

Amici miei. Sono tornato da Milano.
Come scrivevo nel precedente aggiornamento avrei dovuto essere inserito di nuovo in lista per un secondo trapianto.
Ma non è stato possibile.
Il motivo?
- Una casa inidonea.
- Un’infezione non ancora risolta.
- Il paratormone salito a livelli pericolosi.
Nonostante i viaggi, i sacrifici, i controlli, la speranza… mi sono sentito di nuovo fermare dalla burocrazia, dai ritardi istituzionali, da quelle stesse condizioni che ho denunciato da anni.
Ancora vivo nella casa in affitto dove ho contratto il batterio difficile da rimuovere, sono nuovamente sotto antibiotici. Una creatinina che fa piangere, il pth a 2000 invece di 11 e la PCR batterica a 79 e deve essere inferiore a 5.
Mi hanno riassegnato la stessa casa.
Quella che anni fa fu occupata mentre ero in barella per un’operazione salvavita.
Ecco com’è oggi:
– Fogna che risale dai bagni e allaga gli interni
– Siringhe fuori dalla porta
– Degrado, spari, presenza di rom abbandonati a se stessi
– Odore di urina e muffa costante
– Un contesto che definire “pericoloso” è poco
Non c’è nessun certificato di idoneità sanitaria. Non c’è alcun controllo dell’ASP.
E sapete cosa mi dicono?
“Accettala così, poi se vuoi te la fai certificare tu.”
Nonostante il sopralluogo de le iene che nel servizio hanno fatto vedere il degrado, mi stanno obbligando ad accettare un alloggio indegno, tossico, pericoloso, per scaricare ogni responsabilità su di me.
Così, se poi dovesse succedere qualcosa, potranno dire:
“È stato lui a firmare. È lui che ha accettato.”
Ma io non ci sto.
Non accetto questa logica malata, che fa passare una firma su un foglio come più importante della mia salute.
Non accetto che una persona fragile venga messa in trappola, legalmente e moralmente.
I tanti giornalisti sapevano che stavano venendo la polizia municipale a consegnare gli atti prima che io lo sapessi.
Mi hanno chiamato la polizia municipale ore dopo.
Hanno programmato una rassegna stampa falsa, dicono di avermi restituito la casa però non dicono le condizioni e non dicono neppure che non mi hanno restituito un bel niente. Quando ho chiesto una firma di chi si assume la responsabilità personalmente, nessuno si è fatto avanti.
Insomma in queste 2 settimane, dopo l’articolo e dopo aver ingannato i cittadini facendo credere a un lieto fine, non ho neppure le chiavi. Hanno murato la porta per non farla occupare di nuovo.
Questa casa non è abitabile.
Non è idonea per una persona in salute, figuriamoci per chi vive con un rene trapiantato, infezioni rare e paratiroidi da operare urgentemente.
Questa è una trappola. Non una soluzione.
Chi vuole davvero aiutarmi, lo dimostra con i fatti.
Io continuerò a raccontare, documentare e resistere. Non solo per me. Per chi, come me, non ha voce.
Come si può negare un trapianto salvavita a chi è costretto a vivere in una casa assegnata senza certificati sanitari, senza tutela, senza dignità?
Sono deluso, stanco, ma non sconfitto.
Resterò qui per programmare l’intervento chirurgico.
E continuerò a raccontare tutto. Perché questa non è solo la mia storia. È la storia di ogni persona fragile, invisibile, ignorata da chi avrebbe il dovere di proteggere.
Grazie a chi mi sta aiutando in questi giorni difficili. Grazie a chi condivide, a chi firma, a chi parla di questa battaglia.
Se oggi resisto, è anche grazie a voi.
Non mi fermo. Non ci fermiamo.
(Per chi volesse contribuire alle spese mediche, interventi e viaggi della speranza come questo)
- Alessandro