Contro le primarie, per l’unità dell'opposizione

Firmatari recenti
Alessandra Paterniti e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

L’opposizione apra un vero dialogo con la società civile per costruire un’alleanza di governo e un programma fondato sulla Costituzione, evitando divisioni e personalismi nell’individuazione della leadership che si candida a governare.
Questo appello, promosso da docenti, giuristi, intellettuali e referenti della società civile, è aperto alla firma di tutte le cittadine e i cittadini che si riconoscono in questi principi.

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CONTRO LE PRIMARIE: L’OPPOSIZIONE APRA UN DIALOGO CON LA SOCIETÀ CIVILE PER UN’ALLEANZA DI GOVERNO FONDATA SULLA DIFESA E L’ATTUAZIONE DELLA COSTITUZIONE

5 maggio 2026

Il voto storico che il 22 e 23 marzo ha respinto, assieme alla riforma Nordio-Meloni, la pretesa di mettere mano al bilanciamento tra poteri disegnato dai Costituenti, è la dimostrazione dell’esistenza di una straordinaria vitalità democratica e di un attaccamento ai valori costituzionali che deve trovare espressione e rappresentanza in un progetto condiviso di governo del Paese, per invertire la china che oggi coniuga distacco dalla politica e tentazione autoritaria. 

Le centinaia di migliaia di persone che negli ultimi mesi hanno dato vita a piazze, cortei, scioperi generali e manifestazioni per la pace – insieme alla miriade di comitati territoriali che ovunque hanno scelto di mobilitarsi per fermare il tentativo di instaurare anche in Italia una “democrazia illiberale” – devono essere al centro della costruzione di un’alternativa di governo credibile, capace di visione, decisa a cambiare concretamente la vita delle persone, con percorsi di ascolto, dialogo e attenzione ai problemi e ai bisogni dei cittadini.

Le forze di opposizione agiscano con grande determinazione unitaria, evitando lo strumento personalistico delle primarie nell’individuazione del o della leader della coalizione che si candida a governare il Paese. Questo metodo può portare a divisioni e litigiosità, quando invece abbiamo bisogno del più grande impegno a replicare quanto già accaduto in ogni città e territorio: la collaborazione fiduciosa di tutte le parti della società.

Le primarie rischiano di dividere la coalizione e di indebolirne la credibilità.
Non vi è evidenza che aumentino le possibilità di successo; possono anzi allontanare parte dell’elettorato potenziale, che dopo uno scontro interno aspro potrebbe non riconoscersi nel vincitore.

Spostano il confronto dal programma alla persona.
Il “chi” sostituisce il “cosa”, indebolendo la proposta politica a favore di un’investitura plebiscitaria; 

Interferiscono di fatto con i compiti del Presidente della Repubblica.
Pur non vincolando, con l’indicazione del nome, il potere del Presidente della Repubblica di nominare il Presidente del Consiglio dei ministri (Art. 92 Cost.), le primarie contribuiscono a indirizzarlo e a indebolire qualsiasi possibile alternativa. Seguendo così la linea della legge elettorale proposta dall’attuale maggioranza, che prevede l’indicazione del premier da parte di ciascuna coalizione, e dell’annunciata riforma costituzionale sul premierato;

Possono alimentare l’astensione.
Rafforzano la distanza tra politica e società e allontanano proprio i cittadini già disaffezionati — spesso i più colpiti da precarietà e marginalità — che chiedono risposte concrete, non duelli tra leader;

Incentivano la spettacolarizzazione della politica.
Trasformano la selezione della leadership in un evento mediatico, dominato da sondaggi ed esposizione televisiva, favorendo una partecipazione occasionale e superficiale.

Crediamo sia giunto il momento di costruire una diversa cultura politica e aprire un vero dialogo tra forze di opposizione e società civile, che individui un programma strutturato su pochi e chiari punti basati sulla difesa e l’attuazione della Costituzione, intesa come bussola per l’alternativa. 

Un’alleanza che non si esaurisca nelle elezioni ma che inauguri percorsi di democrazia rappresentativa e partecipativa, capaci di restituire fiducia nelle istituzioni democratiche, rafforzando il legame tra cittadini e politica. 

 

Pietro Adami, avvocato

Giulia Albanese, professoressa ordinaria di Storia contemporanea all’Università di Padova

Vittorio Angiolini, già professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università degli Studi di Milano

Gaetano Azzariti, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università La Sapienza e presidente di Salviamo la Costituzione

Laura Boella, professoressa ordinaria di Filosofia morale all'Università degli Studi di Milano

Sandra Bonsanti, presidente emerita di Libertà e Giustizia

Chiara Bottici, professoressa emerita Serra Húnter all’Università autonoma di Barcellona

Ottorino Cappelli, professore di Politica comparata all’Università di Napoli L’Orientale

Gherardo Colombo, già magistrato, giurista e saggista

Davide Conti, storico, consulente della Procura Generale di Bologna

Roberto Cornelli, professore ordinario di Criminologia all'Università degli Studi di Milano

Paolo Corsini, presidente Istituto nazionale Parri

Antonio D’Andrea, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università degli Studi di Brescia

Donatella Della Porta, professoressa ordinaria di Scienza politica alla Scuola Normale Superiore di Pisa e accademica dei Lincei

Pasquale De Sena, professore ordinario di Diritto internazionale all’Università di Palermo

Enzo Di Salvatore, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Teramo

Elisabetta Grande, professoressa ordinaria di Diritto comparato all’Università del Piemonte Orientale

Tommaso Greco, professore ordinario di Filosofia del diritto all'Università di Pisa

Carlo Guglielmi, avvocato

Sergio Labate, professore associato di Filosofia teoretica all’Università di Macerata

Simon Levis Sullam, professore ordinario di Storia contemporanea all’Università Ca’ Foscari di Venezia

Michela Marzano, filosofa, preside della Facoltà di Scienze umane e sociali dell'Université Paris Cité

Alfio Mastropaolo, professore emerito di Scienza politica all'Università di Torino

Lea Melandri, saggista e attivista 

Tomaso Montanari, storico dell’arte, rettore dell’Università per stranieri di Siena

Niccolò Nisivoccia, avvocato e scrittore

Daniela Padoan, scrittrice, presidente di Libertà e Giustizia

Francesco Pallante, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Torino

Gabriele Pedullà, professore ordinario di Letteratura italiana, Scuola Normale Superiore di Pisa\

Alberto Piccinini, avvocato, presidente Comma2

Ottavia Piccolo, attrice

Tamar Pitch, già professoressa ordinaria di Filosofia del diritto all'Università degli Studi di Perugia\

Marco Politi, vaticanista

Elisabetta Rubini, avvocata

Giorgia Serughetti, professoressa associata di Filosofia politica all’Università Milano-Bicocca

Carlo Sorgi, già magistrato

Armando Spataro, già magistrato, Procuratore della Repubblica e giurista

Carlo Trigilia, sociologo, già ministro per il Sud e la coesione territoriale 

Nadia Urbinati, politologa, titolare della cattedra di Scienze politiche alla Columbia University di New York

Alberto Vannucci, professore ordinario di Scienza politica all’Università di Pisa

Mauro Volpi, già professore ordinario di Diritto costituzionale nell’Università di Perugia

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laura dPromotore della petizione

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Il problema

L’opposizione apra un vero dialogo con la società civile per costruire un’alleanza di governo e un programma fondato sulla Costituzione, evitando divisioni e personalismi nell’individuazione della leadership che si candida a governare.
Questo appello, promosso da docenti, giuristi, intellettuali e referenti della società civile, è aperto alla firma di tutte le cittadine e i cittadini che si riconoscono in questi principi.

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CONTRO LE PRIMARIE: L’OPPOSIZIONE APRA UN DIALOGO CON LA SOCIETÀ CIVILE PER UN’ALLEANZA DI GOVERNO FONDATA SULLA DIFESA E L’ATTUAZIONE DELLA COSTITUZIONE

5 maggio 2026

Il voto storico che il 22 e 23 marzo ha respinto, assieme alla riforma Nordio-Meloni, la pretesa di mettere mano al bilanciamento tra poteri disegnato dai Costituenti, è la dimostrazione dell’esistenza di una straordinaria vitalità democratica e di un attaccamento ai valori costituzionali che deve trovare espressione e rappresentanza in un progetto condiviso di governo del Paese, per invertire la china che oggi coniuga distacco dalla politica e tentazione autoritaria. 

Le centinaia di migliaia di persone che negli ultimi mesi hanno dato vita a piazze, cortei, scioperi generali e manifestazioni per la pace – insieme alla miriade di comitati territoriali che ovunque hanno scelto di mobilitarsi per fermare il tentativo di instaurare anche in Italia una “democrazia illiberale” – devono essere al centro della costruzione di un’alternativa di governo credibile, capace di visione, decisa a cambiare concretamente la vita delle persone, con percorsi di ascolto, dialogo e attenzione ai problemi e ai bisogni dei cittadini.

Le forze di opposizione agiscano con grande determinazione unitaria, evitando lo strumento personalistico delle primarie nell’individuazione del o della leader della coalizione che si candida a governare il Paese. Questo metodo può portare a divisioni e litigiosità, quando invece abbiamo bisogno del più grande impegno a replicare quanto già accaduto in ogni città e territorio: la collaborazione fiduciosa di tutte le parti della società.

Le primarie rischiano di dividere la coalizione e di indebolirne la credibilità.
Non vi è evidenza che aumentino le possibilità di successo; possono anzi allontanare parte dell’elettorato potenziale, che dopo uno scontro interno aspro potrebbe non riconoscersi nel vincitore.

Spostano il confronto dal programma alla persona.
Il “chi” sostituisce il “cosa”, indebolendo la proposta politica a favore di un’investitura plebiscitaria; 

Interferiscono di fatto con i compiti del Presidente della Repubblica.
Pur non vincolando, con l’indicazione del nome, il potere del Presidente della Repubblica di nominare il Presidente del Consiglio dei ministri (Art. 92 Cost.), le primarie contribuiscono a indirizzarlo e a indebolire qualsiasi possibile alternativa. Seguendo così la linea della legge elettorale proposta dall’attuale maggioranza, che prevede l’indicazione del premier da parte di ciascuna coalizione, e dell’annunciata riforma costituzionale sul premierato;

Possono alimentare l’astensione.
Rafforzano la distanza tra politica e società e allontanano proprio i cittadini già disaffezionati — spesso i più colpiti da precarietà e marginalità — che chiedono risposte concrete, non duelli tra leader;

Incentivano la spettacolarizzazione della politica.
Trasformano la selezione della leadership in un evento mediatico, dominato da sondaggi ed esposizione televisiva, favorendo una partecipazione occasionale e superficiale.

Crediamo sia giunto il momento di costruire una diversa cultura politica e aprire un vero dialogo tra forze di opposizione e società civile, che individui un programma strutturato su pochi e chiari punti basati sulla difesa e l’attuazione della Costituzione, intesa come bussola per l’alternativa. 

Un’alleanza che non si esaurisca nelle elezioni ma che inauguri percorsi di democrazia rappresentativa e partecipativa, capaci di restituire fiducia nelle istituzioni democratiche, rafforzando il legame tra cittadini e politica. 

 

Pietro Adami, avvocato

Giulia Albanese, professoressa ordinaria di Storia contemporanea all’Università di Padova

Vittorio Angiolini, già professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università degli Studi di Milano

Gaetano Azzariti, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università La Sapienza e presidente di Salviamo la Costituzione

Laura Boella, professoressa ordinaria di Filosofia morale all'Università degli Studi di Milano

Sandra Bonsanti, presidente emerita di Libertà e Giustizia

Chiara Bottici, professoressa emerita Serra Húnter all’Università autonoma di Barcellona

Ottorino Cappelli, professore di Politica comparata all’Università di Napoli L’Orientale

Gherardo Colombo, già magistrato, giurista e saggista

Davide Conti, storico, consulente della Procura Generale di Bologna

Roberto Cornelli, professore ordinario di Criminologia all'Università degli Studi di Milano

Paolo Corsini, presidente Istituto nazionale Parri

Antonio D’Andrea, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università degli Studi di Brescia

Donatella Della Porta, professoressa ordinaria di Scienza politica alla Scuola Normale Superiore di Pisa e accademica dei Lincei

Pasquale De Sena, professore ordinario di Diritto internazionale all’Università di Palermo

Enzo Di Salvatore, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Teramo

Elisabetta Grande, professoressa ordinaria di Diritto comparato all’Università del Piemonte Orientale

Tommaso Greco, professore ordinario di Filosofia del diritto all'Università di Pisa

Carlo Guglielmi, avvocato

Sergio Labate, professore associato di Filosofia teoretica all’Università di Macerata

Simon Levis Sullam, professore ordinario di Storia contemporanea all’Università Ca’ Foscari di Venezia

Michela Marzano, filosofa, preside della Facoltà di Scienze umane e sociali dell'Université Paris Cité

Alfio Mastropaolo, professore emerito di Scienza politica all'Università di Torino

Lea Melandri, saggista e attivista 

Tomaso Montanari, storico dell’arte, rettore dell’Università per stranieri di Siena

Niccolò Nisivoccia, avvocato e scrittore

Daniela Padoan, scrittrice, presidente di Libertà e Giustizia

Francesco Pallante, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Torino

Gabriele Pedullà, professore ordinario di Letteratura italiana, Scuola Normale Superiore di Pisa\

Alberto Piccinini, avvocato, presidente Comma2

Ottavia Piccolo, attrice

Tamar Pitch, già professoressa ordinaria di Filosofia del diritto all'Università degli Studi di Perugia\

Marco Politi, vaticanista

Elisabetta Rubini, avvocata

Giorgia Serughetti, professoressa associata di Filosofia politica all’Università Milano-Bicocca

Carlo Sorgi, già magistrato

Armando Spataro, già magistrato, Procuratore della Repubblica e giurista

Carlo Trigilia, sociologo, già ministro per il Sud e la coesione territoriale 

Nadia Urbinati, politologa, titolare della cattedra di Scienze politiche alla Columbia University di New York

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Petizione creata in data 5 maggio 2026