fiere, con obbligo di pubblicazione dei risultati entro 60 giorni
La sospensione delle autorizzazioni per nuovi eventi simultanei fino alla certificazione dell'adeguatezza dei sistemi di deflusso e ventilazione
Il risarcimento dei cittadini che hanno subito danni fisici, economici o psicologici documentabili

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Antonio AlettaPromotore della petizione

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