Aumento pensione di invalidità disabili gravi (74%-99%) dopo sentenza Corte Costituzionale

Firmatari recenti
Alessandro D'Intino e altri 10 hanno firmato di recente.

Il problema

Non smette di far discutere la decisione della Consulta di aumentare le pensioni di invalidità civile al 100%: un provvedimento storico che porta l’importo mensile delle pensioni da 333,33 € (valore 2024) a 336,00 € per il 2025, ritenuto ancora insufficiente per coprire i bisogni primari, molti ritengono i limiti imposti per ottenere l’aumento discriminatori  . 

La Corte Costituzionale ha stabilito che l’incremento sarà riconosciuto a tutti gli invalidi civili totali senza bisogno di aspettare i 60 anni (sentenza n. 152 del 23 giugno 2020). L’aumento, attivo non appena la sentenza sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale, riguarderà però solo gli invalidi civili totali maggiorenni con redditi fino a 19.772,50 € annui  . 

Proprio questo tetto reddituale e la soglia di invalidità al 100%, stanno suscitando molte polemiche: su social e tra associazioni cresce la delusione di chi resta escluso per motivi economici o di percentuale. 

Già parlando di esclusi, gli invalidi parziali con invalidità dal 74% al 99% – che ricevono 336,00 € al mese, ma solo se il reddito è sotto i 5.771,35 € – si chiedono come sia possibile vivere, senza lavoro, con tale cifra  . 

Occorre un intervento urgente delle associazioni per tutte le categorie di disabili. Il comma 1 dell’art. 38 Costituzione recita: 

> “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale…”

 

E questo provvedimento di aumento, in relazione all’inflazione corrente (che nel 2025 ha portato rivalutazioni minime del +0,8 % o del +1,6 % per certe prestazioni), risulta insufficiente  . 

Il tema si collega anche all’emendamento della XII Commissione (Affari Sociali) sul DL Rilancio – art. 84 – che introduce un comma 11‑bis a sostegno dei caregiver, figura ancora assente nel nostro ordinamento. 

Inoltre, richiamando l’art. 3 della Costituzione, “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale… è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli economici e sociali…”; e l’art. 32, sulla tutela della salute, oggi messa in crisi dalla riduzione dei servizi assistenziali. 

Anche in tema di separazione dei poteri, l’Esecutivo sta predisponendo misure che dovrebbero competere al Legislativo; la Consulta ha già definito il passaggio dalla pandemia all’epidemia, ribadendo che lo Stato di diritto va salvaguardato, anche fuori da uno stato di emergenza. 

Se è vero che nel 2023 sono stati rimodulati circa 4 miliardi di euro dal comparto sanità agli armamenti, diviene ancor più urgente garantire che le minori risorse pubbliche non penalizzino ulteriormente i più fragili. 

L’adeguamento delle pensioni è calcolato sul montante erogato, ma se questo resta intorno ai 300 €, un eventuale aumento legato all’inflazione basta a poco: rimangono sempre 300 € mensili di potere d’acquisto. 

Queste tematiche hanno un approccio “intersezionale”: dal piano economico ad aspetti di giustizia sociale, civili e civismo. Non esistono diritti civili senza diritti sociali. 

Nel passato recente c’è stata ad esempio la legge Zan, e qui parliamo dei diritti delle persone con disabilità, un pilastro inderogabile dei diritti umani secondo la nostra Costituzione. Il dl Zan non è passato, nonostante contemplasse l'abilismo.

In sintesi: chiediamo che l’aumento della pensione di invalidità venga esteso anche ai disabili con percentuali dal 74% al 99% (“disabili gravi” legalmente riconosciuti), oltre ai già inclusi al 100%. 

Chiediamo inoltre l’approvazione dell’emendamento per i caregiver, stanziando i 75 milioni di euro già disponibili dal 2017, mai utilizzati fino ad oggi. 

Si tratta di diritti. L’Italia, Repubblica fondata sul lavoro, deve legiferare per chi non ha possibilità reali di lavorare – specialmente nel Sud, dove il lavoro regolare manca – garantendo una reale “protezione” alle categorie protette. 

La Corte Costituzionale ha già aperto la strada: ora spetta all’Esecutivo e al Parlamento adottare misure vere, non solo parole. 

Firma per un’Italia più equa e giusta. Altrimenti, resteremo fermi per decenni. 

Grazie


--- 

Fonti aggiornate: 

Pensione invalidi civili totali 2025: 336,00 €; reddito ≤ 19.772,50 €   

Invalidi al 74–99%: 336,00 € se reddito ≤ 5.771,35 €   

Rivalutazione 2025: +0,8% pensioni, +1,6% limiti reddito, +4,49% indennità

Allora Firma per un'Italia più equa e giusta. Altrimenti, rischiamo di rimanere fermi... e lo siamo già da decenni.

 

Grazie 

 

 

* Le cifre riportate erano riferite all'anno 2020, dove ad oggi l'importo (piccole maggiorazioni per adeguamento ISTAT) è aggiornato.

**  L'adeguamento della prestazione pensionistica nel 2023 è del 7,3% che si traduce in un importo (tra il 74% ed il 99%) di 313,91 euro per redditi annuali sotto la soglia dei 5.391,88 euro euro. 

 

 

avatar of the starter
Francesco MalagutiPromotore della petizione

1760

Firmatari recenti
Alessandro D'Intino e altri 10 hanno firmato di recente.

Il problema

Non smette di far discutere la decisione della Consulta di aumentare le pensioni di invalidità civile al 100%: un provvedimento storico che porta l’importo mensile delle pensioni da 333,33 € (valore 2024) a 336,00 € per il 2025, ritenuto ancora insufficiente per coprire i bisogni primari, molti ritengono i limiti imposti per ottenere l’aumento discriminatori  . 

La Corte Costituzionale ha stabilito che l’incremento sarà riconosciuto a tutti gli invalidi civili totali senza bisogno di aspettare i 60 anni (sentenza n. 152 del 23 giugno 2020). L’aumento, attivo non appena la sentenza sarà pubblicata in Gazzetta Ufficiale, riguarderà però solo gli invalidi civili totali maggiorenni con redditi fino a 19.772,50 € annui  . 

Proprio questo tetto reddituale e la soglia di invalidità al 100%, stanno suscitando molte polemiche: su social e tra associazioni cresce la delusione di chi resta escluso per motivi economici o di percentuale. 

Già parlando di esclusi, gli invalidi parziali con invalidità dal 74% al 99% – che ricevono 336,00 € al mese, ma solo se il reddito è sotto i 5.771,35 € – si chiedono come sia possibile vivere, senza lavoro, con tale cifra  . 

Occorre un intervento urgente delle associazioni per tutte le categorie di disabili. Il comma 1 dell’art. 38 Costituzione recita: 

> “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale…”

 

E questo provvedimento di aumento, in relazione all’inflazione corrente (che nel 2025 ha portato rivalutazioni minime del +0,8 % o del +1,6 % per certe prestazioni), risulta insufficiente  . 

Il tema si collega anche all’emendamento della XII Commissione (Affari Sociali) sul DL Rilancio – art. 84 – che introduce un comma 11‑bis a sostegno dei caregiver, figura ancora assente nel nostro ordinamento. 

Inoltre, richiamando l’art. 3 della Costituzione, “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale… è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli economici e sociali…”; e l’art. 32, sulla tutela della salute, oggi messa in crisi dalla riduzione dei servizi assistenziali. 

Anche in tema di separazione dei poteri, l’Esecutivo sta predisponendo misure che dovrebbero competere al Legislativo; la Consulta ha già definito il passaggio dalla pandemia all’epidemia, ribadendo che lo Stato di diritto va salvaguardato, anche fuori da uno stato di emergenza. 

Se è vero che nel 2023 sono stati rimodulati circa 4 miliardi di euro dal comparto sanità agli armamenti, diviene ancor più urgente garantire che le minori risorse pubbliche non penalizzino ulteriormente i più fragili. 

L’adeguamento delle pensioni è calcolato sul montante erogato, ma se questo resta intorno ai 300 €, un eventuale aumento legato all’inflazione basta a poco: rimangono sempre 300 € mensili di potere d’acquisto. 

Queste tematiche hanno un approccio “intersezionale”: dal piano economico ad aspetti di giustizia sociale, civili e civismo. Non esistono diritti civili senza diritti sociali. 

Nel passato recente c’è stata ad esempio la legge Zan, e qui parliamo dei diritti delle persone con disabilità, un pilastro inderogabile dei diritti umani secondo la nostra Costituzione. Il dl Zan non è passato, nonostante contemplasse l'abilismo.

In sintesi: chiediamo che l’aumento della pensione di invalidità venga esteso anche ai disabili con percentuali dal 74% al 99% (“disabili gravi” legalmente riconosciuti), oltre ai già inclusi al 100%. 

Chiediamo inoltre l’approvazione dell’emendamento per i caregiver, stanziando i 75 milioni di euro già disponibili dal 2017, mai utilizzati fino ad oggi. 

Si tratta di diritti. L’Italia, Repubblica fondata sul lavoro, deve legiferare per chi non ha possibilità reali di lavorare – specialmente nel Sud, dove il lavoro regolare manca – garantendo una reale “protezione” alle categorie protette. 

La Corte Costituzionale ha già aperto la strada: ora spetta all’Esecutivo e al Parlamento adottare misure vere, non solo parole. 

Firma per un’Italia più equa e giusta. Altrimenti, resteremo fermi per decenni. 

Grazie


--- 

Fonti aggiornate: 

Pensione invalidi civili totali 2025: 336,00 €; reddito ≤ 19.772,50 €   

Invalidi al 74–99%: 336,00 € se reddito ≤ 5.771,35 €   

Rivalutazione 2025: +0,8% pensioni, +1,6% limiti reddito, +4,49% indennità

Allora Firma per un'Italia più equa e giusta. Altrimenti, rischiamo di rimanere fermi... e lo siamo già da decenni.

 

Grazie 

 

 

* Le cifre riportate erano riferite all'anno 2020, dove ad oggi l'importo (piccole maggiorazioni per adeguamento ISTAT) è aggiornato.

**  L'adeguamento della prestazione pensionistica nel 2023 è del 7,3% che si traduce in un importo (tra il 74% ed il 99%) di 313,91 euro per redditi annuali sotto la soglia dei 5.391,88 euro euro. 

 

 

avatar of the starter
Francesco MalagutiPromotore della petizione

I decisori

Matteo Salvini
Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Ministro dell'Interno e Segretario della Lega Nord
Giorgia Meloni
Presidente di Fratelli d'Italia
Orazio Schillaci
Orazio Schillaci
Ministro della salute
Giancarlo Giorgetti
Giancarlo Giorgetti
Ministro dello Sviluppo Economico
Presidenza del consiglio dei ministri, Governo Italiano
Presidenza del consiglio dei ministri, Governo Italiano

Voci dei sostenitori

Aggiornamenti sulla petizione