Curateci perché di anoressia si continua a morire


Curateci perché di anoressia si continua a morire
Il problema
I Disturbi della Nutrizione e dell'Alimentazione (DNA, noti anche come DAN o DCA) rappresentano la seconda causa di mortalità tra i giovani. In Italia, oltre tre milioni di persone ne sono affette, con una prevalenza nelle adolescenti, sebbene possano colpire entrambi i sessi e tutte le fasce d’età.
Sono patologie caratterizzate da da un’eccessiva preoccupazione per il peso, il controllo del cibo e la forma corporea, che si traduce in comportamenti disfunzionali e dannosi, come il digiuno, le abbuffate e il vomito auto indotto. Comprendono condizioni come anoressia nervosa, bulimia nervosa e binge eating. Sono malattie che comportano gravi conseguenze fisiche e psicologiche. Se non trattati adeguatamente, possono portare a complicanze mediche severe e, nei casi più estremi, al decesso.
Attualmente, il Sistema Sanitario Nazionale non garantisce un accesso tempestivo ed equo alle cure. L’ingresso nelle Comunità Terapeutiche in regime SSN, anche se vi è già suggerimento/prescrizione del ricovero da parte di un medico, non è diretto, ma è subordinato all’autorizzazione dei Servizi Territoriali (CSM/CPS), spesso carenti di personale specializzato. In alcuni casi, tali servizi ritardano o negano l’autorizzazione per ragioni economiche, compromettendo la continuità assistenziale.
Di conseguenza, molti pazienti sono costretti a ricevere un’assistenza ambulatoriale inadeguata o a rivolgersi a strutture private a proprie spese. In alternativa, vengono sottoposti a ricoveri ospedalieri in contesti non specialistici o in cliniche convenzionate, che offrono percorsi terapeutici spesso brevi e insufficienti per una remissione stabile.
La situazione attuale fa si che si creino situazioni anomale e veri e propri paradossi, come gli esempi a seguire:
- Giulia necessita di un ricovero in una comunità terapeutica anche secondo i medici del suo Servizio Territoriale, ma l'ASL si rifiuta di pagarle il ricovero.
- Il terapeuta di Paola le indica necessità di ricovero, ma nonostante ciò i Servizi Territoriali competenti non concedono l'autorizzazione.
- Cristian ha bisogno di essere ricoverato in una struttura fuori regione, ma i Servizi Territoriali e/o l'ASL non autorizzano ricoveri extra regione.
- Sara si è decisa a chiedere aiuto e vorrebbe un ricovero nella struttura X, verso cui ha assoluta fiducia, ma i Servizi Territoriali, per motivi puramente economici, le permettono di accedere solo alla struttura Y.
Si rende necessaria una revisione dell’iter burocratico per l’accesso alle Comunità Terapeutiche, con l’istituzione di un percorso "Lilla" che garantisca un ingresso basato non solo sulla valutazione dei Servizi Territoriali, ma anche sulle indicazioni dei curanti che seguono direttamente il paziente (siano essi privati o pubblici).
È fondamentale, inoltre, che venga adottato un sistema che metta in secondo piano le logiche economico-finanziarie, garantendo che la gestione delle autorizzazioni al ricovero sia orientata esclusivamente dal criterio della necessità clinica. A tal fine, si richiede uno stanziamento adeguato di fondi pubblici, destinati a potenziare le strutture specialistiche e a garantire un accesso equo e tempestivo alle cure.
Si propone, infine, che il Ministero della Salute adotti una scala di valutazione aggiornata e standardizzata a livello nazionale, simile al modello della Regione Veneto (scheda di appropriatezza al ricovero), per assicurare criteri oggettivi e uniformi nella determinazione della necessità di ricovero in strutture specializzate.
In sintesi, con questa petizione si richiede:
- Di facilitare l'iter per l'ingresso in Comunità Terapeutiche per i Disturbi Alimentari, istituendo un percorso "Lilla".
- Di coinvolgere attivamente gli eventuali terapeuti esterni al Servizio Territoriale nella ricerca e nell'inserimento in Comunità del paziente.
- Uno stanziamento adeguato di fondi pubblici per i Servizi Territoriali, affinché i sanitari possano lavorare con maggiore serenità, senza che le scelte cliniche siano influenzate da quelle economiche.
- Di adottare una "scheda di appropriatezza al ricovero" standardizzata a livello nazionale, da parte dei Servizi Territoriali, simile al modello della Regione Veneto, per garantire criteri oggettivi e uniformi nella determinazione della necessità di ricovero.
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Il problema
I Disturbi della Nutrizione e dell'Alimentazione (DNA, noti anche come DAN o DCA) rappresentano la seconda causa di mortalità tra i giovani. In Italia, oltre tre milioni di persone ne sono affette, con una prevalenza nelle adolescenti, sebbene possano colpire entrambi i sessi e tutte le fasce d’età.
Sono patologie caratterizzate da da un’eccessiva preoccupazione per il peso, il controllo del cibo e la forma corporea, che si traduce in comportamenti disfunzionali e dannosi, come il digiuno, le abbuffate e il vomito auto indotto. Comprendono condizioni come anoressia nervosa, bulimia nervosa e binge eating. Sono malattie che comportano gravi conseguenze fisiche e psicologiche. Se non trattati adeguatamente, possono portare a complicanze mediche severe e, nei casi più estremi, al decesso.
Attualmente, il Sistema Sanitario Nazionale non garantisce un accesso tempestivo ed equo alle cure. L’ingresso nelle Comunità Terapeutiche in regime SSN, anche se vi è già suggerimento/prescrizione del ricovero da parte di un medico, non è diretto, ma è subordinato all’autorizzazione dei Servizi Territoriali (CSM/CPS), spesso carenti di personale specializzato. In alcuni casi, tali servizi ritardano o negano l’autorizzazione per ragioni economiche, compromettendo la continuità assistenziale.
Di conseguenza, molti pazienti sono costretti a ricevere un’assistenza ambulatoriale inadeguata o a rivolgersi a strutture private a proprie spese. In alternativa, vengono sottoposti a ricoveri ospedalieri in contesti non specialistici o in cliniche convenzionate, che offrono percorsi terapeutici spesso brevi e insufficienti per una remissione stabile.
La situazione attuale fa si che si creino situazioni anomale e veri e propri paradossi, come gli esempi a seguire:
- Giulia necessita di un ricovero in una comunità terapeutica anche secondo i medici del suo Servizio Territoriale, ma l'ASL si rifiuta di pagarle il ricovero.
- Il terapeuta di Paola le indica necessità di ricovero, ma nonostante ciò i Servizi Territoriali competenti non concedono l'autorizzazione.
- Cristian ha bisogno di essere ricoverato in una struttura fuori regione, ma i Servizi Territoriali e/o l'ASL non autorizzano ricoveri extra regione.
- Sara si è decisa a chiedere aiuto e vorrebbe un ricovero nella struttura X, verso cui ha assoluta fiducia, ma i Servizi Territoriali, per motivi puramente economici, le permettono di accedere solo alla struttura Y.
Si rende necessaria una revisione dell’iter burocratico per l’accesso alle Comunità Terapeutiche, con l’istituzione di un percorso "Lilla" che garantisca un ingresso basato non solo sulla valutazione dei Servizi Territoriali, ma anche sulle indicazioni dei curanti che seguono direttamente il paziente (siano essi privati o pubblici).
È fondamentale, inoltre, che venga adottato un sistema che metta in secondo piano le logiche economico-finanziarie, garantendo che la gestione delle autorizzazioni al ricovero sia orientata esclusivamente dal criterio della necessità clinica. A tal fine, si richiede uno stanziamento adeguato di fondi pubblici, destinati a potenziare le strutture specialistiche e a garantire un accesso equo e tempestivo alle cure.
Si propone, infine, che il Ministero della Salute adotti una scala di valutazione aggiornata e standardizzata a livello nazionale, simile al modello della Regione Veneto (scheda di appropriatezza al ricovero), per assicurare criteri oggettivi e uniformi nella determinazione della necessità di ricovero in strutture specializzate.
In sintesi, con questa petizione si richiede:
- Di facilitare l'iter per l'ingresso in Comunità Terapeutiche per i Disturbi Alimentari, istituendo un percorso "Lilla".
- Di coinvolgere attivamente gli eventuali terapeuti esterni al Servizio Territoriale nella ricerca e nell'inserimento in Comunità del paziente.
- Uno stanziamento adeguato di fondi pubblici per i Servizi Territoriali, affinché i sanitari possano lavorare con maggiore serenità, senza che le scelte cliniche siano influenzate da quelle economiche.
- Di adottare una "scheda di appropriatezza al ricovero" standardizzata a livello nazionale, da parte dei Servizi Territoriali, simile al modello della Regione Veneto, per garantire criteri oggettivi e uniformi nella determinazione della necessità di ricovero.
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Petizione creata in data 29 marzo 2025