Chiudiamo il CPR di Milano


Chiudiamo il CPR di Milano
Il problema
Il Centro per il rimpatrio di via Corelli, a Milano, è un luogo segnato da criticità strutturali, condizioni incompatibili con il rispetto della dignità delle persone e violazioni ripetute dei diritti fondamentali.
Per questo motivo Cecilia Strada, europarlamentare, Onorio Rosati, Luca Paladini e Paolo Romano, consiglieri regionali, e Rahel Sereke, consigliera del Municipio 3, hanno sottoscritto una diffida formale al Sindaco per chiedere la chiusura del CPR di Milano.
Guarda l'intervista a firmatarie e firmatari della diffida
Firma la petizione e scarica le card da condividere sui social
Quotidianamente al centro di segnalazioni relative alla compressione dei diritti delle persone trattenute - alla salute, alla difesa, all’informazione, alla comunicazione - la situazione del CPR si inserisce in una vicenda che, negli anni, ha già prodotto inchieste giudiziarie, condanne, denunce pubbliche e rilievi istituzionali, senza che a ciò sia seguita una risposta politica adeguata e risolutiva.
Non si contano gli episodi di tensione, proteste, autolesionismo e tentativi di suicidio, in un quadro giuridico che la sentenza 96/2025 della Corte Costituzionale ha definito chiaramente: i Cpr sono letteralmente fuori dalla legge.
Le evidenze emerse nel tempo – dalle risultanze del Comitato europeo per la prevenzione della tortura, alle vicende giudiziarie che hanno coinvolto la gestione del centro, fino ai ripetuti allarmi lanciati da associazioni, avvocati, garanti e società civile – delineano un quadro ormai incompatibile con i principi fondamentali che dovrebbero orientare l’azione delle istituzioni democratiche.
Per questo, i firmatari della diffida chiedono che si apra immediatamente un percorso politico e istituzionale finalizzato alla chiusura del CPR di via Corelli, ritenendo non più tollerabile il protrarsi di una struttura che continua a rappresentare una ferita aperta per Milano.
L’iniziativa si inserisce nel solco dell’azione popolare promossa dalla società civile, associazioni, cooperative, cittadine e cittadini milanesi che, in passato, hanno già chiesto all’amministrazione comunale di attivarsi nei confronti del Ministero dell’Interno per ottenere la chiusura del centro, oltre al riconoscimento del danno arrecato all’immagine e all’identità della città.
Lo Statuto del Comune di Milano richiama con chiarezza i valori dell’uguaglianza, della dignità della persona e della tutela dei diritti fondamentali. In questo quadro, l’esistenza del CPR di via Corelli appare in aperto contrasto con i principi che Milano afferma di voler difendere.
Con la diffida firmata oggi, i rappresentanti istituzionali ribadiscono la necessità di assumere una posizione chiara: non può esserci alcuna normalizzazione di un luogo che, per le sue condizioni e per la sua funzione, continua a produrre sofferenza, opacità e violazioni.
Da oggi, il Sindaco avrà 90 giorni di tempo per decidere se farsi personalmente promotore della richiesta presso il Ministero dell’Interno, come ci auspichiamo.
Chiediamo, insieme, di chiudere il CPR di via Corelli.
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Il problema
Il Centro per il rimpatrio di via Corelli, a Milano, è un luogo segnato da criticità strutturali, condizioni incompatibili con il rispetto della dignità delle persone e violazioni ripetute dei diritti fondamentali.
Per questo motivo Cecilia Strada, europarlamentare, Onorio Rosati, Luca Paladini e Paolo Romano, consiglieri regionali, e Rahel Sereke, consigliera del Municipio 3, hanno sottoscritto una diffida formale al Sindaco per chiedere la chiusura del CPR di Milano.
Guarda l'intervista a firmatarie e firmatari della diffida
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Quotidianamente al centro di segnalazioni relative alla compressione dei diritti delle persone trattenute - alla salute, alla difesa, all’informazione, alla comunicazione - la situazione del CPR si inserisce in una vicenda che, negli anni, ha già prodotto inchieste giudiziarie, condanne, denunce pubbliche e rilievi istituzionali, senza che a ciò sia seguita una risposta politica adeguata e risolutiva.
Non si contano gli episodi di tensione, proteste, autolesionismo e tentativi di suicidio, in un quadro giuridico che la sentenza 96/2025 della Corte Costituzionale ha definito chiaramente: i Cpr sono letteralmente fuori dalla legge.
Le evidenze emerse nel tempo – dalle risultanze del Comitato europeo per la prevenzione della tortura, alle vicende giudiziarie che hanno coinvolto la gestione del centro, fino ai ripetuti allarmi lanciati da associazioni, avvocati, garanti e società civile – delineano un quadro ormai incompatibile con i principi fondamentali che dovrebbero orientare l’azione delle istituzioni democratiche.
Per questo, i firmatari della diffida chiedono che si apra immediatamente un percorso politico e istituzionale finalizzato alla chiusura del CPR di via Corelli, ritenendo non più tollerabile il protrarsi di una struttura che continua a rappresentare una ferita aperta per Milano.
L’iniziativa si inserisce nel solco dell’azione popolare promossa dalla società civile, associazioni, cooperative, cittadine e cittadini milanesi che, in passato, hanno già chiesto all’amministrazione comunale di attivarsi nei confronti del Ministero dell’Interno per ottenere la chiusura del centro, oltre al riconoscimento del danno arrecato all’immagine e all’identità della città.
Lo Statuto del Comune di Milano richiama con chiarezza i valori dell’uguaglianza, della dignità della persona e della tutela dei diritti fondamentali. In questo quadro, l’esistenza del CPR di via Corelli appare in aperto contrasto con i principi che Milano afferma di voler difendere.
Con la diffida firmata oggi, i rappresentanti istituzionali ribadiscono la necessità di assumere una posizione chiara: non può esserci alcuna normalizzazione di un luogo che, per le sue condizioni e per la sua funzione, continua a produrre sofferenza, opacità e violazioni.
Da oggi, il Sindaco avrà 90 giorni di tempo per decidere se farsi personalmente promotore della richiesta presso il Ministero dell’Interno, come ci auspichiamo.
Chiediamo, insieme, di chiudere il CPR di via Corelli.
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Petizione creata in data 8 aprile 2026