Dopo Claudia, la città ascolti le ragazze i ragazzi.


Dopo Claudia, la città ascolti le ragazze i ragazzi.
Il problema
Dopo la tragica morte di Claudia, la voce più forte emersa in città è stata quella degli studenti e delle studentesse. Sono stati loro a rompere un silenzio diventato intollerabile. Non hanno chiesto compassione. Hanno chiesto ascolto. Hanno detto che il disagio giovanile non può essere ridotto a una questione privata, a fragilità individuale, a sofferenza da sopportare in silenzio.
Quelle parole non possono restare senza conseguenze.
Il disagio non nasce nel vuoto. Cresce anche dentro una scuola segnata da troppe spinte alla competizione, alla prestazione, alla selezione. Per questo ascoltare non è un gesto accessorio: è una scelta educativa, sociale e politica.
Esiste già uno strumento importante: gli sportelli di mediazione e ascolto presenti in 40 scuole hanno mostrato di rispondere a un bisogno reale. Ma il progetto che li sostiene è in scadenza e rischia di essere ridotto o cancellato. Catania non può permetterselo.
Accanto a questo, esiste un patrimonio civile che va riconosciuto e coinvolto: associazioni, operatori e realtà del terzo settore svolgono ogni giorno un lavoro di ascolto, prevenzione e accompagnamento che è già, a tutti gli effetti, una risorsa pubblica. Potenziare gli sportelli significa anche mettere in relazione stabile scuole, istituzioni e questo tessuto sociale.
La risposta che la città deve dare
Chiediamo al Comune di Catania, alla Città Metropolitana di Catania, all’Osservatorio Metropolitano per la prevenzione della devianza minorile e all’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia – Ufficio VII, Ambito territoriale di Catania:
- il rinnovo immediato del progetto degli sportelli già attivi;
- il potenziamento del servizio, con maggiore continuità e presenza nelle scuole,;
- il coinvolgimento stabile del lavoro sociale e dell’associazionismo, attraverso sedi permanenti di confronto e coprogettazione;
- una rete pubblica vera per la prevenzione del disagio giovanile, non risposte occasionali o emergenziali.
Occorre fare della mediazione scolastica non un’esperienza a termine, ma un servizio pubblico stabile, capace di diventare un punto fermo nella vita delle scuole e nella prevenzione del disagio giovanile.
In questi mesi, a livello nazionale, la proposta di legge popolare “Diritto a stare bene” ha indicato una strada precisa: fare dell’ascolto e della prevenzione un presidio pubblico stabile nei luoghi della vita quotidiana, a partire dalle scuole. Anche per questo sosteniamo quella campagna e la raccolta di firme che l’ha accompagnata.
Non è una richiesta simbolica, ma una proposta concreta di cambiamento. Gli studenti hanno indicato la strada. Adesso tocca alla città ascoltarli davvero.
Petizione promossa da:
Associazione Memoria e Futuro
Prima i bambini, Comitato contro la dispersione scolastica e il disagio giovanile
Primi firmatari:
Aiello Dario
Andreozzi Francesca, Centro Koros
Arena Pina, FNISM Catania, Federazione Nazionale degli Insegnanti
Argo, Cento occhi su Catania
Associazione Fare Stormo/Il Cerchio delle Donne
Bonifacio Laura
Cacciola Salvatore, Associazione Italiana Educazione Sanitaria Sezione Sicilia e Rete
Fattorie sociali Sicilia
Cangemi Luca
D’Agostino Carmela, Cope Catania, Cooperazione paesi emergenti
Di Magro Valentina, CGIL Catania
Fisichella Antonio
Fisichella Enrico, Inchiostro, giornale online e cartaceo
Gulisano Dario
Guerrera Biagio, Associazione Musicale Etnea ETS
Inserra Antonella
La Città Felice
Laudani Adriana
Laudani Simona
Loria Grazia
Mangano Piero, CNCA Sicilia, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza
Marletta Alessandro, Rete degli Studenti Medi Catania
Milazzo Giusi, SUNIA Sicilia
Nolfo Agata, UDI Catania, Unione Donne in Italia
Palazzolo Agata, SUNIA Catania
Palella Giuseppa, ANPI Catania
Parisi Achille
Scuderi Attilio
Tosto Marilena, HdueO Sport & Animazione ASD
Urzì Claudia, USB Scuola Catania

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Il problema
Dopo la tragica morte di Claudia, la voce più forte emersa in città è stata quella degli studenti e delle studentesse. Sono stati loro a rompere un silenzio diventato intollerabile. Non hanno chiesto compassione. Hanno chiesto ascolto. Hanno detto che il disagio giovanile non può essere ridotto a una questione privata, a fragilità individuale, a sofferenza da sopportare in silenzio.
Quelle parole non possono restare senza conseguenze.
Il disagio non nasce nel vuoto. Cresce anche dentro una scuola segnata da troppe spinte alla competizione, alla prestazione, alla selezione. Per questo ascoltare non è un gesto accessorio: è una scelta educativa, sociale e politica.
Esiste già uno strumento importante: gli sportelli di mediazione e ascolto presenti in 40 scuole hanno mostrato di rispondere a un bisogno reale. Ma il progetto che li sostiene è in scadenza e rischia di essere ridotto o cancellato. Catania non può permetterselo.
Accanto a questo, esiste un patrimonio civile che va riconosciuto e coinvolto: associazioni, operatori e realtà del terzo settore svolgono ogni giorno un lavoro di ascolto, prevenzione e accompagnamento che è già, a tutti gli effetti, una risorsa pubblica. Potenziare gli sportelli significa anche mettere in relazione stabile scuole, istituzioni e questo tessuto sociale.
La risposta che la città deve dare
Chiediamo al Comune di Catania, alla Città Metropolitana di Catania, all’Osservatorio Metropolitano per la prevenzione della devianza minorile e all’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia – Ufficio VII, Ambito territoriale di Catania:
- il rinnovo immediato del progetto degli sportelli già attivi;
- il potenziamento del servizio, con maggiore continuità e presenza nelle scuole,;
- il coinvolgimento stabile del lavoro sociale e dell’associazionismo, attraverso sedi permanenti di confronto e coprogettazione;
- una rete pubblica vera per la prevenzione del disagio giovanile, non risposte occasionali o emergenziali.
Occorre fare della mediazione scolastica non un’esperienza a termine, ma un servizio pubblico stabile, capace di diventare un punto fermo nella vita delle scuole e nella prevenzione del disagio giovanile.
In questi mesi, a livello nazionale, la proposta di legge popolare “Diritto a stare bene” ha indicato una strada precisa: fare dell’ascolto e della prevenzione un presidio pubblico stabile nei luoghi della vita quotidiana, a partire dalle scuole. Anche per questo sosteniamo quella campagna e la raccolta di firme che l’ha accompagnata.
Non è una richiesta simbolica, ma una proposta concreta di cambiamento. Gli studenti hanno indicato la strada. Adesso tocca alla città ascoltarli davvero.
Petizione promossa da:
Associazione Memoria e Futuro
Prima i bambini, Comitato contro la dispersione scolastica e il disagio giovanile
Primi firmatari:
Aiello Dario
Andreozzi Francesca, Centro Koros
Arena Pina, FNISM Catania, Federazione Nazionale degli Insegnanti
Argo, Cento occhi su Catania
Associazione Fare Stormo/Il Cerchio delle Donne
Bonifacio Laura
Cacciola Salvatore, Associazione Italiana Educazione Sanitaria Sezione Sicilia e Rete
Fattorie sociali Sicilia
Cangemi Luca
D’Agostino Carmela, Cope Catania, Cooperazione paesi emergenti
Di Magro Valentina, CGIL Catania
Fisichella Antonio
Fisichella Enrico, Inchiostro, giornale online e cartaceo
Gulisano Dario
Guerrera Biagio, Associazione Musicale Etnea ETS
Inserra Antonella
La Città Felice
Laudani Adriana
Laudani Simona
Loria Grazia
Mangano Piero, CNCA Sicilia, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza
Marletta Alessandro, Rete degli Studenti Medi Catania
Milazzo Giusi, SUNIA Sicilia
Nolfo Agata, UDI Catania, Unione Donne in Italia
Palazzolo Agata, SUNIA Catania
Palella Giuseppa, ANPI Catania
Parisi Achille
Scuderi Attilio
Tosto Marilena, HdueO Sport & Animazione ASD
Urzì Claudia, USB Scuola Catania

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I decisori
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Petizione creata in data 27 aprile 2026