PERCHÉ DICIAMO NO ALLE STRUTTURE “SCATOLARI” DELLE STAZIONI METRO C TRATTA T2


SI ALLA METRO, MA NON COSÌ. Secondo l’Assessore Sabrina Alfonsi, la costruzione di queste stazioni Metro, a struttura “scatolare”, che hanno avuto come primo impatto l’eradicazione di centinaia di alberi, molti, come a Viale Mazzini appena piantumati con fondi del Giubileo, o plurisecolari e protetti come i Platani di via Barletta, sono “occasioni per aumentare il patrimonio verde complessivo di Roma, grazie alle compensazioni immediate all'avvio dei cantieri, con 259 nuovi alberi, 4 tiny forest e 156 nuovi impianti previsti a fine lavori” e continua, si prevedono “147 trapianti, tra cui i grandi platani di via Barletta e i lecci di Castel Sant’ Angelo e Mazzini” - trapianti il cui successo e’ ampiamente problematico - cui aggiungere: “31 abbattimenti, per i cantieri delle nuove stazioni, di alberi non trapiantabili”. (Corriere della Sera, Roma - Lettere. Sabato 11 aprile 2026). In conclusione, rispetto a questo quadro che testimonia una massiccia “delocalizzazione” del patrimonio arboreo del Centro storico e della Città storica, possiamo dire che queste Stazioni saranno invece la causa di insopportabili isole di calore date da queste scatole di cemento armato che alterano l’equilibrio dell’ecosistema idrogeologico, tanto più in questo periodo di cambiamenti climatici, che imporrebbe invece l’incremento del patrimonio arboreo cittadino! La desertificazione di vaste aree del Centro di Roma e del sito UNESCO, non potrà’ mai essere compensata dall’incremento del verde in altre zone o da “tiny forest” e anche se il calcolo, da dimostrare, della Co2 fosse pareggiato, questo “modello”, giustificato da un’archeologia “preventiva”, di fatto produrrà’ danni irreversibili al territorio, in quanto vanificherà e renderà’ impossibili interventi di mitigazione climatica come depavimentazioni o il ripristino delle precedenti aree verdi, con evidenti danni alla salute.