
Questa la TEORIA dei cicli naturali dell'acqua, cosa la natura riesce a fare da milioni di anni.
Il suolo: filtro naturale delle acque dolci
Il suolo può rimuovere dall’acqua che penetra nel terreno metalli, alcune sostanze chimiche tossiche, residui organici e altre sostanze inquinanti. Quando l’acqua raggiunge la falda acquifera, potrebbe essere già potabile.
Il suolo agisce da...
Filtro meccanico
Le particelle di sabbia e di roccia agiscono come un setaccio a maglia fine, catturando alcune sostanze inquinanti. Le sostanze nocive vengono anche diluite dall’acqua corrente, e alcuni microrganismi le scompongono.
Filtro biologico
Microrganismi che vivono nel suolo possono neutralizzare sostanze che per gli esseri umani sarebbero nocive. Alcuni batteri possono addirittura scomporre sostanze oleose tossiche in anidride carbonica e acqua. Si è anche scoperto che alcune piante presenti nelle zone umide sono in grado di rimuovere azoto, fosforo e pesticidi. Molluschi d’acqua dolce sono in grado di ripulire l’acqua da alcune sostanze chimiche potenzialmente dannose nel giro di pochi giorni, sembra che lo facciano in modo ancora più efficiente degli impianti di depurazione.
Filtro chimico
Un suolo con una leggera carica elettrica può catturare alcune sostanze chimiche tossiche con carica opposta. Particelle di argilla con carica negativa, per esempio, possono rimuovere dall’acqua particelle di ammonio corrosivo con carica positiva.
I cicli naturali dell'acqua sono quindi (teoricamente) in grado di filtrare e depurare molte delle sostanze che noi produciamo in quanto rifiuti, anche tossici.
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La PRATICA dei giorni nostri, fa però vedere che molte delle sostanze chimiche e di sintesi, non riescono ad essere depurate dai cicli naturali collaudati in milioni di anni.
Come evidenziato dai tempi di decomposizione dei principali materiali utilizzati comunemente sul mercato, la plastica nelle varie versioni e i suoi additivi rappresentano i più problematici.
Non solo per i lunghi tempi (in alcuni casi illimitati) di degradazione, ma anche perché, durante la decomposizione, danno origine a frammenti di microplastiche. Si tratta di pezzi molto piccoli di materiale che disperdendosi nell’ambiente, risultano difficili da catturare e filtrare attraverso il ciclo dell'acqua. Specie per quanto concerne alcune sostanze chimiche che li compongono, più idrosolubili e resistenti (ad esempio i PFAS).
Diventano impossibili da tracciare ed eliminare ed entrano tristemente a far parte della nostra catena alimentare.
Le microplastiche sono spesso ingerite inconsapevolmente da pesci e crostacei che poi finiscono sulla nostra tavola. Le sostanze più idrosolubili (come i PFAS appunto), entrano nel nostro corpo dall'acqua, dagli alimenti cucinati con acqua, da quei vegetali e da tutti gli alimenti che sono cresciuti o sono stati coltivati irrigando con acque impure.
Il problema quindi della loro non biodegradibilità o della molto lunga degradabilità diventa un problema davvero enorme.
La vera campagna sarebbe alla fine: ABOLIAMO LA PLASTICA e I PRODOTTI DI SINTESI NON BIODEGRADABILI, SOSTITUIAMOLI CON MATERIALI BIODEGRADABILI....
Al momento è ancora politicamente utopia? Ma tecnologicamente è possibile.
Servono azioni politiche dall'alto, ma anche dal basso.
Diffondete questa petizione, chiedete di firmarla:
https://www.change.org/messa_al_bando_PFAS
GRAZIE
Gruppi NO PFAS - Val di Susa