Dopo Claudia, la città ascolti le ragazze i ragazzi.

Firmatari recenti
Francesco Lion e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

Dopo la tragica morte di Claudia, la voce più forte emersa in città è stata quella degli studenti e delle studentesse. Sono stati loro a rompere un silenzio diventato intollerabile. Non hanno chiesto compassione. Hanno chiesto ascolto. Hanno detto che il disagio giovanile non può essere ridotto a una questione privata, a fragilità individuale, a sofferenza da sopportare in silenzio.

Quelle parole non possono restare senza conseguenze.

Il disagio non nasce nel vuoto. Cresce anche dentro una scuola segnata da troppe spinte alla competizione, alla prestazione, alla selezione. Per questo ascoltare non è un gesto accessorio: è una scelta educativa, sociale e politica.

Esiste già uno strumento importante: gli sportelli di mediazione e ascolto presenti in 40 scuole hanno mostrato di rispondere a un bisogno reale. Ma il progetto che li sostiene è in scadenza e rischia di essere ridotto o cancellato. Catania non può permetterselo.

Accanto a questo, esiste un patrimonio civile che va riconosciuto e coinvolto: associazioni, operatori e realtà del terzo settore svolgono ogni giorno un lavoro di ascolto, prevenzione e accompagnamento che è già, a tutti gli effetti, una risorsa pubblica. Potenziare gli sportelli significa anche mettere in relazione stabile scuole, istituzioni e questo tessuto sociale.

La risposta che la città deve dare

Chiediamo al Comune di Catania, alla Città Metropolitana di Catania, all’Osservatorio Metropolitano per la prevenzione della devianza minorile e all’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia – Ufficio VII, Ambito territoriale di Catania:

  • il rinnovo immediato del progetto degli sportelli già attivi; 
  • il potenziamento del servizio, con maggiore continuità  e presenza nelle scuole,;
  • il coinvolgimento stabile del lavoro sociale e dell’associazionismo, attraverso sedi permanenti di confronto e coprogettazione; 
  • una rete pubblica vera per la prevenzione del disagio giovanile, non risposte occasionali o emergenziali. 

Occorre fare della mediazione scolastica non un’esperienza a termine, ma un servizio pubblico stabile, capace di diventare un punto fermo nella vita delle scuole e nella prevenzione del disagio giovanile.

In questi mesi, a livello nazionale, la proposta di legge popolare “Diritto a stare bene” ha indicato una strada precisa: fare dell’ascolto e della prevenzione un presidio pubblico stabile nei luoghi della vita quotidiana, a partire dalle scuole. Anche per questo sosteniamo quella campagna e la raccolta di firme che l’ha accompagnata.

Non è una richiesta simbolica, ma una proposta concreta di cambiamento. Gli studenti hanno indicato la strada. Adesso tocca alla città ascoltarli davvero. 

 

Petizione promossa da: 

 

Associazione Memoria e Futuro

Prima i bambini, Comitato contro la dispersione scolastica e il disagio giovanile

 

Primi firmatari: 

Aiello Dario

Andreozzi Francesca, Centro Koros

Arena Pina, FNISM Catania, Federazione Nazionale degli Insegnanti

Argo, Cento occhi su Catania

Associazione Fare Stormo/Il Cerchio delle Donne

Bonifacio Laura

Cacciola Salvatore, Associazione Italiana Educazione Sanitaria Sezione Sicilia e Rete

Fattorie sociali Sicilia

Cangemi Luca

D’Agostino Carmela, Cope Catania, Cooperazione paesi emergenti

Di Magro Valentina, CGIL Catania

Fisichella Antonio

Fisichella Enrico, Inchiostro, giornale online e cartaceo

Gulisano Dario

Guerrera Biagio, Associazione Musicale Etnea ETS

Inserra Antonella

La Città Felice

Laudani Adriana

Laudani Simona

Loria Grazia

Mangano Piero, CNCA Sicilia, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza

Marletta Alessandro, Rete degli Studenti Medi Catania

Milazzo Giusi, SUNIA Sicilia

Nolfo Agata, UDI Catania, Unione Donne in Italia

Palazzolo Agata, SUNIA Catania

Palella Giuseppa, ANPI Catania

Parisi Achille

Scuderi Attilio

Tosto Marilena, HdueO Sport & Animazione ASD

Urzì Claudia, USB Scuola Catania

 

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Il problema

Dopo la tragica morte di Claudia, la voce più forte emersa in città è stata quella degli studenti e delle studentesse. Sono stati loro a rompere un silenzio diventato intollerabile. Non hanno chiesto compassione. Hanno chiesto ascolto. Hanno detto che il disagio giovanile non può essere ridotto a una questione privata, a fragilità individuale, a sofferenza da sopportare in silenzio.

Quelle parole non possono restare senza conseguenze.

Il disagio non nasce nel vuoto. Cresce anche dentro una scuola segnata da troppe spinte alla competizione, alla prestazione, alla selezione. Per questo ascoltare non è un gesto accessorio: è una scelta educativa, sociale e politica.

Esiste già uno strumento importante: gli sportelli di mediazione e ascolto presenti in 40 scuole hanno mostrato di rispondere a un bisogno reale. Ma il progetto che li sostiene è in scadenza e rischia di essere ridotto o cancellato. Catania non può permetterselo.

Accanto a questo, esiste un patrimonio civile che va riconosciuto e coinvolto: associazioni, operatori e realtà del terzo settore svolgono ogni giorno un lavoro di ascolto, prevenzione e accompagnamento che è già, a tutti gli effetti, una risorsa pubblica. Potenziare gli sportelli significa anche mettere in relazione stabile scuole, istituzioni e questo tessuto sociale.

La risposta che la città deve dare

Chiediamo al Comune di Catania, alla Città Metropolitana di Catania, all’Osservatorio Metropolitano per la prevenzione della devianza minorile e all’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia – Ufficio VII, Ambito territoriale di Catania:

  • il rinnovo immediato del progetto degli sportelli già attivi; 
  • il potenziamento del servizio, con maggiore continuità  e presenza nelle scuole,;
  • il coinvolgimento stabile del lavoro sociale e dell’associazionismo, attraverso sedi permanenti di confronto e coprogettazione; 
  • una rete pubblica vera per la prevenzione del disagio giovanile, non risposte occasionali o emergenziali. 

Occorre fare della mediazione scolastica non un’esperienza a termine, ma un servizio pubblico stabile, capace di diventare un punto fermo nella vita delle scuole e nella prevenzione del disagio giovanile.

In questi mesi, a livello nazionale, la proposta di legge popolare “Diritto a stare bene” ha indicato una strada precisa: fare dell’ascolto e della prevenzione un presidio pubblico stabile nei luoghi della vita quotidiana, a partire dalle scuole. Anche per questo sosteniamo quella campagna e la raccolta di firme che l’ha accompagnata.

Non è una richiesta simbolica, ma una proposta concreta di cambiamento. Gli studenti hanno indicato la strada. Adesso tocca alla città ascoltarli davvero. 

 

Petizione promossa da: 

 

Associazione Memoria e Futuro

Prima i bambini, Comitato contro la dispersione scolastica e il disagio giovanile

 

Primi firmatari: 

Aiello Dario

Andreozzi Francesca, Centro Koros

Arena Pina, FNISM Catania, Federazione Nazionale degli Insegnanti

Argo, Cento occhi su Catania

Associazione Fare Stormo/Il Cerchio delle Donne

Bonifacio Laura

Cacciola Salvatore, Associazione Italiana Educazione Sanitaria Sezione Sicilia e Rete

Fattorie sociali Sicilia

Cangemi Luca

D’Agostino Carmela, Cope Catania, Cooperazione paesi emergenti

Di Magro Valentina, CGIL Catania

Fisichella Antonio

Fisichella Enrico, Inchiostro, giornale online e cartaceo

Gulisano Dario

Guerrera Biagio, Associazione Musicale Etnea ETS

Inserra Antonella

La Città Felice

Laudani Adriana

Laudani Simona

Loria Grazia

Mangano Piero, CNCA Sicilia, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza

Marletta Alessandro, Rete degli Studenti Medi Catania

Milazzo Giusi, SUNIA Sicilia

Nolfo Agata, UDI Catania, Unione Donne in Italia

Palazzolo Agata, SUNIA Catania

Palella Giuseppa, ANPI Catania

Parisi Achille

Scuderi Attilio

Tosto Marilena, HdueO Sport & Animazione ASD

Urzì Claudia, USB Scuola Catania

 

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Petizione creata in data 27 aprile 2026