Contestiamo la RAI, rete dello Stato che dà voce a chi lo Stato ha condannato


Contestiamo la RAI, rete dello Stato che dà voce a chi lo Stato ha condannato
Il problema
Questa petizione riguarda tutti i cittadini che pretendono coerenza dallo Stato e rispetto da parte dell’informazione pubblica. Non è una questione giudiziaria, ma di etica e di potere.
Lo Stato ha condannato Massimo Bossetti all’ergastolo con lo strumento della giustizia. E poi, attraverso la RAI, gli concede visibilità e parola. È un doppio messaggio inaccettabile.
Chi è condannato all’ergastolo è escluso dalla società. La RAI è parte dello Stato. E lo Stato non può dire una cosa in tribunale e l’opposto in prima serata.
Con l’intervista a Bossetti – condannato per l’omicidio di Yara Gambirasio – la rete pubblica ha superato il limite e tradito il proprio mandato.
Una rete statale non può trasformarsi in palcoscenico per chi è stato riconosciuto colpevole in tre gradi di giudizio. Il problema non è la conduttrice, ma chi ha deciso di trasmettere, promuovere e mandare in onda quell’intervista.
Questo episodio deve segnare un punto di svolta. Basta sensazionalismo spacciato per informazione. Basta spettacolarizzare il dolore. Basta usare il servizio pubblico per fare ascolti su tragedie già chiuse dalla giustizia.
La RAI è la voce dello Stato. E lo Stato ha già parlato.
Dare ora parola a Bossetti significa rimettere tutto in discussione. È un insulto alla memoria di Yara e un’umiliazione per i suoi genitori.
Chiediamo scuse pubbliche, chiarezza sulle responsabilità editoriali e un impegno concreto per un’informazione etica, sobria e all’altezza del mandato pubblico.
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Il problema
Questa petizione riguarda tutti i cittadini che pretendono coerenza dallo Stato e rispetto da parte dell’informazione pubblica. Non è una questione giudiziaria, ma di etica e di potere.
Lo Stato ha condannato Massimo Bossetti all’ergastolo con lo strumento della giustizia. E poi, attraverso la RAI, gli concede visibilità e parola. È un doppio messaggio inaccettabile.
Chi è condannato all’ergastolo è escluso dalla società. La RAI è parte dello Stato. E lo Stato non può dire una cosa in tribunale e l’opposto in prima serata.
Con l’intervista a Bossetti – condannato per l’omicidio di Yara Gambirasio – la rete pubblica ha superato il limite e tradito il proprio mandato.
Una rete statale non può trasformarsi in palcoscenico per chi è stato riconosciuto colpevole in tre gradi di giudizio. Il problema non è la conduttrice, ma chi ha deciso di trasmettere, promuovere e mandare in onda quell’intervista.
Questo episodio deve segnare un punto di svolta. Basta sensazionalismo spacciato per informazione. Basta spettacolarizzare il dolore. Basta usare il servizio pubblico per fare ascolti su tragedie già chiuse dalla giustizia.
La RAI è la voce dello Stato. E lo Stato ha già parlato.
Dare ora parola a Bossetti significa rimettere tutto in discussione. È un insulto alla memoria di Yara e un’umiliazione per i suoi genitori.
Chiediamo scuse pubbliche, chiarezza sulle responsabilità editoriali e un impegno concreto per un’informazione etica, sobria e all’altezza del mandato pubblico.
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I decisori

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Petizione creata in data 26 giugno 2025