Dateci un lavoro, non una pacca sulla spalla!


Dateci un lavoro, non una pacca sulla spalla!
Il problema
Mi chiamo Denise Iossa, ho 32 anni, sono una cittadina residente nel comune di Settimo Torinese e questa è la terza petizione che pubblico qui su Change.org nel merito di un altro argomento che mi sta a cuore e che presenta puntualmente una correlazione con il mancato rispetto dei princìpi di inclusione, piena partecipazione alla vita sociale delle persone appartenenti alle categorie socialmente svantaggiate ed economicamente vulnerabili e pari opportunità senza ostacoli, boicottaggi, sabotaggi e ostruzionismi di sorta che si manifestano sotto forma di tentativi di scoraggiamento dal prendere parte a qualunque genere di iniziativa, sia essa sociale, professionale o culturale. Tutto è cominciato quando avevo 16 anni, età in cui mi sono recata per la prima volta a farmi rilasciare presso l'Ufficio Anagrafe del comune di Settimo Torinese la carta di identità nel formato cartaceo e un vecchio impiegato, anzichè riportare "studentessa" alla voce "Professione", ha riportato la dicitura "Condizioni non professionali", rovinandomi la vita e contribuendo a far nascere nelle persone che avrebbero dovuto selezionarmi al fine di farmi accedere alla frequenza di un corso di formazione professionale sentimenti di sfiducia mista a compassione e diffidenza mista a pietismo, indifferenza, desiderio di catalogare, stigmatizzare, bollare, marchiare ed etichettare. Sono stata discriminata per il mio essere ambiziosa e determinata, tratti caratteriali ritenuti positivi e per questo assai ricercati in una società altamente competitiva come quella in cui viviamo, sono stata discriminata per il fatto di essere donna e al tempo stesso per il fatto di essere giovane. Mi sono sentita sotto pressione, sotto esame e sotto stress emotivo, elementi che hanno inciso sulla formazione della mia personalità e mi hanno resa ancora più motivata, propositiva, determinata, intraprendente, entusiasta e con una spiccata tendenza a prendere molte iniziative personali. La dottoressa Stefania Campisi del centro di salute mentale di Settimo Torinese ha adottato un atteggiamento alquanto contraddittorio in quanto la prima volta che ci siamo riviste dopo tanto tempo mi ha detto di non attribuire molta importanza alla formulazione di una diagnosi psichiatrica in quanto questa può rappresentare un marchio dalla cui influenza io avrei potuto liberarmi con moltissima difficoltà per poi mutare il proprio parere, cambiare la propria opinione e modificare la propria presa di posizione di partenza asserendo che la formulazione di una corretta diagnosi psichiatrica avrebbe contribuito alla costruzione di un percorso professionale maggiormente definito e al reperimento di un lavoro maggiormente adatto a me e alle mie esigenze, con tutto questo che ha avuto luogo nel corso della nostra seconda seduta. Nonostante i complimenti ricevuti per la mia proprietà di linguaggio e per la mia intelligenza superiore alla media frutto della mia capacità di afferrare subito i concetti, imparare in fretta e immagazzinare una mole impressionante di informazioni che mi vengono fornite, sono sempre stata discriminata per la passione che metto nel dedicarmi alle attività che mi entusiasmano, nello stesso modo in cui sono stata resa vittima di stigma a causa della mia ansia. Ansia che, in realtà, è solo passione, entusiasmo, zelo, impegno, dedizione, concentrazione e amore per tutto quello che faccio. Con questa petizione non chiedo complimenti, considerato che nel corso degli ultimi anni ne abbia ricevuti talmente tanti da farmeli bastare per una vita intera, ma riconoscimenti. Con questa petizione non chiedo chiacchiere e non chiedo pacche sulla spalla, ma domando un lavoro vero senza andare incontro ad ulteriori forme di stigma sociale e lavorativo. Con questa petizione rinuncio ad ogni forma di assistenzialismo e disconosco il potere di ogni etichetta di condizionare le mie scelte e influenzare il corso degli eventi che d'ora in avanti caratterizzeranno il mio esistere nel mondo, poichè con una diagnosi psichiatrica clinicamente accertata nessuna azienda mi darà mai un lavoro e nessun datore di lavoro mi assumerà mai in quanto si rifiuterà di accordarmi la sua fiducia sulle base dei suoi pregiudizi e delle sue idee preconcette. Con questa petizione chiedo che il mio anticonformismo cessi di venire equiparato alla disabilità che non è, tenuto conto di quanto le reali disabilità siano ben altre, e che mi vengano date delle vere opportunità concrete di crescita professionale.
Mi spingo oltre e domando che a tutti i giovani, a prescindere dal loro genere, venga garantito lo stesso diritto a condurre un'esistenza dignitosa che consenta loro di avere uno scopo e di sentirsi parte integrante di qualcosa.
NON SULLA CARTA E NON A PAROLE, MA CON I FATTI E LE AZIONI CONCRETE!
Soltanto in questo modo la società attuale può cambiare, maturare, evolversi ed accedere ad uno stato superiore del proprio essere.
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Il problema
Mi chiamo Denise Iossa, ho 32 anni, sono una cittadina residente nel comune di Settimo Torinese e questa è la terza petizione che pubblico qui su Change.org nel merito di un altro argomento che mi sta a cuore e che presenta puntualmente una correlazione con il mancato rispetto dei princìpi di inclusione, piena partecipazione alla vita sociale delle persone appartenenti alle categorie socialmente svantaggiate ed economicamente vulnerabili e pari opportunità senza ostacoli, boicottaggi, sabotaggi e ostruzionismi di sorta che si manifestano sotto forma di tentativi di scoraggiamento dal prendere parte a qualunque genere di iniziativa, sia essa sociale, professionale o culturale. Tutto è cominciato quando avevo 16 anni, età in cui mi sono recata per la prima volta a farmi rilasciare presso l'Ufficio Anagrafe del comune di Settimo Torinese la carta di identità nel formato cartaceo e un vecchio impiegato, anzichè riportare "studentessa" alla voce "Professione", ha riportato la dicitura "Condizioni non professionali", rovinandomi la vita e contribuendo a far nascere nelle persone che avrebbero dovuto selezionarmi al fine di farmi accedere alla frequenza di un corso di formazione professionale sentimenti di sfiducia mista a compassione e diffidenza mista a pietismo, indifferenza, desiderio di catalogare, stigmatizzare, bollare, marchiare ed etichettare. Sono stata discriminata per il mio essere ambiziosa e determinata, tratti caratteriali ritenuti positivi e per questo assai ricercati in una società altamente competitiva come quella in cui viviamo, sono stata discriminata per il fatto di essere donna e al tempo stesso per il fatto di essere giovane. Mi sono sentita sotto pressione, sotto esame e sotto stress emotivo, elementi che hanno inciso sulla formazione della mia personalità e mi hanno resa ancora più motivata, propositiva, determinata, intraprendente, entusiasta e con una spiccata tendenza a prendere molte iniziative personali. La dottoressa Stefania Campisi del centro di salute mentale di Settimo Torinese ha adottato un atteggiamento alquanto contraddittorio in quanto la prima volta che ci siamo riviste dopo tanto tempo mi ha detto di non attribuire molta importanza alla formulazione di una diagnosi psichiatrica in quanto questa può rappresentare un marchio dalla cui influenza io avrei potuto liberarmi con moltissima difficoltà per poi mutare il proprio parere, cambiare la propria opinione e modificare la propria presa di posizione di partenza asserendo che la formulazione di una corretta diagnosi psichiatrica avrebbe contribuito alla costruzione di un percorso professionale maggiormente definito e al reperimento di un lavoro maggiormente adatto a me e alle mie esigenze, con tutto questo che ha avuto luogo nel corso della nostra seconda seduta. Nonostante i complimenti ricevuti per la mia proprietà di linguaggio e per la mia intelligenza superiore alla media frutto della mia capacità di afferrare subito i concetti, imparare in fretta e immagazzinare una mole impressionante di informazioni che mi vengono fornite, sono sempre stata discriminata per la passione che metto nel dedicarmi alle attività che mi entusiasmano, nello stesso modo in cui sono stata resa vittima di stigma a causa della mia ansia. Ansia che, in realtà, è solo passione, entusiasmo, zelo, impegno, dedizione, concentrazione e amore per tutto quello che faccio. Con questa petizione non chiedo complimenti, considerato che nel corso degli ultimi anni ne abbia ricevuti talmente tanti da farmeli bastare per una vita intera, ma riconoscimenti. Con questa petizione non chiedo chiacchiere e non chiedo pacche sulla spalla, ma domando un lavoro vero senza andare incontro ad ulteriori forme di stigma sociale e lavorativo. Con questa petizione rinuncio ad ogni forma di assistenzialismo e disconosco il potere di ogni etichetta di condizionare le mie scelte e influenzare il corso degli eventi che d'ora in avanti caratterizzeranno il mio esistere nel mondo, poichè con una diagnosi psichiatrica clinicamente accertata nessuna azienda mi darà mai un lavoro e nessun datore di lavoro mi assumerà mai in quanto si rifiuterà di accordarmi la sua fiducia sulle base dei suoi pregiudizi e delle sue idee preconcette. Con questa petizione chiedo che il mio anticonformismo cessi di venire equiparato alla disabilità che non è, tenuto conto di quanto le reali disabilità siano ben altre, e che mi vengano date delle vere opportunità concrete di crescita professionale.
Mi spingo oltre e domando che a tutti i giovani, a prescindere dal loro genere, venga garantito lo stesso diritto a condurre un'esistenza dignitosa che consenta loro di avere uno scopo e di sentirsi parte integrante di qualcosa.
NON SULLA CARTA E NON A PAROLE, MA CON I FATTI E LE AZIONI CONCRETE!
Soltanto in questo modo la società attuale può cambiare, maturare, evolversi ed accedere ad uno stato superiore del proprio essere.
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I decisori
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Petizione creata in data 15 agosto 2024