CHIEDIAMO IL LUTTO CITTADINO

Il problema

All’attenzione del Sindaco Matteo Lepore

e di tutta la giunta comunale

 

Gentile sindaco,

in queste ore assistiamo sconvolte al massacro della popolazione palestinese di Gaza che vive sotto assedio da 16 anni, chiusa all’interno di una striscia di terra, sigillata e controllata via mare e via terra, senza la possibilità di scappare. Migliaia di bambini innocenti sono morti uccisi sotto le bombe che Israele sgancia su ospedali, scuole, ambulanze, università e abitazioni civili nell’area più densamente popolata del mondo. Secondo Save the Children migliaia di bambini giacciono sotto le macerie e la situazione attuale impedisce i soccorsi. Per noi questi bambini non sono numeri: sono giovani vite spezzate per sempre, sono sogni, desideri, sguardi, speranze di bellezza, slanci di energia vitale che il mondo non potrà più conoscere. Giorno dopo giorno guardiamo impotenti queste madri che stringono tra le braccia figli morti avvolti in bianchi lenzuoli e proviamo solo orrore per quello che sta accadendo. Siamo madri, siamo donne che hanno dato la vita e la notte guardiamo i nostri bambini dormire tranquilli tra le coperte, sotto un cielo dove non ronzano mostruose macchine della morte: ci chiediamo cosa faremmo se fossimo noi madri di Gaza adesso, ci interroghiamo su questa valanga di dolore umano e non abbiamo parole per descriverla.

Siamo madri, siamo donne e cittadine: assistiamo impotenti al fallimento del diritto internazionale, alle dimissioni del Direttore dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani Craig Mokhiber e ci chiediamo quale futuro, quale mondo stiamo preparando per i nostri figli, per i figli e per le figlie del mondo.

Siamo stanche di una politica disumana, siamo stanche di uomini che chiamano alle armi, di figli strappati all’amore e mandati a morire, siamo stanche che i fondi pubblici siano spesi per produrre strumenti di morte e siamo sconvolte che il nostro paese si sia astenuto alle votazioni europee per il cessate il fuoco, ci vergogniamo dell’ipocrisia di chi crede che possa esistere pace senza giustizia e non sa trovare soluzioni politiche a quanto accade da 75 anni in Palestina.

Ci uniamo al dolore profondo per la perdita delle vittime civili dell’attacco di Hamas, un atto brutale all’interno di un contesto coloniale brutale che ha partorito nel tempo queste ed altre atrocità, un contesto che fa vivere fianco a fianco persone libere di studiare nelle migliori università, di viaggiare, di curarsi nei migliori ospedali ed altre a cui è vietato farlo, chiuse nella più grande prigione a cielo aperto del mondo.

Chiediamo a Lei, caro sindaco, di esporre pubblicamente uno striscione di lutto che possa distinguere la nostra città in questo momento così buio; storicamente sono le donne ad accompagnare la vita nel suo inizio e nella sua fine, onorando questa eredità chiediamo il lutto cittadino.

Chiediamo infine che la città di Bologna scinda ogni relazione economica, culturale e diplomatica con lo stato di Israele sino a quando, come qualunque altro stato che voglia dirsi democratico e civile, non avrà messo fine al brutale regime di occupazione e di apartheid in tutti i territori che occupa in contravvenzione alla Convenzione di Ginevra.

Madri, donne e cittadine bolognesi*

*la lettera può essere sottoscritta da chiunque condivida in questo momento le idee, le richieste ed i sentimenti che essa esprime, indipendentemente dall’appartenenza di genere, da chiunque condivida simbolicamente l’essere madre, madre di figli e figlie, dei cittadini del mondo che sarà.

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Cittadine BolognesiPromotore della petizione
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Il problema

All’attenzione del Sindaco Matteo Lepore

e di tutta la giunta comunale

 

Gentile sindaco,

in queste ore assistiamo sconvolte al massacro della popolazione palestinese di Gaza che vive sotto assedio da 16 anni, chiusa all’interno di una striscia di terra, sigillata e controllata via mare e via terra, senza la possibilità di scappare. Migliaia di bambini innocenti sono morti uccisi sotto le bombe che Israele sgancia su ospedali, scuole, ambulanze, università e abitazioni civili nell’area più densamente popolata del mondo. Secondo Save the Children migliaia di bambini giacciono sotto le macerie e la situazione attuale impedisce i soccorsi. Per noi questi bambini non sono numeri: sono giovani vite spezzate per sempre, sono sogni, desideri, sguardi, speranze di bellezza, slanci di energia vitale che il mondo non potrà più conoscere. Giorno dopo giorno guardiamo impotenti queste madri che stringono tra le braccia figli morti avvolti in bianchi lenzuoli e proviamo solo orrore per quello che sta accadendo. Siamo madri, siamo donne che hanno dato la vita e la notte guardiamo i nostri bambini dormire tranquilli tra le coperte, sotto un cielo dove non ronzano mostruose macchine della morte: ci chiediamo cosa faremmo se fossimo noi madri di Gaza adesso, ci interroghiamo su questa valanga di dolore umano e non abbiamo parole per descriverla.

Siamo madri, siamo donne e cittadine: assistiamo impotenti al fallimento del diritto internazionale, alle dimissioni del Direttore dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani Craig Mokhiber e ci chiediamo quale futuro, quale mondo stiamo preparando per i nostri figli, per i figli e per le figlie del mondo.

Siamo stanche di una politica disumana, siamo stanche di uomini che chiamano alle armi, di figli strappati all’amore e mandati a morire, siamo stanche che i fondi pubblici siano spesi per produrre strumenti di morte e siamo sconvolte che il nostro paese si sia astenuto alle votazioni europee per il cessate il fuoco, ci vergogniamo dell’ipocrisia di chi crede che possa esistere pace senza giustizia e non sa trovare soluzioni politiche a quanto accade da 75 anni in Palestina.

Ci uniamo al dolore profondo per la perdita delle vittime civili dell’attacco di Hamas, un atto brutale all’interno di un contesto coloniale brutale che ha partorito nel tempo queste ed altre atrocità, un contesto che fa vivere fianco a fianco persone libere di studiare nelle migliori università, di viaggiare, di curarsi nei migliori ospedali ed altre a cui è vietato farlo, chiuse nella più grande prigione a cielo aperto del mondo.

Chiediamo a Lei, caro sindaco, di esporre pubblicamente uno striscione di lutto che possa distinguere la nostra città in questo momento così buio; storicamente sono le donne ad accompagnare la vita nel suo inizio e nella sua fine, onorando questa eredità chiediamo il lutto cittadino.

Chiediamo infine che la città di Bologna scinda ogni relazione economica, culturale e diplomatica con lo stato di Israele sino a quando, come qualunque altro stato che voglia dirsi democratico e civile, non avrà messo fine al brutale regime di occupazione e di apartheid in tutti i territori che occupa in contravvenzione alla Convenzione di Ginevra.

Madri, donne e cittadine bolognesi*

*la lettera può essere sottoscritta da chiunque condivida in questo momento le idee, le richieste ed i sentimenti che essa esprime, indipendentemente dall’appartenenza di genere, da chiunque condivida simbolicamente l’essere madre, madre di figli e figlie, dei cittadini del mondo che sarà.

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Petizione creata in data 4 novembre 2023