Difendiamo la Corte Penale dell'Aia: il governo italiano ne rispetti la giurisdizione

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L'Italia continua a ignorare i mandati di cattura emessi dalla Corte Penale Internazionale con sede all'Aia, nonostante sia parte dello Statuto di Roma e il quinto paese per contributi versati.

Il governo italiano, attraverso l'ambasciatore all'Aia, ha dichiarato esplicitamente di voler subordinare la giurisdizione della Corte Penale Internazionale (CPI) agli "interessi nazionali".

Il neo-ambasciatore Massari ha affermato che intende lavorare per "promuovere gli interessi nazionali dell'Italia presso i tribunali internazionali e gli organismi multilaterali basati a L'Aja", senza fare alcun cenno al fatto che l'Italia ha in primis l'obbligo di rispettare lo Statuto di Roma e di cooperare con la Corte.

L'Italia deve rispettare l'articolo 86 dello Statuto di Roma, la Carta della CPI. "Obbligo generale di cooperazione: gli Stati Parte cooperano pienamente con la Corte nelle indagini e nei procedimenti penali per i reati di competenza della Corte" che la vincolano al rispetto delle decisioni della Corte. Cercare di eludere questi impegni è un atto irresponsabile che danneggia la reputazione del nostro paese e mina la fiducia nelle istituzioni internazionali.

In un momento in cui l'unità e la solidarietà internazionale sono più che mai necessarie, l'Italia non può permettersi di isolarsi o compromettere i principi di giustizia e legalità; la CPI è uno strumento fondamentale per garantire che i crimini più gravi non rimangano impuniti, e l'Italia deve sostenerla, non ostacolarla.

Chiediamo al governo italiano di rispettare i suoi impegni:

  • Cooperare pienamente con la Corte Penale Internazionale e dare seguito ai mandati di cattura emessi.
  • Astenersi dall'interferire con l'autonomia della Corte.
  • Rafforzare e promuovere presso gli altri paesi partner il sostegno all'indipendenza e all'efficacia della CPI

Photo: jbdodane

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Il governo italiano, attraverso l'ambasciatore all'Aia, ha dichiarato esplicitamente di voler subordinare la giurisdizione della Corte Penale Internazionale (CPI) agli "interessi nazionali".

Il neo-ambasciatore Massari ha affermato che intende lavorare per "promuovere gli interessi nazionali dell'Italia presso i tribunali internazionali e gli organismi multilaterali basati a L'Aja", senza fare alcun cenno al fatto che l'Italia ha in primis l'obbligo di rispettare lo Statuto di Roma e di cooperare con la Corte.

L'Italia deve rispettare l'articolo 86 dello Statuto di Roma, la Carta della CPI. "Obbligo generale di cooperazione: gli Stati Parte cooperano pienamente con la Corte nelle indagini e nei procedimenti penali per i reati di competenza della Corte" che la vincolano al rispetto delle decisioni della Corte. Cercare di eludere questi impegni è un atto irresponsabile che danneggia la reputazione del nostro paese e mina la fiducia nelle istituzioni internazionali.

In un momento in cui l'unità e la solidarietà internazionale sono più che mai necessarie, l'Italia non può permettersi di isolarsi o compromettere i principi di giustizia e legalità; la CPI è uno strumento fondamentale per garantire che i crimini più gravi non rimangano impuniti, e l'Italia deve sostenerla, non ostacolarla.

Chiediamo al governo italiano di rispettare i suoi impegni:

  • Cooperare pienamente con la Corte Penale Internazionale e dare seguito ai mandati di cattura emessi.
  • Astenersi dall'interferire con l'autonomia della Corte.
  • Rafforzare e promuovere presso gli altri paesi partner il sostegno all'indipendenza e all'efficacia della CPI

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