Sciopero docenti: non sulla pelle di studenti e studentesse

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ll 16 febbraio il Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria ha proclamato un nuovo sciopero degli appelli da svolgersi nella sessione estiva, dal 1° giugno al 31 luglio. I 6800 docenti firmatari la lettera di proclamazione dello sciopero chiedono lo sblocco degli scatti stipendiali per tutti i docenti, progressioni di carriera e nuove assunzioni, la copertura delle borse di studio e l’ampliamento della soglia di reddito per accedere alle borse di studio.
Le modalità di sciopero indicate dal Movimento sono chiare. Qualora un docente scioperasse, ciò implicherebbe il mancato svolgimento del primo appello.

Questo sciopero, seppur legittimo, si configura con una modalità che va a ricadere sulla pelle degli studenti. La sessione estiva è sempre stata fondamentale per rientrare nei tempi imposti dalle università e dal sistema del diritto allo studio. Durante gli appelli di giugno e luglio si recuperano gli ultimi crediti per ricevere la borsa di studio per l’anno successivo e per beneficiare della riduzione delle tasse in relazione al proprio reddito. Si rischia così il paradosso di richiedere al contempo l'ampliamento del diritto allo studio e comportare per tantissimi studenti e studentesse l’impossibilità di accedere alle borse e alla modulazione della tassazione studentesca.

Con questa petizione abbiamo deciso di prendere parola.
La possibilità di sciopero è un diritto da tutelare. Non vogliamo però che le modalità scelte vadano a frantumare ancor di più una comunità accademica già pesantemente attaccata e divisa dalle politiche degli ultimi governi. La reiterazione della pratica dello sciopero dell'appello e l'assenza di un confronto partecipato con tutte le componenti precludono ogni possibilità che gli studenti sostengano questa lotta. Ciò risulta ulteriormente contraddittorio nel momento in cui i proponenti estendono le proprie rivendicazioni anche a tematiche relative alla componente studentesca.

In questi anni insieme abbiamo subito il definanziamento dell’università pubblica, l'inadeguatezza delle strutture a causa della carenza di risorse, una didattica sempre più sulle spalle del precariato universitario, la mancanza strutturale di borse di studio e di servizi e la conseguente riduzione delle iscrizioni.

Cambiare l’università e le condizioni in cui essa si vive è quanto mai necessario. Vogliamo farlo come comunità universitaria con i dottorandi senza borsa, con i ricercatori precari, con i tecnici amministrativi, con i docenti ai quali non sono stati riconosciuti gli scatti stipendiali e con tutte le componenti che vorranno intraprendere questa battaglia. Vi sono priorità non più rimandabili quali la richiesta di un rifinanziamento sostanziale sul diritto allo studio, riconoscendo una borsa di studio a tutti gli aventi diritto e una progressiva abolizione delle tasse universitarie, la ridefinizione delle politiche di reclutamento, con un piano di assunzioni rivolto al precariato universitario e una modifica delle figure previste dalla Riforma Gelmini, e la sburocratizzazione dell'università, per superare la logica della valutazione e delle classifiche e consentire una ricerca e una didattica più libere.

È per questo che abbiamo lanciato questa petizione in tutti gli Atenei e in tutto il Paese, per richiedere che nessuno prenda scelte che aggravano ulteriormente le condizioni degli studenti e delle studentesse e per impegnarci a cambiare l’università a partire dalle condizioni di tutti coloro che ne fanno parte.



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