Negano la violenza e attaccano l'autodeterminazione!

Cara community,
vi scrivo perché la nostra battaglia per l'educazione affettiva e sessuale ha assunto un'urgenza ancora più profonda alla luce del dibattito pubblico attuale.
Mentre la cronaca continua a registrare una drammatica scia di violenze e femminicidi, assistiamo a una narrazione politica allarmante che tenta di cancellare la realtà. C'è chi, all'interno delle istituzioni e nei programmi dei nuovi movimenti, asserisce apertamente che "il femminicidio non esiste", liquidando la violenza di genere come un reato qualunque e proponendo persino di abolirne la specificità normativa.
Questa stessa visione non si ferma qui: l'attacco ai diritti delle donne si estende all'autodeterminazione, con proposte programmatiche che dichiarano che l'aborto non è un diritto, chiedendo restrizioni all'accesso alla pillola Ru486 e l'obbligo di imporre l'ascolto del battito fetale nei consultori.
Tutto questo è strettamente collegato alla nostra petizione. Negare che esista una violenza strutturale contro le donne e, contemporaneamente, cercare di limitare i loro diritti fondamentali sul proprio corpo sono le due facce della stessa medaglia: una cultura del controllo che si combatte solo con la cultura del rispetto.
L'educazione affettiva e sessuale nelle scuole non è un'opzione, è l'unico argine educativo per insegnare il consenso, il rispetto dell'altro e l'autonomia fin da giovani.
Non possiamo rimanere in silenzio.
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Unisci la tua voce ai movimenti sul territorio: sosteniamo insieme tutte le mobilitazioni, inclusa quella per il Referendum contro le restrizioni all'educazione affettiva, per dare una risposta democratica e di massa a chi vuole portarci indietro di cinquant'anni.