
Questi i principali aggiornamenti, anche sulla base di quanto presentato dai ricercatori del CNR all'incontro di Chiomonte alcuni giorni fa (registrazione incontro >> https://www.youtube.com/watch?v=qut5ORH6atw
- Il sindaco di Bardonecchia Chiara Rossetti, come molti altri suoi colleghi in alta valle, ha ricevuto rassicurazioni ufficiali scritte da parte di SMAT. Si fa riferimento ai limiti imposti dalla normativa attuale, dicendo che tutti i valori rientrano. Questi limiti però il mondo scientifico li reputa insufficienti perché non dedotti da un'indagine tossicologica ma da logiche diverse. Ripetiamo: alcune di queste sostanze, come il PFOA e il PFOS, sono state ufficialmente classificate cancerogene dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) e dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) senza riferimento alle concentrazioni, proprio nel 2023
- In conseguenza a ciò alcuni paesi europei (Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia), dopo attento lavoro delle loro commissioni scientifiche, hanno posto limiti di gran lunga inferiori alla normativa vigente. In Italia oggi c'è il limite nelle acque potabili di 100 nanogrammi di PFAS per litro, in Danimarca ad esempio il limite è stato posto a 4 nanogrammi litro, cioè 25 volte inferiore
- Della classe di molecole riconosciute come PFAS a Bardonecchia è stato rinvenuto il C6O4, indicando sorgenti di inquinamento non facili da comprendere. Per quanto a conoscenza dei ricercatori del CNR che sopra menzioniamo, il C6O4 è una sostanza utilizzata solo per la produzione di polimeri PTFE a Spinetta Marengo dalla azienda Solvay, dove ha sostituito il PFOA, e non è utilizzata per prodotti di consumo. Sarebbe utile che il Comune di Bardonecchia chiedesse alla ditta stessa Solvay (ora Syensqo) se ha venduto C6O4 ad altre aziende per applicazioni diverse da quelle di adiuvante della sintesi polimerica, per capire se possa essere presente in prodotti e materiali utilizzati anche ad alte quote ad esempio nelle attività economiche legate al turismo e sci o nei cantieri dei trafori (nel nostro caso il raddoppio del tunnel del Frejus)
- Anche se le concentrazioni in molti casi sono inferiori al limite di potabilità e i nuovi limiti andranno in vigore nel 2026, la Direttiva stessa IMPONE L’OBBLIGO di una analisi di rischio secondo il modello dei piani di sicurezza dell’acqua allo scopo di:
Individuare le sorgenti e se possibile ridurre e/o eliminarne l’impatto,
mitigare il rischio per i consumatori con azioni di prevenzione sulle sorgenti e mitigazione sull’acqua erogata, ad esempio con l’adozione di adeguati trattamenti, evitare il peggioramento futuro e quindi il possibile futuro superamento dei limiti anche nelle aree attualmente a minor rischio
- Per il 9/04 il comune di Bardonecchia organizza un incontro pubblico per dare alla popolazione quello che viene definito come "il quadro oggettivo della situazione"(https://www.valsusaoggi.it/valsusa-un-convegno-di-smat-sulla-qualita-dellacqua-dopo-il-caso-pfas/ Saranno presenti l’Istituto Superiore di Sanità, l’ARPA, l’ASL TO3, SMAT e le rappresentanze istituzionali del Comune di Bardonecchia, della Città Metropolitana Torinese, delle Unioni Montane e dell’ATO 3 Torinese. Chiediamo di invitare anche figure tecniche a livello di ricerca scientifica, indipendentemente dai numerosi enti di controllo. Ad esempio i ricercatori del CNR che da diversi annni si stanno occupando in Italia della problematica PFAS