

Difendiamo lo stadio Flaminio di Roma dalla speculazione!
Il problema
Difendiamo lo stadio Flaminio di Roma dalla speculazione!
Il capolavoro di Pier Luigi e Antonio Nervi è un bene pubblico e un patrimonio di tutti: chiediamo che ogni progetto che non lo tuteli, rispetti e valorizzi venga respinto.
Docomomo Italia, insieme a Fondazione Pier Luigi Nervi, AIPAI, AAA Italia, Carte in regola, Fondazione Bruno Zevi, Italia Nostra Roma e Federsupporter , ha inviato al Ministro della Cultura e al Presidente del Consiglio Superiore per i beni culturali e paesaggistici un appello per la tutela e conservazione dello Stadio Flaminio di Roma contro il progetto della SS Lazio, argomentando una motivata opposizione al recente parere della Soprintendenza capitolina, datato 10 agosto 2026.
Il documento denuncia l’inadeguatezza e il devastante impatto alla scala architettonica, urbana e paesaggistica del progetto proposto dalla S.S. Lazio per lo Stadio Flaminio, di cui rileva il pieno contrasto con le motivazioni del vincolo ministeriale, ed esprime grande preoccupazione per il futuro dell'intera opera dello studio Nervi, evidente dalle immagini che giungono dal cantiere dello Stadio Artemio Franchi di Firenze. Non è questo il futuro che auguriamo al nostro patrimonio culturale e architettonico, non possiamo restare in silenzio.
Firmiamo insieme questo appello al Ministro della Cultura, al Presidente del Consiglio Superiore per i beni culturali e paesaggistici e al Sindaco di Roma per salvare uno dei capolavori dell'architettura e ingegneria del Novecento.
Il testo del nostro appello:
All’attenzione del Ministro della Cultura Dott. Alessandro Giuli
Al Presidente del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici - Prof. Claudio Strinati
Al Direttore Generale Archeologia, belle arti e paesaggio dott. Fabrizio Magani
Al Presidente del Comitato tecnico-scientifico per l'arte e l'architettura contemporanee Prof. Giovanni Francesco Tuzzolino
Al Direttore Generale Creatività Contemporanea dott. Costantino D'Orazio
Al Servizio III – Architettura contemporanea, periferie e rigenerazione urbana Arch. Maria Piccarreta
Alla Soprintendente Speciale Archeologia, belle arti e paesaggio di Roma Dott.ssa Daniela Porro
Roma, 27 Agosto 2026
Appello per la tutela e conservazione dello Stadio Flaminio di Roma contro il progetto della SS Lazio.
Mentre i lavori di ristrutturazione dello stadio Artemio Franchi a Firenze ne stanno progressivamente cancellando i valori espressivi e testimoniali riconosciuti dal Ministero per la Cultura, si manifesta il nuovo ‘caso’ dello stadio Flaminio a Roma, realizzato da Pier Luigi e Antonio Nervi e inaugurato nel 1959 in occasione della XVII Olimpiade. La Capitale sembra invischiata tra un colpevole abbandono del monumento e un progetto di presunta valorizzazione che ne cancella la percezione oltre a rischiare una pesante alterazione dell’assetto del contesto urbano.
Le sottoscritte Associazioni dichiarano la netta opposizione al progetto presentato dalla SS Lazio, la cui realizzazione comporterebbe la concreta cancellazione dell’opera che, pur materialmente presente, diventerebbe concretamente ‘invisibile’. Un altro capolavoro del nostro patrimonio monumentale del Novecento irrimediabilmente perduto.
Tali considerazioni derivano dalla presa visione del progetto di “riqualificazione” dello stadio Flaminio presentato dalla SS. Lazio e dalla lettura del parere espresso dalla Soprintendenza Speciale di Roma Capitale. Con la nota del 10 agosto 2026, indirizzata a Roma Capitale oltre che ad altri Uffici del MiC, la Soprintendenza ha, infatti, fornito il proprio “parere di competenza” sul progetto di riqualificazione dello stadio Flaminio, regolarmente sottoposto a tutela, dopo aver esaminato le integrazioni richieste e fornite dalla SS. Lazio. Un parere imbarazzato e imbarazzante. Imbarazzato per il modo in cui la stessa Soprintendenza sembra aver smarrito il suo ruolo abdicando alle sue responsabilità pubblicistiche e a ogni elementare discernimento tecnico e critico. Imbarazzante per chi, ad esempio, è costretto a leggere che “la proposta del nuovo stadio risulti essere soprammessa (sic) allo stadio Flaminio preesistente” e che gli sgraziati dinosauri metallici atti a sostenere il nuovo anello riprodurrebbero “a scala più grande” i telai di Nervi.
Ma andiamo con ordine. Dopo aver richiamato i caratteri architettonici e testimoniali dell’opera, peraltro già illustrati in modo ben più ampio nella relazione di vincolo, e dopo aver sottolineato la necessità che “venga avviata un’opera di conservazione, restauro e valorizzazione … dello Stadio Flaminio con opere di riqualificazione, ammodernamento e adeguamento al fine della rimessa in pristino”, la Soprintendenza anticipa il proprio “parere preliminare di massima favorevole” sul progetto presentato dalla SS. Lazio, specificando alcune “condizioni”. La prima è “l’alleggerimento dell’anello-pensilina esterno per poter percepire maggiormente lo stadio preesistente che resta all’interno della nuova struttura” (il neretto è nostro). Ci domandiamo come sia possibile pensare che l’effetto straniante di ‘fuori scala’ del progetto, oltre che di mascheramento dello stadio preesistente, con strutture metalliche ben più alte di quelle originarie in calcestruzzo, possa essere “alleggerito” per “percepire maggiormente” le strutture originarie.
Quanto alla “pensilina aggettante sulla tribuna d’onore”, la Soprintendenza riporta alcuni brani della letteratura critica che ne esaltano i caratteri e, con un giro di parole, informa che “il vincolo … di tutela del 27.09.2018 n. 74 non potrebbe essere autonomamente modificato dalla scrivente Soprintendenza” quasi facendo intendere che, se ne avesse avuto la possibilità, la stessa Soprintendenza l’avrebbe modificato pur di non contraddire il progetto. Segue una sorta di excusatio non petita, sulla complessità delle procedure atte a modificare un provvedimento di tutela: del tutto superflua, sia perché, in tutta franchezza, non sarebbe attuabile nel caso in esame; sia perché le norme e le procedure di attuazione non ne contemplano l’ignoranza, soprattutto da parte di una pubblica Amministrazione qual è Roma Capitale. Ed è parimenti incredibile che, sempre riguardo alla pensilina, la Soprintendenza evochi quella dello stadio Artemio Franchi a Firenze, massacrato dai lavori attualmente in corso con il beneplacito del MiC che, come nel caso del Flaminio, ne aveva dichiarato l’interesse culturale. Anzi a Firenze l’Organo di tutela ha addirittura finanziato i lavori per la “Riqualificazione Stadio Artemio Franchi di Pierluigi (sic) Nervi” utilizzando i 95 milioni del PNRR prelevati dal fondo in propria dotazione.
Passando agli aspetti paesaggistici, la Soprintendenza cita alcuni passaggi dell’art. 28 delle Norme del P.T.P.R., in cui si parla di “conservazione e valorizzazione … degli elementi naturali presenti … delle visuali verso i paesaggi di pregio adiacenti … mediante il mantenimento di corridoi verdi all’interno dei tessuti e di connessione con i paesaggi naturali”. Parte di questi caratteri è variamente riscontrabile nell’area circostante lo Stadio. Ma, in particolare, assume rilievo il rapporto con il contesto collinare, oltre che con il più immediato intorno urbano qualificato da numerose architetture d’autore realizzate per la XVII Olimpiade. Questo rapporto costituì un obiettivo degli estensori del bando di progettazione degli anni ‘50, ben consapevoli della sua importanza, al punto da fissare l’altezza del coronamento delle gradinate in 18-20 ml.: prescrizione mirabilmente interpretata da Pier Luigi e Antonio Nervi. Ma si deve, purtroppo, constatare che il nuovo anello porterebbe tali altezze a ben più del doppio in corrispondenza dei lati lunghi e ancor più in corrispondenza delle curve. Con tanti saluti al paesaggio e alla ‘misura’ che contraddistingue l’opera dei Nervi.
Con riferimento a tali aspetti, desta un certo stupore che la Soprintendenza ne sottolinei l’importanza “sia in relazione alle altezze attuali dello stadio Flaminio sia con le nuove altezze dello stadio di progetto, … l’impatto dovrà essere calibrato e ben rapportato alla realtà consolidata in cui si va ad inserire”. Le differenti altezze dello stadio originario e di quello di progetto non possono ovviamente confrontarsi contemporaneamente con il paesaggio circostante, perché nel progetto della SS Lazio lo stadio di Nervi, nascosto com’è, non ha più alcun rilievo paesaggistico. E, d’altra parte, l’altezza del nuovo stadio non potrà mai rispettare quella originaria. Sarà, infatti, cancellata completamente l’intima commistione tra dimensione paesaggistica e architettonica, leggibile lungo la linea di coronamento dello stadio. E altrettanto stupore desta l’irrituale indicazione progettuale della Soprintendenza, che impartisce indicazioni chiaramente contrastanti con la citata qualità dell’opera dei Nervi: “l’altezza massima che potrà raggiungere la nuova copertura dello stadio potrà essere l’altezza massima del vicino Auditorium Parco della musica … infatti risulta evidente come tale rapporto sia prioritario per … una corretta compatibilità paesaggistica”. In queste poche righe l’opera di Nervi è già scomparsa.
In conclusione, è evidente che il progetto tradisce il Piano di conservazione interdisciplinare dello stadio, redatto da Sapienza Università di Roma con la Fondazione P.L. Nervi e do.co.mo.mo. Italia e definito dalla stessa Soprintendenza “prioritario strumento metodologico e operativo al fine di perseguire la tutela e la conservazione del manufatto storico”. Di conseguenza, il parere favorevole non ne rispetta i contenuti e le prescrizioni, arrivando quasi a citarlo in modo puramente formale, senza trarne alcuna conseguenza sostanziale.
Ci appelliamo, pertanto, al parere del Ministro e del Consiglio superiore dei beni culturali e paesaggistici per la corretta tutela e valorizzazione di un’opera unica e irripetibile.
Antonello Alici - Presidente do.co.mo.mo. Italia
Ugo Carughi - Responsabile scientifico Giornale do.co.mo.mo. Italia e Curatore del Piano di Conservazione dello Stadio Flaminio
Francesco Romeo - Curatore del Piano di Conservazione dello Stadio Flaminio
Claudio Varagnoli - Componente del Comitato tecnico-scientifico per l’arte e l’architettura contemporanee
Marco Nervi - Presidente Fondazione Pier Luigi Nervi
Eduardo Currà - Presidente AIPAI - Associazione italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale
Ettore Sessa - Presidente AAA/Italia - Associazione nazionale Archivi Architettura contemporanea
Anna Maria Bianchi - Presidente Associazione Carte in Regola
Adachiara Zevi - Presidente Fondazione Bruno Zevi
Oreste Rutigliano - Presidente Italia Nostra sezione di Roma
Alfredo Parisi - Presidente Federsupporter

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Il problema
Difendiamo lo stadio Flaminio di Roma dalla speculazione!
Il capolavoro di Pier Luigi e Antonio Nervi è un bene pubblico e un patrimonio di tutti: chiediamo che ogni progetto che non lo tuteli, rispetti e valorizzi venga respinto.
Docomomo Italia, insieme a Fondazione Pier Luigi Nervi, AIPAI, AAA Italia, Carte in regola, Fondazione Bruno Zevi, Italia Nostra Roma e Federsupporter , ha inviato al Ministro della Cultura e al Presidente del Consiglio Superiore per i beni culturali e paesaggistici un appello per la tutela e conservazione dello Stadio Flaminio di Roma contro il progetto della SS Lazio, argomentando una motivata opposizione al recente parere della Soprintendenza capitolina, datato 10 agosto 2026.
Il documento denuncia l’inadeguatezza e il devastante impatto alla scala architettonica, urbana e paesaggistica del progetto proposto dalla S.S. Lazio per lo Stadio Flaminio, di cui rileva il pieno contrasto con le motivazioni del vincolo ministeriale, ed esprime grande preoccupazione per il futuro dell'intera opera dello studio Nervi, evidente dalle immagini che giungono dal cantiere dello Stadio Artemio Franchi di Firenze. Non è questo il futuro che auguriamo al nostro patrimonio culturale e architettonico, non possiamo restare in silenzio.
Firmiamo insieme questo appello al Ministro della Cultura, al Presidente del Consiglio Superiore per i beni culturali e paesaggistici e al Sindaco di Roma per salvare uno dei capolavori dell'architettura e ingegneria del Novecento.
Il testo del nostro appello:
All’attenzione del Ministro della Cultura Dott. Alessandro Giuli
Al Presidente del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici - Prof. Claudio Strinati
Al Direttore Generale Archeologia, belle arti e paesaggio dott. Fabrizio Magani
Al Presidente del Comitato tecnico-scientifico per l'arte e l'architettura contemporanee Prof. Giovanni Francesco Tuzzolino
Al Direttore Generale Creatività Contemporanea dott. Costantino D'Orazio
Al Servizio III – Architettura contemporanea, periferie e rigenerazione urbana Arch. Maria Piccarreta
Alla Soprintendente Speciale Archeologia, belle arti e paesaggio di Roma Dott.ssa Daniela Porro
Roma, 27 Agosto 2026
Appello per la tutela e conservazione dello Stadio Flaminio di Roma contro il progetto della SS Lazio.
Mentre i lavori di ristrutturazione dello stadio Artemio Franchi a Firenze ne stanno progressivamente cancellando i valori espressivi e testimoniali riconosciuti dal Ministero per la Cultura, si manifesta il nuovo ‘caso’ dello stadio Flaminio a Roma, realizzato da Pier Luigi e Antonio Nervi e inaugurato nel 1959 in occasione della XVII Olimpiade. La Capitale sembra invischiata tra un colpevole abbandono del monumento e un progetto di presunta valorizzazione che ne cancella la percezione oltre a rischiare una pesante alterazione dell’assetto del contesto urbano.
Le sottoscritte Associazioni dichiarano la netta opposizione al progetto presentato dalla SS Lazio, la cui realizzazione comporterebbe la concreta cancellazione dell’opera che, pur materialmente presente, diventerebbe concretamente ‘invisibile’. Un altro capolavoro del nostro patrimonio monumentale del Novecento irrimediabilmente perduto.
Tali considerazioni derivano dalla presa visione del progetto di “riqualificazione” dello stadio Flaminio presentato dalla SS. Lazio e dalla lettura del parere espresso dalla Soprintendenza Speciale di Roma Capitale. Con la nota del 10 agosto 2026, indirizzata a Roma Capitale oltre che ad altri Uffici del MiC, la Soprintendenza ha, infatti, fornito il proprio “parere di competenza” sul progetto di riqualificazione dello stadio Flaminio, regolarmente sottoposto a tutela, dopo aver esaminato le integrazioni richieste e fornite dalla SS. Lazio. Un parere imbarazzato e imbarazzante. Imbarazzato per il modo in cui la stessa Soprintendenza sembra aver smarrito il suo ruolo abdicando alle sue responsabilità pubblicistiche e a ogni elementare discernimento tecnico e critico. Imbarazzante per chi, ad esempio, è costretto a leggere che “la proposta del nuovo stadio risulti essere soprammessa (sic) allo stadio Flaminio preesistente” e che gli sgraziati dinosauri metallici atti a sostenere il nuovo anello riprodurrebbero “a scala più grande” i telai di Nervi.
Ma andiamo con ordine. Dopo aver richiamato i caratteri architettonici e testimoniali dell’opera, peraltro già illustrati in modo ben più ampio nella relazione di vincolo, e dopo aver sottolineato la necessità che “venga avviata un’opera di conservazione, restauro e valorizzazione … dello Stadio Flaminio con opere di riqualificazione, ammodernamento e adeguamento al fine della rimessa in pristino”, la Soprintendenza anticipa il proprio “parere preliminare di massima favorevole” sul progetto presentato dalla SS. Lazio, specificando alcune “condizioni”. La prima è “l’alleggerimento dell’anello-pensilina esterno per poter percepire maggiormente lo stadio preesistente che resta all’interno della nuova struttura” (il neretto è nostro). Ci domandiamo come sia possibile pensare che l’effetto straniante di ‘fuori scala’ del progetto, oltre che di mascheramento dello stadio preesistente, con strutture metalliche ben più alte di quelle originarie in calcestruzzo, possa essere “alleggerito” per “percepire maggiormente” le strutture originarie.
Quanto alla “pensilina aggettante sulla tribuna d’onore”, la Soprintendenza riporta alcuni brani della letteratura critica che ne esaltano i caratteri e, con un giro di parole, informa che “il vincolo … di tutela del 27.09.2018 n. 74 non potrebbe essere autonomamente modificato dalla scrivente Soprintendenza” quasi facendo intendere che, se ne avesse avuto la possibilità, la stessa Soprintendenza l’avrebbe modificato pur di non contraddire il progetto. Segue una sorta di excusatio non petita, sulla complessità delle procedure atte a modificare un provvedimento di tutela: del tutto superflua, sia perché, in tutta franchezza, non sarebbe attuabile nel caso in esame; sia perché le norme e le procedure di attuazione non ne contemplano l’ignoranza, soprattutto da parte di una pubblica Amministrazione qual è Roma Capitale. Ed è parimenti incredibile che, sempre riguardo alla pensilina, la Soprintendenza evochi quella dello stadio Artemio Franchi a Firenze, massacrato dai lavori attualmente in corso con il beneplacito del MiC che, come nel caso del Flaminio, ne aveva dichiarato l’interesse culturale. Anzi a Firenze l’Organo di tutela ha addirittura finanziato i lavori per la “Riqualificazione Stadio Artemio Franchi di Pierluigi (sic) Nervi” utilizzando i 95 milioni del PNRR prelevati dal fondo in propria dotazione.
Passando agli aspetti paesaggistici, la Soprintendenza cita alcuni passaggi dell’art. 28 delle Norme del P.T.P.R., in cui si parla di “conservazione e valorizzazione … degli elementi naturali presenti … delle visuali verso i paesaggi di pregio adiacenti … mediante il mantenimento di corridoi verdi all’interno dei tessuti e di connessione con i paesaggi naturali”. Parte di questi caratteri è variamente riscontrabile nell’area circostante lo Stadio. Ma, in particolare, assume rilievo il rapporto con il contesto collinare, oltre che con il più immediato intorno urbano qualificato da numerose architetture d’autore realizzate per la XVII Olimpiade. Questo rapporto costituì un obiettivo degli estensori del bando di progettazione degli anni ‘50, ben consapevoli della sua importanza, al punto da fissare l’altezza del coronamento delle gradinate in 18-20 ml.: prescrizione mirabilmente interpretata da Pier Luigi e Antonio Nervi. Ma si deve, purtroppo, constatare che il nuovo anello porterebbe tali altezze a ben più del doppio in corrispondenza dei lati lunghi e ancor più in corrispondenza delle curve. Con tanti saluti al paesaggio e alla ‘misura’ che contraddistingue l’opera dei Nervi.
Con riferimento a tali aspetti, desta un certo stupore che la Soprintendenza ne sottolinei l’importanza “sia in relazione alle altezze attuali dello stadio Flaminio sia con le nuove altezze dello stadio di progetto, … l’impatto dovrà essere calibrato e ben rapportato alla realtà consolidata in cui si va ad inserire”. Le differenti altezze dello stadio originario e di quello di progetto non possono ovviamente confrontarsi contemporaneamente con il paesaggio circostante, perché nel progetto della SS Lazio lo stadio di Nervi, nascosto com’è, non ha più alcun rilievo paesaggistico. E, d’altra parte, l’altezza del nuovo stadio non potrà mai rispettare quella originaria. Sarà, infatti, cancellata completamente l’intima commistione tra dimensione paesaggistica e architettonica, leggibile lungo la linea di coronamento dello stadio. E altrettanto stupore desta l’irrituale indicazione progettuale della Soprintendenza, che impartisce indicazioni chiaramente contrastanti con la citata qualità dell’opera dei Nervi: “l’altezza massima che potrà raggiungere la nuova copertura dello stadio potrà essere l’altezza massima del vicino Auditorium Parco della musica … infatti risulta evidente come tale rapporto sia prioritario per … una corretta compatibilità paesaggistica”. In queste poche righe l’opera di Nervi è già scomparsa.
In conclusione, è evidente che il progetto tradisce il Piano di conservazione interdisciplinare dello stadio, redatto da Sapienza Università di Roma con la Fondazione P.L. Nervi e do.co.mo.mo. Italia e definito dalla stessa Soprintendenza “prioritario strumento metodologico e operativo al fine di perseguire la tutela e la conservazione del manufatto storico”. Di conseguenza, il parere favorevole non ne rispetta i contenuti e le prescrizioni, arrivando quasi a citarlo in modo puramente formale, senza trarne alcuna conseguenza sostanziale.
Ci appelliamo, pertanto, al parere del Ministro e del Consiglio superiore dei beni culturali e paesaggistici per la corretta tutela e valorizzazione di un’opera unica e irripetibile.
Antonello Alici - Presidente do.co.mo.mo. Italia
Ugo Carughi - Responsabile scientifico Giornale do.co.mo.mo. Italia e Curatore del Piano di Conservazione dello Stadio Flaminio
Francesco Romeo - Curatore del Piano di Conservazione dello Stadio Flaminio
Claudio Varagnoli - Componente del Comitato tecnico-scientifico per l’arte e l’architettura contemporanee
Marco Nervi - Presidente Fondazione Pier Luigi Nervi
Eduardo Currà - Presidente AIPAI - Associazione italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale
Ettore Sessa - Presidente AAA/Italia - Associazione nazionale Archivi Architettura contemporanea
Anna Maria Bianchi - Presidente Associazione Carte in Regola
Adachiara Zevi - Presidente Fondazione Bruno Zevi
Oreste Rutigliano - Presidente Italia Nostra sezione di Roma
Alfredo Parisi - Presidente Federsupporter

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Petizione creata in data 13 settembre 2026