Per la rimozione dei velenosi manifesti di Pro Vita a Cesenatico


Per la rimozione dei velenosi manifesti di Pro Vita a Cesenatico
Il problema
L’enciclopedia Treccani definisce così il termine « veleno »: « Qualsiasi sostanza che per le sue proprietà è capace di provocare un danno biologico, lesioni strutturali, diffuse o circoscritte, reversibili o permanenti, a insorgenza rapida o lenta, fino alla morte dell’organismo stesso ». [1]
È evidente come il sostantivo escluda a priori la presenza di benefici o la valutazione di un rapporto tra questi e i rischi; esso presuppone che i primi siano nulli, i secondi totalizzanti.
Il significato di « veleno » è perciò differente da quello di « medicinale », termine che indica una combinazione di sostanze con specifiche indicazioni terapeutiche, assumendo la quale la probabilità per il soggetto di ottenere benefici clinici è di gran lunga più elevata di quella di incorrere in rischi (o effetti avversi), o in ogni caso li giustifica. [2]
È esattamente quello di « medicinale », non di « veleno », il caso dei farmaci utilizzati per l’Interruzione Volontaria di Gravidanza farmacologica, ovvero il mifepristone (o RU486) ed un analogo delle prostaglandine (generalmente misoprostolo): l’Organizzazione Mondiale della Sanità nelle linee guida del 2012 [3] indica che « è stato dimostrato che le metodiche abortive farmacologiche sono sicure ed efficaci »; nel monitoraggio 2010-2011 [4] il Ministero della Salute riporta che, in seguito al ricorso alla metodica farmacologica di IVG, « nel 96,9% dei casi non vi è stata nessuna complicazione immediata » e «al controllo post dimissione nel 92,9 % dei casi non è stata riscontrata alcuna complicanza. Nel restante 7,1%, le complicanze riscontrate hanno riguardato: aborto incompleto nel 4,38% dei casi, emorragia nello 0,53%, infezione nello 0,05%; nell’1,06% dei casi vi è stata la necessità di un nuovo ricovero per complicanze; altre complicanze si sono avute nell’1,13% dei casi », ribadendo così efficacia e sicurezza della metodica.
Recentemente abbiamo visto apparire in vari punti della nostra città un manifesto, ad opera della onlus Pro Vita e Famiglia e dell’Associazione Culturale San Michele Arcangelo, dove la suddetta combinazione terapeutica viene identificata come « veleno », con tanto di un’evocativa immagine di una donna in alterato stato di coscienza accanto ad una mela morsicata, ed una fuorviante didascalia per cui la metodica «mette a rischio la salute e la vita della donna ed uccide il figlio nel grembo »: ci si chiede quali siano i riferimenti scientifici delle associazioni se, come visto, la letteratura parla di un rapporto rischio/beneficio di gran lunga favorevole, con un’efficacia clinica (l’interruzione di gravidanza) in più del 95% dei casi a fronte di complicanze gravi (cioè che richiedano un nuovo ricovero) in poco più dell’1% dei casi.
L’utilizzo fatto da parte delle associazioni della comunicazione pubblicitaria è del tutto fuorviante e negativamente retorico, nonché revisionista verso una conquista sociale consolidata da tempo.
In quanto tale viola, tra l’altro, il Codice di Autodisciplina della Comunicazione IAP sulle regole di una corretta pubblicità [5]. Esso afferma che la comunicazione «deve essere onesta, veritiera e corretta» (art.1), che « deve evitare ogni dichiarazione o rappresentazione che sia tale da indurre in errore anche per mezzo di omissioni, ambiguità o esagerazioni» (art.2), e che «terminologia, citazioni e menzioni di prove tecniche e scientifiche devono essere usate in modo appropriato» (art.3); ancora, che la comunicazione «deve evitare ogni forma di sfruttamento della superstizione, della credulità e, salvo ragioni giustificate, della paura» (art.8), e «deve rispettare la dignità della persona in tutte le sue forme ed espressioni e deve evitare ogni forma di discriminazione, compresa quella di genere» (art.10).
Le associazioni si « firmano » inoltre con l’hashtag #dallapartedelledonne, locuzione utilizzata in maniera inappropriata e ingannevole, in quanto è evidente come essere « contrari all’aborto » e prodigarsi in campagne che ne sfavoriscano l’accesso o che colpevolizzino chi ne voglia usufruire per vie legittime e legali non faccia altro che aprire la strada a vie di IVG non sicure.
Nella pagina dedicata alla tematica [6], l’OMS ribadisce come « ogni individuo abbia il diritto di decidere liberamente e responsabilmente il numero dei propri figli e la tempistica della loro venuta, e di avere l’informazioni e i mezzi per fare ciò»; l’organizzazione definisce l’accesso sicuro all’interruzione volontaria di gravidanza come « essenziale per il raggiungimento del livello più alto possibile di salute sessuale e riproduttiva », evidenziando inoltre che tra il 4,7 e il 13,2% di morti di donne gravide nel mondo avvengono per interruzioni di gravidanza non sicure. Queste possono portare a rischi immediati per la salute (inclusa, come visto, la morte) così come a complicanze a lungo termine per quanto concerne salute fisica e mentale, mentre le complicanze a lungo termine di IVG legali e sicure sono praticamente nulle su entrambi i fronti.
Forte è stata l'opposizione cittadina all'affissione dei suddetti manifesti che, a detta di tanti abitanti di Cesenatico, rappresentano la riapertura di « un dibattito chiuso con il referendum del 78 » ed una regressione inadatta ad un paese che guarda al 2021. Manifesti che perseguono una narrazione propagandistica e « tossica » direttamente sul corpo delle donne, che fino a fine anni 70 dovettero lottare per ottenere il riconoscimento di un diritto come quello della IVG legale e sicura.
Rivolgiamo perciò questa petizione al Sindaco del Comune di Cesenatico, Dott. Matteo Gozzoli, e all’Assessorato alle Pari Opportunità nella persona dell’Assessore competente, Dott.ssa Gaia Morara, affinché percorrano l’iter amministrativo che porti alla rimozione dei suddetti manifesti (e che prevenga la circolazione, avvenuta in altre città, di « camion-vela » recanti gli stessi), emulando quanto già accaduto ad esempio nei comuni di Bergamo e Milano [7,8] con l’auspicio che in futuro si vegli più attentamente sull’autorizzazione o meno all’affissione di materiale di questa « qualità » (come successo nella vicina Rimini [9]).
Riferimenti:
- https://www.treccani.it/enciclopedia/veleno
- Waller, Sampson, Medical Pharmacology & Therapeutics, Fifth Edition, Elsevier 2018 Chapter 1, Page 4
- Safe abortion: technical and policy guidance for health systems p. 42 (https://www.who.int/publications/i/item/safe-abortion-technical-and-policy-guidance-for-health-systems)
- Interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine - Dati anni 2010-2011 p. 20 « Considerazioni conclusive » (http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1938_allegato.pdf)
- https://www.iap.it/codice-e-altre-fonti/il-codice/, https://nonunadimeno.wordpress.com/2020/12/11/campagna-nudm-per-rimuovere-i-manifesti-velenosi-pro-vita/
- https://www.who.int/health-topics/abortion
- https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/12/08/news/rimosso_manifesto_pro_vita_pillola_aborto_donne_comune_milano-277491126/
- https://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/20_dicembre_12/manifesti-pro-vita-gori-li-fa-rimuovere-a3b63938-3c51-11eb-a276-def331e0f87e.shtml
- https://corrieredibologna.corriere.it/bologna/cronaca/20_dicembre_17/rimini-no-manifesto-contro-pillola-abortiva-fuorviante-ingannevole-73978d08-404b-11eb-904c-7f092a557a67.shtml

Il problema
L’enciclopedia Treccani definisce così il termine « veleno »: « Qualsiasi sostanza che per le sue proprietà è capace di provocare un danno biologico, lesioni strutturali, diffuse o circoscritte, reversibili o permanenti, a insorgenza rapida o lenta, fino alla morte dell’organismo stesso ». [1]
È evidente come il sostantivo escluda a priori la presenza di benefici o la valutazione di un rapporto tra questi e i rischi; esso presuppone che i primi siano nulli, i secondi totalizzanti.
Il significato di « veleno » è perciò differente da quello di « medicinale », termine che indica una combinazione di sostanze con specifiche indicazioni terapeutiche, assumendo la quale la probabilità per il soggetto di ottenere benefici clinici è di gran lunga più elevata di quella di incorrere in rischi (o effetti avversi), o in ogni caso li giustifica. [2]
È esattamente quello di « medicinale », non di « veleno », il caso dei farmaci utilizzati per l’Interruzione Volontaria di Gravidanza farmacologica, ovvero il mifepristone (o RU486) ed un analogo delle prostaglandine (generalmente misoprostolo): l’Organizzazione Mondiale della Sanità nelle linee guida del 2012 [3] indica che « è stato dimostrato che le metodiche abortive farmacologiche sono sicure ed efficaci »; nel monitoraggio 2010-2011 [4] il Ministero della Salute riporta che, in seguito al ricorso alla metodica farmacologica di IVG, « nel 96,9% dei casi non vi è stata nessuna complicazione immediata » e «al controllo post dimissione nel 92,9 % dei casi non è stata riscontrata alcuna complicanza. Nel restante 7,1%, le complicanze riscontrate hanno riguardato: aborto incompleto nel 4,38% dei casi, emorragia nello 0,53%, infezione nello 0,05%; nell’1,06% dei casi vi è stata la necessità di un nuovo ricovero per complicanze; altre complicanze si sono avute nell’1,13% dei casi », ribadendo così efficacia e sicurezza della metodica.
Recentemente abbiamo visto apparire in vari punti della nostra città un manifesto, ad opera della onlus Pro Vita e Famiglia e dell’Associazione Culturale San Michele Arcangelo, dove la suddetta combinazione terapeutica viene identificata come « veleno », con tanto di un’evocativa immagine di una donna in alterato stato di coscienza accanto ad una mela morsicata, ed una fuorviante didascalia per cui la metodica «mette a rischio la salute e la vita della donna ed uccide il figlio nel grembo »: ci si chiede quali siano i riferimenti scientifici delle associazioni se, come visto, la letteratura parla di un rapporto rischio/beneficio di gran lunga favorevole, con un’efficacia clinica (l’interruzione di gravidanza) in più del 95% dei casi a fronte di complicanze gravi (cioè che richiedano un nuovo ricovero) in poco più dell’1% dei casi.
L’utilizzo fatto da parte delle associazioni della comunicazione pubblicitaria è del tutto fuorviante e negativamente retorico, nonché revisionista verso una conquista sociale consolidata da tempo.
In quanto tale viola, tra l’altro, il Codice di Autodisciplina della Comunicazione IAP sulle regole di una corretta pubblicità [5]. Esso afferma che la comunicazione «deve essere onesta, veritiera e corretta» (art.1), che « deve evitare ogni dichiarazione o rappresentazione che sia tale da indurre in errore anche per mezzo di omissioni, ambiguità o esagerazioni» (art.2), e che «terminologia, citazioni e menzioni di prove tecniche e scientifiche devono essere usate in modo appropriato» (art.3); ancora, che la comunicazione «deve evitare ogni forma di sfruttamento della superstizione, della credulità e, salvo ragioni giustificate, della paura» (art.8), e «deve rispettare la dignità della persona in tutte le sue forme ed espressioni e deve evitare ogni forma di discriminazione, compresa quella di genere» (art.10).
Le associazioni si « firmano » inoltre con l’hashtag #dallapartedelledonne, locuzione utilizzata in maniera inappropriata e ingannevole, in quanto è evidente come essere « contrari all’aborto » e prodigarsi in campagne che ne sfavoriscano l’accesso o che colpevolizzino chi ne voglia usufruire per vie legittime e legali non faccia altro che aprire la strada a vie di IVG non sicure.
Nella pagina dedicata alla tematica [6], l’OMS ribadisce come « ogni individuo abbia il diritto di decidere liberamente e responsabilmente il numero dei propri figli e la tempistica della loro venuta, e di avere l’informazioni e i mezzi per fare ciò»; l’organizzazione definisce l’accesso sicuro all’interruzione volontaria di gravidanza come « essenziale per il raggiungimento del livello più alto possibile di salute sessuale e riproduttiva », evidenziando inoltre che tra il 4,7 e il 13,2% di morti di donne gravide nel mondo avvengono per interruzioni di gravidanza non sicure. Queste possono portare a rischi immediati per la salute (inclusa, come visto, la morte) così come a complicanze a lungo termine per quanto concerne salute fisica e mentale, mentre le complicanze a lungo termine di IVG legali e sicure sono praticamente nulle su entrambi i fronti.
Forte è stata l'opposizione cittadina all'affissione dei suddetti manifesti che, a detta di tanti abitanti di Cesenatico, rappresentano la riapertura di « un dibattito chiuso con il referendum del 78 » ed una regressione inadatta ad un paese che guarda al 2021. Manifesti che perseguono una narrazione propagandistica e « tossica » direttamente sul corpo delle donne, che fino a fine anni 70 dovettero lottare per ottenere il riconoscimento di un diritto come quello della IVG legale e sicura.
Rivolgiamo perciò questa petizione al Sindaco del Comune di Cesenatico, Dott. Matteo Gozzoli, e all’Assessorato alle Pari Opportunità nella persona dell’Assessore competente, Dott.ssa Gaia Morara, affinché percorrano l’iter amministrativo che porti alla rimozione dei suddetti manifesti (e che prevenga la circolazione, avvenuta in altre città, di « camion-vela » recanti gli stessi), emulando quanto già accaduto ad esempio nei comuni di Bergamo e Milano [7,8] con l’auspicio che in futuro si vegli più attentamente sull’autorizzazione o meno all’affissione di materiale di questa « qualità » (come successo nella vicina Rimini [9]).
Riferimenti:
- https://www.treccani.it/enciclopedia/veleno
- Waller, Sampson, Medical Pharmacology & Therapeutics, Fifth Edition, Elsevier 2018 Chapter 1, Page 4
- Safe abortion: technical and policy guidance for health systems p. 42 (https://www.who.int/publications/i/item/safe-abortion-technical-and-policy-guidance-for-health-systems)
- Interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine - Dati anni 2010-2011 p. 20 « Considerazioni conclusive » (http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1938_allegato.pdf)
- https://www.iap.it/codice-e-altre-fonti/il-codice/, https://nonunadimeno.wordpress.com/2020/12/11/campagna-nudm-per-rimuovere-i-manifesti-velenosi-pro-vita/
- https://www.who.int/health-topics/abortion
- https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/12/08/news/rimosso_manifesto_pro_vita_pillola_aborto_donne_comune_milano-277491126/
- https://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/20_dicembre_12/manifesti-pro-vita-gori-li-fa-rimuovere-a3b63938-3c51-11eb-a276-def331e0f87e.shtml
- https://corrieredibologna.corriere.it/bologna/cronaca/20_dicembre_17/rimini-no-manifesto-contro-pillola-abortiva-fuorviante-ingannevole-73978d08-404b-11eb-904c-7f092a557a67.shtml

PETIZIONE CHIUSA
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Petizione creata in data 27 dicembre 2020