Message aux signatairesDOPO LA NEFASTA LEGGE 33 SULLA NON AUTOSUFFICIENZA, ATTENZIONE AI DECRETI ATTUATIVI!

Caro Gori, un diritto esigibile vale più di un interesse condizionato

UTIM NichelinoTurin, Italie
9 juil. 2026

AGGIORNAMENTO n. 160 (9 luglio 2026)

Cari sostenitori,

Il prof. Cristiano Gori, Coordinatore del "Patto per un nuovo welfare sulla Non Autosufficienza" e principale ispiratore della Legge 33/2023, pubblica su Welforum un bilancio del nuovo Piano nazionale anziani 2025-2027. E scrive nero su bianco che il Decreto attuativo della legge 33, ovvero il decreto legislativo 29/2024, ha ridimensionato lo SNAA. Difatti, la programmazione integrata voluta dalla legge 33 non riguarda più l'insieme delle misure per la non autosufficienza, ma resta confinata ai soli servizi e interventi sociali. Il sanitario segue un percorso proprio, fuori da quel contenitore.

Per il Patto si tratta di un arretramento. Per noi, una scelta positiva — perché scongiura l'allontanamento degli anziani malati non autosufficienti dal Servizio Sanitario Nazionale.

E Cristiano Gori lo certifica a malincuore: per lui resta un ridimensionamento da rimpiangere, non un argine da difendere. E qui la domanda, rispettosa ma diretta, gliela vogliamo porre:
- perché continua a non riconoscere che un diritto esigibile — quello sanitario e socio-sanitario garantito dai LEA anche per gli anziani malati non autosufficienti per le cure di lungo termine — vale più di un interesse legittimo condizionato dalle risorse disponibili e dalla prova dei mezzi, qual è in genere quello  riferito all'ambito assistenziale?
- perché la sua critica si concentra sul mancato compimento del percorso istituzionale della legge 33, e non sul destino delle persone che quel disegno avrebbe di fatto declassato a soggetti di serie B, con l'accesso alle cure filtrato dall'ISEE anziché dal bisogno di salute (prof. G.M. Flick docet)? 

La questione è sempre la stessa, e la ripetiamo dal 2023: in ambito sanitario i diritti restano esigibili, in ambito assistenza sociale i diritti diventano discrezione. È la differenza tra l'articolo 32 e l'articolo 38 della Costituzione, ed è la ragione per cui continuiamo a dire no a qualsiasi proposta — venga dal Governo, dai Sindacati o dagli stessi promotori della riforma — che tenti di far rientrare dalla finestra ciò che è stato giustamente respinto dalla porta.

Restiamo uniti!

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