Contro il ddl Caccia: per un PD dalla parte dell’ambiente, della natura e della legalità

Il problema

 

 

 

GD LOMBARDIA & GD ROMA

 

 

Apprendiamo con sconcerto della lettera sottoscritta da circa 200 dirigenti, iscritti e amministratori locali del Partito Democratico che, con toni polemici e posizioni arretrate, chiedono al partito di abbandonare la propria opposizione alla proposta di legge Malan sulla caccia, sostenendo — in maniera distorta — che essa rappresenterebbe la voce dei territori, delle comunità rurali e della gestione faunistica.

 

 

Vogliamo essere chiari: questa narrazione è fuorviante e pericolosa, e rischia di confondere l’opinione pubblica e disorientare l’azione politica del nostro partito. Il Ddl Malan non è una riforma equilibrata né una risposta ai problemi concreti dell’agricoltura. È, al contrario, un attacco frontale alla legge 157/92, alla tutela della fauna selvatica, alla biodiversità, alle aree protette e ai diritti di cittadine e cittadini che vivono o frequentano i territori rurali.

Ci schieriamo al fianco delle 48 organizzazioni ambientaliste che hanno segnalato le enormi criticità presenti nel disegno di legge in oggetto.

No, il Ddl Malan non tutela la biodiversità: la mette in pericolo.

Chi difende il disegno di legge sostenendo che i cacciatori sarebbero "alleati della biodiversità", dimentica o ignora che:

  • la biodiversità non ha bisogno di essere "gestita" con il fucile, ma protetta da pratiche invasive e non selettive come la caccia agli uccelli migratori in periodo di nidificazione o migrazione prenuziale;
  • l’uso del piombo nelle munizioni continua a inquinare suolo e falde, avvelenando animali e danneggiando la salute pubblica;
    la pressione venatoria su specie comuni ha effetti a catena su interi ecosistemi, contribuendo alla rarefazione di uccelli impollinatori, piccoli mammiferi e predatori naturali;
  • il Ddl vorrebbe facilitare la caccia anche nelle aree protette, mettendo a rischio habitat fondamentali già oggi sottoposti a forti pressioni antropiche;
  • tutto questo avviene in violazione delle direttive europee, delle convenzioni internazionali e della Costituzione, che impone la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi.

Le stesse istituzioni europee hanno già aperto o minacciato procedure di infrazione contro l’Italia per la gestione della caccia, e l’approvazione di questa proposta non farebbe che peggiorare la situazione.

La favola del cacciatore utile alla biodiversità non regge. E la grande maggioranza delle italiane e degli italiani, anche nelle aree rurali, non vuole più vedere la natura trasformata in un poligono di tiro.

Non è questo il Partito Democratico che vogliamo.

Non è vero che questa legge nasce per “contenere i danni” causati dalla fauna: l’articolo 19 della legge vigente, che regola questi aspetti, non viene minimamente modificato dal Ddl Malan. La realtà è un’altra: la proposta vuole incentivare la caccia ludica, estendendo il periodo venatorio, riducendo le aree protette, aumentando le specie cacciabili, reintroducendo pratiche barbare come l’uso dei richiami vivi, e addirittura tentando di sostituire il principio costituzionale di tutela della fauna con quello vago e pericoloso della "gestione".

Di fronte a questo, la posizione espressa dalla segretaria Elly Schlein, dalle parlamentari e dai parlamentari del PD, è non solo giusta ma necessaria. Difendere la natura, contrastare la violenza ambientale, promuovere una transizione ecologica reale e radicata nei territori è una battaglia di giustizia sociale, oltre che ambientale.

Chi oggi, all’interno del PD, si erge a difesa delle “doppiette democratiche”, non sta parlando a nome delle sue comunità, ma a nome di un’esigua minoranza che si fa portavoce di interessi vecchi, distanti dalla sensibilità della grande maggioranza della popolazione — anche rurale — e dal sentire della base democratica.

Siamo iscritte e iscritti dei Giovani Democratici e del Partito Democratico, militanti, amministratori, volontari, attivisti e simpatizzanti. Siamo quelli che vogliono costruire un futuro più giusto e sostenibile e che credono profondamente nella riconversione ecologica come cuore di un progetto democratico e progressista, consapevoli che le scelte intraprese oggi avranno un forte impatto sulle generazioni future e sul pianeta che abiteranno.

Sì a un Partito che protegge i territori, non che li arma

Chiediamo quindi:

  • che il Partito Democratico continui con determinazione a opporsi al Ddl Malan e ad ogni tentativo di deregolamentazione venatoria;
  • che venga affermata con chiarezza la linea ambientalista, europeista e costituzionale del PD;
  • che venga respinta ogni retorica nostalgica che vorrebbe il partito al traino di interessi particolari o minoritari;
  • che venga finalmente avviato un vero confronto partecipato e trasparente con le associazioni ambientaliste, gli esperti, le cittadine e i cittadini, per costruire politiche faunistiche e rurali giuste, non ideologiche, basate su dati e legalità.


Siamo orgogliosi che il nostro Partito stia scegliendo la parte giusta della storia. Difendere la natura non è ideologia: è responsabilità.

Di fronte a chi vuole tornare al passato, noi scegliamo il futuro.

Altro che piombo, violenza e doppiette: il PD deve restare il partito della legalità, dell’equilibrio tra esseri umani, animali e ambiente.

 

GD Lombardia, GD Roma

 

 

 

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GD LombardiaPromotore della petizioneSiamo un associazione di ragazzɜ di sinistra, lottiamo per una Lombardia più giusta, verde e accogliente!

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Il problema

 

 

 

GD LOMBARDIA & GD ROMA

 

 

Apprendiamo con sconcerto della lettera sottoscritta da circa 200 dirigenti, iscritti e amministratori locali del Partito Democratico che, con toni polemici e posizioni arretrate, chiedono al partito di abbandonare la propria opposizione alla proposta di legge Malan sulla caccia, sostenendo — in maniera distorta — che essa rappresenterebbe la voce dei territori, delle comunità rurali e della gestione faunistica.

 

 

Vogliamo essere chiari: questa narrazione è fuorviante e pericolosa, e rischia di confondere l’opinione pubblica e disorientare l’azione politica del nostro partito. Il Ddl Malan non è una riforma equilibrata né una risposta ai problemi concreti dell’agricoltura. È, al contrario, un attacco frontale alla legge 157/92, alla tutela della fauna selvatica, alla biodiversità, alle aree protette e ai diritti di cittadine e cittadini che vivono o frequentano i territori rurali.

Ci schieriamo al fianco delle 48 organizzazioni ambientaliste che hanno segnalato le enormi criticità presenti nel disegno di legge in oggetto.

No, il Ddl Malan non tutela la biodiversità: la mette in pericolo.

Chi difende il disegno di legge sostenendo che i cacciatori sarebbero "alleati della biodiversità", dimentica o ignora che:

  • la biodiversità non ha bisogno di essere "gestita" con il fucile, ma protetta da pratiche invasive e non selettive come la caccia agli uccelli migratori in periodo di nidificazione o migrazione prenuziale;
  • l’uso del piombo nelle munizioni continua a inquinare suolo e falde, avvelenando animali e danneggiando la salute pubblica;
    la pressione venatoria su specie comuni ha effetti a catena su interi ecosistemi, contribuendo alla rarefazione di uccelli impollinatori, piccoli mammiferi e predatori naturali;
  • il Ddl vorrebbe facilitare la caccia anche nelle aree protette, mettendo a rischio habitat fondamentali già oggi sottoposti a forti pressioni antropiche;
  • tutto questo avviene in violazione delle direttive europee, delle convenzioni internazionali e della Costituzione, che impone la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi.

Le stesse istituzioni europee hanno già aperto o minacciato procedure di infrazione contro l’Italia per la gestione della caccia, e l’approvazione di questa proposta non farebbe che peggiorare la situazione.

La favola del cacciatore utile alla biodiversità non regge. E la grande maggioranza delle italiane e degli italiani, anche nelle aree rurali, non vuole più vedere la natura trasformata in un poligono di tiro.

Non è questo il Partito Democratico che vogliamo.

Non è vero che questa legge nasce per “contenere i danni” causati dalla fauna: l’articolo 19 della legge vigente, che regola questi aspetti, non viene minimamente modificato dal Ddl Malan. La realtà è un’altra: la proposta vuole incentivare la caccia ludica, estendendo il periodo venatorio, riducendo le aree protette, aumentando le specie cacciabili, reintroducendo pratiche barbare come l’uso dei richiami vivi, e addirittura tentando di sostituire il principio costituzionale di tutela della fauna con quello vago e pericoloso della "gestione".

Di fronte a questo, la posizione espressa dalla segretaria Elly Schlein, dalle parlamentari e dai parlamentari del PD, è non solo giusta ma necessaria. Difendere la natura, contrastare la violenza ambientale, promuovere una transizione ecologica reale e radicata nei territori è una battaglia di giustizia sociale, oltre che ambientale.

Chi oggi, all’interno del PD, si erge a difesa delle “doppiette democratiche”, non sta parlando a nome delle sue comunità, ma a nome di un’esigua minoranza che si fa portavoce di interessi vecchi, distanti dalla sensibilità della grande maggioranza della popolazione — anche rurale — e dal sentire della base democratica.

Siamo iscritte e iscritti dei Giovani Democratici e del Partito Democratico, militanti, amministratori, volontari, attivisti e simpatizzanti. Siamo quelli che vogliono costruire un futuro più giusto e sostenibile e che credono profondamente nella riconversione ecologica come cuore di un progetto democratico e progressista, consapevoli che le scelte intraprese oggi avranno un forte impatto sulle generazioni future e sul pianeta che abiteranno.

Sì a un Partito che protegge i territori, non che li arma

Chiediamo quindi:

  • che il Partito Democratico continui con determinazione a opporsi al Ddl Malan e ad ogni tentativo di deregolamentazione venatoria;
  • che venga affermata con chiarezza la linea ambientalista, europeista e costituzionale del PD;
  • che venga respinta ogni retorica nostalgica che vorrebbe il partito al traino di interessi particolari o minoritari;
  • che venga finalmente avviato un vero confronto partecipato e trasparente con le associazioni ambientaliste, gli esperti, le cittadine e i cittadini, per costruire politiche faunistiche e rurali giuste, non ideologiche, basate su dati e legalità.


Siamo orgogliosi che il nostro Partito stia scegliendo la parte giusta della storia. Difendere la natura non è ideologia: è responsabilità.

Di fronte a chi vuole tornare al passato, noi scegliamo il futuro.

Altro che piombo, violenza e doppiette: il PD deve restare il partito della legalità, dell’equilibrio tra esseri umani, animali e ambiente.

 

GD Lombardia, GD Roma

 

 

 

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