

Dedicare maggiori fondi alle università italiane
Il problema
Sono uno studente universitario che coltiva il sogno di diventare accademico e sono preoccupato per lo stato attuale di sottofinanziamento delle università italiane. Secondo dati OCSE, la spesa per l'istruzione terziaria in Italia si attesta attorno allo 0,6% del PIL nazionale (contro una Media OCSE dell'1,3%). Il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) delle università pubbliche arriverà a circa 9,41 miliardi di euro nel 2026, una cifra che risulta però inadeguata a garantire un riallineamento agli standard europei, che richiederebbe oggi un incremento del FFO fino a valori prossimi ai 18 miliardi di euro per raggiungere la media OCSE.
Le nostre istituzioni accademiche sono ospitate in strutture vecchie e obsolete, che necessitano di significativi interventi di rinnovamento. Inoltre, una sola università italiana, il Politecnico di Milano, riesce a trovare posizione tra le migliori 100 del mondo, all'87° posto. Il dato è comunque contestato, perché appare in solo 1 su 5 dei principali ranking globali sulle università (quello di "QS World University Rankings", ma non in quelli di "Times Higher Education", "Shanghai Ranking", "Center for World University Rankings" e "RUR World University Ranking"). Questa è una condizione che ci penalizza a livello di attrattività internazionale, soprattutto tra gli studenti provenienti da quei Paesi che riescono invece a collocare alcune delle loro università in tali posizioni.
Le università che rientrano in queste posizioni non sono necessariamente private e riescono tuttavia a ricevere maggiori fondi e attrarre studenti da tutto il mondo (anche quello occidentale) grazie ai loro eccellenti programmi di studio e alle strutture all'avanguardia. Tuttavia, le nostre università, nonostante la loro storia e tradizione, che in larga parte risale al periodo basso-medievale, non ricevono sufficienti fondi per competere a questo livello.
È essenziale che l'attuale e i futuri governi italiani riconoscano la necessità di investire nella nostra istruzione superiore. Invece di impegnarsi in progetti quali il destinare il 5% della spesa pubblica al settore della difesa, credo sarebbe ancor più strategico, allocare una porzione maggiore del budget nazionale per finanziare le università italiane.
Un investimento maggiore nella ricerca, non solo quella di stampo medico-sanitaria, ma anche quella umanistico-sociale, rilancerebbe il prestigio delle nostre istituzioni accademiche e, di conseguenza, migliorerebbe l'attrattiva verso studenti e professori provenienti da tutto il mondo. Ciò, a mio avviso, favorirebbe un ambiente educativo più ricco e stimolante, una realtà in grado promuovere l'innovazione, la competitività e, non in ultimo, la cultura e il sapere del nostro paese in ambito internazionale.
È tempo di prendere consapevolezza dell'urgenza con cui dobbiamo agire per il futuro accademico e professionale di migliaia di studenti italiani. Vi invito a firmare questa petizione per fare in modo che sempre più fondi pubblici siano diretti verso lo sviluppo dell'istruzione superiore, affinché le università italiane possano ritornare a essere faro di sapere e innovazione sulla scena mondiale. Basta con le brillanti menti italiane che si formano in questo Paese ma devono trasferirsi all'estero per raccogliere i frutti della loro preparazione in Paesi che attribuiscono davvero peso alla ricerca post-laurea. L'Italia, al di là degli slogan politici, deve ripartire dalla cultura e dal sapere, due aspetti imprescindibili e non negoziabili se si vuole dare dignità e fervore intellentuale a un Paese.
Firma e diffondi per dare voce a una nuova generazione di studenti, ricercatori e professori italiani!

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Il problema
Sono uno studente universitario che coltiva il sogno di diventare accademico e sono preoccupato per lo stato attuale di sottofinanziamento delle università italiane. Secondo dati OCSE, la spesa per l'istruzione terziaria in Italia si attesta attorno allo 0,6% del PIL nazionale (contro una Media OCSE dell'1,3%). Il Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) delle università pubbliche arriverà a circa 9,41 miliardi di euro nel 2026, una cifra che risulta però inadeguata a garantire un riallineamento agli standard europei, che richiederebbe oggi un incremento del FFO fino a valori prossimi ai 18 miliardi di euro per raggiungere la media OCSE.
Le nostre istituzioni accademiche sono ospitate in strutture vecchie e obsolete, che necessitano di significativi interventi di rinnovamento. Inoltre, una sola università italiana, il Politecnico di Milano, riesce a trovare posizione tra le migliori 100 del mondo, all'87° posto. Il dato è comunque contestato, perché appare in solo 1 su 5 dei principali ranking globali sulle università (quello di "QS World University Rankings", ma non in quelli di "Times Higher Education", "Shanghai Ranking", "Center for World University Rankings" e "RUR World University Ranking"). Questa è una condizione che ci penalizza a livello di attrattività internazionale, soprattutto tra gli studenti provenienti da quei Paesi che riescono invece a collocare alcune delle loro università in tali posizioni.
Le università che rientrano in queste posizioni non sono necessariamente private e riescono tuttavia a ricevere maggiori fondi e attrarre studenti da tutto il mondo (anche quello occidentale) grazie ai loro eccellenti programmi di studio e alle strutture all'avanguardia. Tuttavia, le nostre università, nonostante la loro storia e tradizione, che in larga parte risale al periodo basso-medievale, non ricevono sufficienti fondi per competere a questo livello.
È essenziale che l'attuale e i futuri governi italiani riconoscano la necessità di investire nella nostra istruzione superiore. Invece di impegnarsi in progetti quali il destinare il 5% della spesa pubblica al settore della difesa, credo sarebbe ancor più strategico, allocare una porzione maggiore del budget nazionale per finanziare le università italiane.
Un investimento maggiore nella ricerca, non solo quella di stampo medico-sanitaria, ma anche quella umanistico-sociale, rilancerebbe il prestigio delle nostre istituzioni accademiche e, di conseguenza, migliorerebbe l'attrattiva verso studenti e professori provenienti da tutto il mondo. Ciò, a mio avviso, favorirebbe un ambiente educativo più ricco e stimolante, una realtà in grado promuovere l'innovazione, la competitività e, non in ultimo, la cultura e il sapere del nostro paese in ambito internazionale.
È tempo di prendere consapevolezza dell'urgenza con cui dobbiamo agire per il futuro accademico e professionale di migliaia di studenti italiani. Vi invito a firmare questa petizione per fare in modo che sempre più fondi pubblici siano diretti verso lo sviluppo dell'istruzione superiore, affinché le università italiane possano ritornare a essere faro di sapere e innovazione sulla scena mondiale. Basta con le brillanti menti italiane che si formano in questo Paese ma devono trasferirsi all'estero per raccogliere i frutti della loro preparazione in Paesi che attribuiscono davvero peso alla ricerca post-laurea. L'Italia, al di là degli slogan politici, deve ripartire dalla cultura e dal sapere, due aspetti imprescindibili e non negoziabili se si vuole dare dignità e fervore intellentuale a un Paese.
Firma e diffondi per dare voce a una nuova generazione di studenti, ricercatori e professori italiani!

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Petizione creata in data 31 luglio 2026