NO all'approvazione del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) il prossimo 16 marzo

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Il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) si chiama “fondo salva-stati” ma è ben altro.Il dibattito sul fondo Salva Stati ci riporta ad anni molto bui, anni di grave emergenza finanziaria, nei quali persino una riforma costituzionale importantissima, quale quella del pareggio di bilancio, fu approvata nel quasi totale silenzio dell’opinione pubblica. La riforma della Costituzione passò a larghissima maggioranza, con una manciata di voti contrari (una decina di deputati e cinque senatori), tanto che fu impossibile persino ricorrere al referendum confermativo da parte degli elettori. Le regole economiche europee , sempre espresse con sigle anglofone intricate, sono costantemente dettate dalla Germania , orientata a disciplinare con i suoi metodi le politiche economiche degli stati membri più “indisciplinati”.Così dal “Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance dell’Unione Europea”( Fiscal Compact), al Meccanismo europeo di Stabilità ( MES o ESM), passando attraverso la modifica - peggiorativa e pericolosa - dell’articolo 81 della nostra Costituzione. Tanto osannata nelle piazze quanto sconosciuta, soprattutto nelle sue sezioni economiche , quasi del tutto inapplicate o disattese.

Il Parlamento ha, in quei tempi difficili, approvato, ratificato, deciso. Ma lo ha fatto quasi alla chetichella. E nel silenzio colpevole della stampa che avrebbe dovuto informare e aiutare a comprendere i difficili meccanismi a cui ci stavamo assoggettando,  anche col voto di chi oggi si indigna o con l’indignazione di chi oggi approva.

E  se il Parlamento italiano  votava e ratificava - o colpevolmente non si informava né informava a sufficienza gli elettori - altrettanto non può dirsi del Parlamento europeo che, con una risoluzione del 18 gennaio 2012 esprimeva, a proposito del cosiddetto Fiscal Compact, “ perplessità circa la necessità di un siffatto accordo intergovernativo, i cui principali obiettivi possono essere, nella maggior parte dei casi, raggiunti in modo migliore e più efficace attraverso misure nel quadro del diritto dell'Unione, in modo da fornire una risposta rapida, ferma e sostenibile all'attuale crisi finanziaria ed economica e alla crisi sociale in molti Stati membri dell'Unione europea” ed insisteva anche  perché “la responsabilità democratica deve essere garantita rafforzando il coinvolgimento del Parlamento europeo e dei parlamenti nazionali, ai rispettivi livelli, in tutti gli aspetti del coordinamento e della governance europei in ambito economico”

Ciò che attualmente appare, agli occhi dei cittadini perplessi per questo dibattito infuocato e forse tardivo, è la mancanza di rispetto che i rappresentanti politici hanno avuto nei confronti dell’opinione pubblica , chiamata alle piazze e al consenso solo quando viene ritenuto utile all’oligarchia al governo, di qualunque fede e colore politico.

Perché non chiedere, quale terzo Paese contributore all’ormai famigerato Fondo Salva Stati, che anche la nostra Corte Costituzionale si pronunciasse sulla congruità della ratifica? L’attuazione del Fondo fu sospesa, nel 2012, per consentire che sulla compatibilità dello stesso con l’ordinamento giuridico tedesco si pronunciasse la Corte Costituzionale Federale tedesca. Cosa che avvenne, mentre della compatibilità dei misteriosi ed intricatissimi trattati economici con il dettato costituzionale italiano( nello specifico con l’articolo 47 che  prevede che la Repubblica  tuteli  il risparmio in tutte le sue forme) non si parla mai.

Ci restano le voci dissenzienti degli economisti, come Leonardo Becchetti, che si oppose - fermamente quanto inutilmente - alle modifiche costituzionali relative al pareggio di bilancio e al trattato sulla stabilità, e, oggi, il manifesto degli economisti che dalle pagine di Micromega invitano ad un ripensamento serio sulle regole economiche europee.

 Le politiche di austerità, il rigore dei conti , i tagli dissennati alla spesa pubblica che hanno paralizzato e impoverito gran parte d’Europa e fomentato un sentimento di rigetto nei confronti delle istituzioni europee vanno ripensate.

Soprattutto oggi, in un momento sociale ed economico delicatissimo, va fermata la possibilità che scelte effettuate sulla base di necessità economiche impellenti ( lo sforamento del pareggio di bilancio per le somme destinate all'emergenza "Corona-Virus", somme largamente insufficienti al drammatico momento che vive il nostro Paese) si ritorcano su di noi, quando l'emergenza sanitaria sarà rientrata.

Il punto centrale della “riforma” del MES sta nel fatto che, oltre a rispettare i già stringenti dettami del fiscal compact, lo Stato che fosse sotto attacco da parte della speculazione finanziaria ( il famigerato "spread" che deve" insegnarci a votare"!) per ricevere un “aiuto”, dovrebbe tagliare drasticamente il proprio debito pubblico, ovvero adottare misure draconiane di austerità.
Notoriamente le banche italiane detengono titoli di stato per circa 350 miliardi di euro, titoli che in caso di ristrutturazione del debito potrebbero subire una pesante svalutazione, mettendo così in grave difficoltà( oltre ai risparmiatori) il grosso degli istituti di credito. I quali, di fronte alla necessità di gigantesche ricapitalizzazioni, finirebbero facilmente preda delle grandi banche francesi e tedesche.

L'audizione in commissioni riunite Bilancio e Politiche Ue di Montecitorio dell'economista Giampaolo Galli  aveva dipinto un quadro fosco per un possibile "pericolo per l'Italia e per gli italiani "  .https://youtu.be/jO9-pXBjsFw

"Nel complesso, si può forse dire che la prospettata riforma del MES aiuta la stabilità dei paesi virtuosi dell’eurozona, ma è probabile che renda meno stabili paesi come l’Italia.

In particolare, occorre considerare che l’Italia ha risparmio di massa e che il 70% del debito è detenuto da operatori residenti, tramite le banche e i fondi di investimento. In queste condizioni, una ristrutturazione sarebbe una calamità immensa, generebbe distruzione di risparmio, fallimenti di banche e imprese, disoccupazione di massa e impoverimento della popolazione senza precedenti nel dopoguerra."

Nella prossima riunione, il 16 marzo, l'Eurogruppo ( cioè il centro di coordinamento europeo che riunisce i Ministri delle finanze dei 19 Stati membri che adottano l'euro, ossia la cosiddetta eurozona: si tratta di una riunione informale che si svolge alla vigilia di un Consiglio dei ministri dell'Economia e delle finanze  e che permette di discutere di questioni economico-finanziarie legate all'Unione economica e monetaria dell'Unione europea ) è chiamato a dare l'approvazione finale del testo su cui c'è già un accordo politico da diversi mesi. Nelle scorse settimane, è proseguito il lavoro tecnico che deve chiudere tutte le questioni legali ancora aperte. L'Eurogruppo dovrà decidere, all'unanimità, se il lavoro è terminato oppure se rinviare ancora.

Non sembra questo il momento per effettuare scelte di così grande impatto sul futuro del Paese. I ministr,i che devono dare  l'ok, per consentire ai rappresentanti dei Governi di firmare il nuovo trattato, sono oggi impegnati in questioni di rilevanza ben più importante e  il processo di ratifica del Parlamento nazionale  non potrà avvenire con la necessaria serenità ( e trasparenza )in pendenza di una riforma costituzionale importante e strategica. Rinviata a causa dell'epidemia di Coronavirus.