MOSE FERMO PER DEBITI E INEFFICIENZE COMMISSARIALI


Bozza Comunicato Stampa per Lunedì 24 Maggio 2021
UNA SOLUZIONE E' ANCORA POSSIBILE NONOSTANTE OLTRE DUE ANNI DI RITARDI E DI GRAVI INADEMPIENZE
Il Mose rischia di non essere utilizzabile per i debiti accumulati.
Ecco la situazione alla barriera di Chioggia: https://www.facebook.com/photo?fbid=10222359349326125&set=pcb.10222357980491905
A Venezia 1500 tecnici ed operai del Mose rischiano di perdere il posto di lavoro lasciando la città indifesa e esposta a disastrosi allagamenti, nonostante che questo sistema di difesa abbia dimostrato tutta la sua efficacia nel bloccare le acque in oltre 20 occasioni nell’anno appena trascorso, per la prima volta in 1600 anni di vita della città.
Se questa tragedia che si sviluppa a Venezia non sara’ evitata le conseguenze saranno disastrose, non solo per l’economia e la conservazione della fragile citta’ storica, gia’ duramente colpita a novembre 2019 dall’alluvione catastrofica e poi dalla perdita del turismo e delle attivita’ artigianali ad esso collegate, ma per tutto il Veneto e per il sistema paese.
Infatti sara’ palese, a livello internazionale, l’incapacità del Governo di proteggere una delle risorse nazionali piu’ note al mondo, preziosa nella sua bellezza, con un valore intrinseco incommensurabile, bene identitario di riferimento unico per tutte le citta’ costiere minacciate dal cambiamento climatico, città in cui si sono sviluppate nei secoli sorprendenti soluzioni di progressivo adattamento e esemplare co-evoluzione socio-ecologica.
Inoltre va considerato se la Comunità Europea, con il fallimento del Mose, sara’ ancora disposta a credere alle nostre promesse di riforma e a mantenere il credito concesso per il nostro PNRR, o invece pretenderà nuove e piu’ stringenti garanzie. Infatti la Banca Europea ha aderito alle nostre richieste di aiuto, consentendo al governo Draghi di sviluppare, decidere e cominciare a dar corso al PNRR per uscire dal declino pandemico, a patto che si desse corso , come ricordato dal primo ministro, a importanti riforme nell’interesse del bene comune, riforme che un eclatante fallimento del sistema Mose rischia di rendere palesemente impossibili in Italia.
Infatti, uno Stato che, nel passato, per realizzare una grande infrastruttura come il Mose, e’ prima ricorso alla committenza delegata, patendo la corruzione delle norme e che poi, ad opere pressoché ultimate, ricorre e mantiene una gestione commissariale, avvilendo il governo locale, con commissari che, almeno nel caso di Venezia, non sono stati ancora in grado di assicurare il completamento dell’opera, questo stesso Stato sara’ mai capace di dar corso a riforme tali da migliorare la giustizia, semplificare la burocrazia per rendere piu’ efficiente la Pubblica Amministrazione, evitare gli sprechi e i ritardi, ed al tempo stesso ridurre le diseguaglianze fra nord e sud, uomini e donne, a beneficio delle future generazioni, con maggiore inclusione sociale e partecipazione nella gestione della cosa pubblica, così come l’Europa ci chiede?
Ecco perché la politica deve tornare ad occuparsi di Venezia, perché qui e’ a rischio non solo il destino di 1500 famiglie di operaio o tenere all’asciutto e conservare una citta’ unica al mondo, ma anche la credibilità del sistema paese.
Si scoprirà così, in primo luogo, le responsabilità della passata gestione commissariale del Consorzio Venezia Nuova che per 5 anni ha prodotto meno di quello che prima veniva prodotto in un anno, indebitandosi per effetto del minor aggio percentuale e dei costi di una struttura dimensionata per una produzione ben maggiore. Inoltre la struttura e’ stata poco utilizzata preferendo il ricorso ai consulenti esterni i quali si sono trovati in difficoltà nell’affrontare un’opera così complessa, sviluppata in un arco di tempo di 30 anni fra tanti compromessi per superare vincoli, aggirare veti e massimizzare i guadagni. Basti pensare che la spesa per le conoscenze acquisite con studi, analisi e monitoraggi, fondamentali per la gestione e manutenzione della laguna, ammonta a oltre 600 milioni di euro; negli ultimi anni queste conoscenze sono state per gran parte ignorate benche’ disponibili presso il Servizio Informativo del Provveditorato.
In secondo luogo si scoprirà l’incapacità della attuale gestione commissariale preposta al completamento dell’opera, che si e’ dimostrata piu’ attenta ad occupare la scena mediatica nel corso degli utili sollevamenti del Mose, che a completare l’opera. Anche l’impegno commissariale a ospitare il pranzo di gala del prossimo G20 che si terrà in Luglio a Venezia invece di condurre assieme al commissario liquidatore una sistemica due diligence tecnica ed amministrativa dell’Opera per rendicontare sullo stato di completamento dell’opera indica quali siano le priorità del super commissario.
La Rete delle Comunita’ Locali Wigwam con il Laboratorio Venezia per la Resilienza e la rete dei Democratici Veneti invita il Primo Ministro Draghi assieme ai Ministri competenti a potenziare subito il Provveditorato, secolare organo di governo delle acque, e su questa base fondare la costituenda ALMA, Autorita’ Lagunare Magistrato alle Acque, acquisendo personale, competenze e conoscenze del Consorzio Venezia Nuova, Thetis e Comar.
Ma non c’e’ tempo da perdere se il Governo vuole veramente salvare le ditte dal fallimento, e cosi’ facendo salvare la citta’ e con essa l’immagine europea ed internazionale del sistema paese, prima delle prossime acque alte autunnali.
Dai mezzi di stampa si apprende come il Provveditorato abbia da oltre un anno proposto al Ministero dei Lavori Pubblici ed ai Commissari che si sono succeduti la bozza di VII Atto Aggiuntivo alla Convenzione Generale con il Concessionario, atto che non ha avuto seguito. Questo strumento contrattuale e’ stato comunque riproposto nella riunione di venerdì 14 maggio 2021 al commissario liquidatore e ci si augura che venga quanto prima sottoscritto dalle parti, con queste risoluzioni piu’ volte proposte dal Provveditore: a. lo scorporo dei lavori di salvaguardia lagunare da quelli del completamento del Mose per una gestione diretta delle ditte da parte dell’Ufficio di Salvaguardia del Provveditorato, senza il Concessionario; b. l’incarico diretto al Concessionario per i lavori Mose, ma con pagamento vincolato contestuale alle ditte esecutori finali del lavoro, con importi maggiorati che consentano la progressiva controllata estinzione dei debiti pregressi del Concessionario nei confronti dei suoi fornitori in un clima di rinnovata fiducia.
Solo con questi presupposti sara’ possibile per gli operai ritornare a lavorare subito tutti i giorni e su piu’ turni per cercare di recuperare il tempo perduto:
a. nei cantieri per la manutenzione del sistema idro-morfologico ed ambientale lagunare, interrotta da oltre un decennio;
b. nei cantieri del Mose oggi prioritari per garantire una maggiore efficienza e sicurezza del sistema di difesa completando e automatizzando per quanto possibile gli impianti, riprendendo la manutenzione ordinaria e iniziando quella straordinaria, completando la formazione del personale da inquadrare in ALMA/provveditorato, installando le due Conche di navigazione a Chioggia e sostituendo quella danneggiata perché’ mal progettata a Malamocco;
c. nei cantieri per la difesa locale della Basilica e della Piazza San Marco per ridurre i tempi ed i costi delle numerose chiusure che sono oggi necessarie per proteggere la piazza, anche con minori danni per le eccessive interruzione del traffico portuale e della giornate di pesca in mare, anche grazie alla costituzione di un tavolo permanente per migliorare le regole degli avvisi di interruzione del traffico acqueo in previsione di chiusure del Mose, così da ridurre l’attuale eccessivo anticipo e la numerosità dei falsi avvisi cautelativi di possibile chiusura lamentati dal porto nel corso della passata gestione invernale, che pur avendo dimostrato la capacità idraulica non e’ riuscita a tenere la basilica all’asciutto e neanche a rendere minimi i costi diretti ed indiretti alla pesca ed al porto commerciale.