Dimmissioni di Giovanni Malagò

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Il problema

Non è più soltanto una crisi di risultati. È una crisi di credibilità.

L’Italia ha mancato la qualificazione al Mondiale per la terza volta consecutiva. Un fallimento storico che non può essere spiegato indicando ogni volta un nuovo allenatore, un nuovo dirigente o un nuovo capro espiatorio.

Il copione è sempre lo stesso:

cambia il commissario tecnico, partono le promesse, aumenta la pressione, arriva il fallimento e tutte le responsabilità vengono scaricate sull’ultimo nome mandato in panchina.

Gli allenatori cambiano. I vertici restano. Il sistema non migliora.

Giovanni Malagò aveva riconosciuto pubblicamente che il calcio italiano soffre di problemi strutturali e che le riforme devono essere affrontate con urgenza.

Per questo Paolo Maldini e Leonardo erano stati chiamati a costruire qualcosa di completamente diverso: non una soluzione provvisoria, ma una nuova direzione tecnica e un percorso da ricostruire partendo dalla base.

Il 23 luglio 2026, la stessa FIGC presentava pubblicamente questo progetto parlando di condivisione delle scelte e di ricostruzione del calcio italiano. Soltanto quattro giorni dopo, Maldini e Leonardo hanno deciso di dimettersi. Maldini ha lasciato appena 16 giorni dopo la propria nomina, in seguito al naufragio del piano che avrebbe dovuto portare Andrea Pirlo sulla panchina della Nazionale.

Un progetto di rifondazione non può durare sedici giorni.

Questa petizione non nasce per sostenere che Pirlo fosse l’unico allenatore possibile o che la sua candidatura non potesse essere discussa.

Il problema è molto più grave.

Se si affida a un direttore tecnico la ricostruzione del calcio italiano, bisogna permettergli di sviluppare una linea sportiva, assumersi la responsabilità delle proprie decisioni e lavorare con autonomia. Non lo si può presentare come l’uomo della rinascita e poi lasciare che tutto crolli alla prima scelta controversa.

Questa non è programmazione. È improvvisazione.

Una Nazionale non viene salvata da un singolo commissario tecnico.

Una Nazionale vince grazie ai settori giovanili, alla formazione degli allenatori, alle strutture, agli investimenti, alla valorizzazione dei calciatori italiani, alla collaborazione con i club e a una Federazione capace di programmare per molti anni.

Pensare che basti cambiare nuovamente il CT significa continuare a nascondere il problema reale.

Il calcio italiano non può essere una porta girevole per allenatori e dirigenti tecnici, mentre le poltrone dei vertici rimangono più stabili dei progetti che dovrebbero salvare la Nazionale.

Chi comanda deve assumersi la responsabilità delle proprie scelte.

Per questo chiediamo le dimissioni di Giovanni Malagò dalla presidenza della FIGC e l’apertura di una nuova fase fondata su:

una direzione tecnica realmente autonoma;
un progetto pubblico e verificabile di lungo periodo;
criteri trasparenti nella scelta dei responsabili;
investimenti concreti nei settori giovanili;
maggiore valorizzazione dei calciatori italiani;
responsabilità effettiva dei vertici federali;
fine della ricerca continua di capri espiatori.
Non vogliamo assistere all’ennesimo annuncio.

Non vogliamo aspettare il prossimo allenatore da sacrificare.

Non vogliamo che un altro fallimento venga utilizzato per cambiare tutto in superficie, lasciando tutto identico ai vertici.

Basta promesse. Basta soluzioni provvisorie. Basta cambiare nomi per non cambiare mai il sistema.

Il calcio italiano appartiene a milioni di persone che continuano ad amarlo, seguirlo e sostenerlo nonostante anni di delusioni.

Meritiamo una Federazione competente, coerente e capace di assumersi le proprie responsabilità.

Firma la petizione.

Salviamo il calcio italiano prima che venga sprecata un’altra generazione.

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Petizione creata in data 27 luglio 2026