
Cari sostenitori,
oggi vogliamo condividere con voi qualcosa che ci ha colpiti profondamente mentre lavoravamo a questa proposta.
Pensavamo di stare inventando qualcosa di nuovo. Invece stavamo completando qualcosa di antico.
I più grandi filosofi della storia hanno indicato, ciascuno a modo suo, esattamente la stessa direzione in cui stiamo andando. Nessuno di loro però ha mai avuto lo strumento concreto per arrivarci. Fino ad oggi.
Aristotele, 2.400 anni fa, scrisse che il buon governo non è quello che serve chi comanda, ma quello che serve chi è governato. Chi governa senza rispondere dei risultati non è un democratico: è già una forma di tiranno. Aveva identificato il problema. Mancava il rimedio.
Cicerone, qualche secolo dopo, aggiunse che la cosa pubblica appartiene al popolo, non a chi la amministra. Il governante è un custode temporaneo, non un proprietario. Se la gestisce male, deve restituirla. Anche lui sapeva. Anche lui non aveva lo strumento.
John Locke, nel 1689, fu il primo a teorizzare esplicitamente il diritto di revoca: se chi governa tradisce il mandato ricevuto, il popolo ha il diritto — e il dovere — di riprendere la sovranità. Scrisse queste parole 336 anni fa. L'Italia non le ha ancora tradotte in legge. Noi lo facciamo adesso.
Montesquieu costruì la separazione dei tre poteri proprio per impedire che qualcuno governasse senza rispondere a nessuno. Ma si fermò lì. Lasciò un vuoto: nessun meccanismo nelle mani dei cittadini per giudicare i risultati. Quel vuoto è rimasto aperto per tre secoli. La Scheda di Rendiconto lo chiude.
Rousseau distinse la volontà generale — ciò che è bene per tutti — dalla volontà di fazione — la somma degli interessi di parte. La politica moderna ha trasformato la democrazia in un mercato di interessi particolari. La Scheda di Rendiconto chiede qualcosa di diverso: non scegli la tua parte, giudichi se il Paese è andato meglio o peggio. È la volontà generale che torna a parlare.
Tocqueville, infine, vide tutto con un secolo di anticipo. Scrisse che la democrazia non muore di colpo, ma di indifferenza progressiva. Che il pericolo non è la tirannia violenta, ma il governo che infantilizza i cittadini, li tiene lontani dalle decisioni reali e li riduce a spettatori. Chiamò questo pericolo dispotismo morbido. Noi lo chiamiamo astensionismo. È la stessa cosa.
Venticinque secoli di pensiero politico puntano tutti nella stessa direzione.
Nessuno di loro aveva la matita in mano.
Noi sì.