
ENPAM: veniamo schedati...
Egregi Colleghi,
allego il resoconto dell'ultima assemblea nazionale ENPAM...
da leggere con attenzione le pagine 8-10, che riporto anche di seguito:
"L’oggetto è il “Movimento Stop Enpam”, di cui avevamo
parlato anche all’Assemblea scorsa (credo che
il nome dica tutto) e le potenzialità di violazione del
codice deontologico con le iniziative conseguenti.
L’utilizzo degli strumenti informatici di comunicazione
online e in particolar modo dei social network ha generato
negli ultimi anni sempre più rilevanti fenomeni
di aggressività, rivolti a categorie indistinte o a singoli.
In tali contesti, la libertà di pensiero e di opinione finisce
spesso per travalicare i confini della liceità, per
degenerare nell’offesa, nella diffamazione, nella calunnia
e, nei casi più gravi, in una violenza che, seppure
minacciata nel contesto virtuale, non è meno
dannosa di quella fisica, ponendosi anzi talvolta
come fattore scatenante di quest’ultima.
Ovviamente, in questo panorama, le organizzazioni
con ampi bacini di utenza di persone fisiche che ne
hanno la responsabilità, finiscono spesso con l’essere
un bersaglio privilegiato di tali comportamenti
e, sotto tale profilo, la Fondazione e i suoi vertici non
hanno costituito un’eccezione.
Nel corso del 2020 le esternazioni di alcuni singoli
sono state già attenzionate e nei casi più gravi, sono
state oggetto di denuncia/querela in sede penale.
Negli ultimi mesi, tuttavia, le iniziative isolate si sono
aggiunte a quelle maggiormente diffuse, ingenerate
dalla creazione dell’aggregazione web del “Movimento
Stop Enpam”, avente finalità dichiaratamente
ostili nei confronti della Fondazione, del suo modus
operandi e dei suoi rappresentanti.
La particolarità di tale aggregazione, che negli ultimi
mesi del 2020 ha visto un numero crescente di adesioni,
fino a raggiungere circa 23mila unità, in concomitanza
con lo svolgimento delle elezioni ordinistiche
e che, successivamente, ha registrato una crescita
ulteriore assai più contenuta, è quella di annoverare
al proprio interno la presenza non solo di medici
odontoiatri ma di altri soggetti esterni.
Si tenga presente che l’amministratore del gruppo si
dichiara avvocato, anche se non è rinvenibile come
iscritto all’albo con quel nome, cosa che la dice lunga
sulla trasparenza del gruppo (il gruppo Sara Landi).
Tale dettaglio ha suggerito l’opportunità di un monitoraggio
e di un’analisi del fenomeno, al fine di
soppesarne la rilevanza sotto il profilo deontologico,
dal momento che al netto – ovviamente – delle
legittime critiche che vengono espresse – ripeto, legittime
critiche che vengono espresse – le invettive
generate all’interno di tale contesto sono rivolte ad
altri colleghi ed è irrilevante la circostanza che questi
ultimi siano oggetto di tali invettive, in quanto
responsabili di un’organizzazione al servizio della
categoria e non in relazione all’esercizio dell’attività
professionale in senso stretto.
È appena il caso di ricordare infatti come il codice di
deontologia medica dica: “Regola anche i comportamenti
assunti al di fuori dell’esercizio professionale,
quando ritenuti rilevanti e incidenti sul decoro della
professione”. Articolo 1, comma 3. E, come ai sensi
dell’articolo 58, comma 1, dello stesso “il medico
impronti il rapporto con i colleghi ai principi di solidarietà
e collaborazione e al reciproco rispetto delle
competenze tecniche, funzionali ed economiche,
nonché delle correlate autonomie e responsabilità”. È
stato istituito quindi, all’interno della Fondazione, un
gruppo di lavoro composto da quattro componenti
del Consiglio di amministrazione, Presidenti di Ordini
o riferibili agli Ordini, che ha effettuato le proprie
analisi su un campione di messaggi sufficientemente
rappresentativo delle dinamiche comunicazionali, rilevate
all’interno del movimento nel contesto web.
In particolare, si è osservato che spesso i post iniziali
sono caratterizzati da affermazioni false, volutamente
fuorvianti o riconducibili a una palese disinformazione
sulla fondazione e sulle sue attività.
Tali post finiscono col costituire fattore scatenante
di lunghe catene di commenti, i cui contenuti non di
rado trascendono in messaggi dispregiativi ed offensivi,
nell’ambito dei quali si possono distinguere
categorie differenziate: 1) quelli genericamente rivolti
alla fondazione e ai suoi rappresentanti; 2) quelli indirizzati
a singoli, con una significativa preponderanza
di quelli rivolti al Presidente: 3) quelli contenenti minacce
anche fisiche o che incitano a comportamenti
violenti anche in senso materiale.
Tali categorie, seppur connotate da un diverso e
crescente livello di gravità, appaiono comunque meritevoli
di censura sotto il profilo deontologico, dal
momento che le dichiarazioni che rappresentano
opinioni, valutazioni e apprezzamenti degeneranti in
attacchi personali e in manifestazioni gratuitamente
lesive del decoro della professione e di chi l’esercita,
realizzate con l’uso di espressioni linguistiche oggettivamente
offensive ed estranee ad una normale
contrapposizione di idee, non sono suscettibili di
configurarsi come lecite manifestazioni di pensiero.
Questa è la decisione della Cceps 38 del 2018.
Dal monitoraggio effettuato è stato possibile risalire,
in diversi casi, all’identità dell’autore, all’Ordine
di appartenenza, alla regolarità o meno della relativa
posizione contributiva.
Altro elemento degno di nota è il numero degli interventi
fatti e la loro frequenza. “Tenuta in debita
considerazione l’esclusiva competenza degli Ordini
in tema di valutazioni di tipo deontologico di atti e
comportamenti, nonché di valutazione della rilevanza
degli stessi ai fini dell’adozione di eventuali provvedimenti
di natura disciplinare, il Consiglio di amministrazione
della Fondazione mi ha conferito mandato
ad attivare le iniziative utili a mettere a disposizione
dei singoli Ordini provinciali le informazioni raccolte
circa comportamenti descritti, che siano suscettibili
di valutazione nella misura in cui gli Ordini interessati
ritengano di accedere a tali informazioni”. Nella misura
in cui – ripeto – gli Ordini interessati ritengano di
accedere a tali informazioni.
“Nelle prossime settimane verrà a tal fine inviata
una comunicazione a tutti i Presidenti degli Ordini,
contenente le istruzioni tecniche per accedere a
una sorta di archivio, ripartito per Ordini, e al quale
questi possano, se lo ritengano, accedere per verificare
se vi siano propri iscritti che si siano resi protagonisti
di tali comportamenti ed acquisire elementi
di valutazione in merito.
In tal modo, fermo restando il richiamo a una problematica
di carattere generale su un fenomeno che
merita di essere posto sotto attenzione, nell’interesse
stesso della categoria e della sua dignità professionale,
in un momento delicato del Paese e della professione
medica, l’eventuale e concreta valutazione
del comportamento dei singoli e l’ipotetica adozione
di misure disciplinari nei loro confronti sono doverosamente
rimesse agli Ordini provinciali di riferimento,
senza alcuna interferenza con le loro prerogative”.
Franco Picchi
Pietrasanta LU