

Chiediamo all'Agenzia delle Entrate e AGCM di verificare le nuove commissioni di Airbnb
Il problema
Da anni sono un Superhost di Airbnb, dove ho avuto modo di accogliere persone da tutto il mondo e condividere con loro un pezzo della realtà in cui vivo. Questo lavoro, oltre a garantirmi un introito economico, mi ha permesso di creare legami che vanno al di là del semplice rapporto commerciale. Tuttavia, la recente decisione di modificare la struttura delle commissioni, portandole al 15,5% interamente a carico degli host a partire dal 13 ottobre 2026, sta mettendo a dura prova la sostenibilità economica di questa attività.
In passato, le commissioni erano suddivise tra noi host e i nostri ospiti, un bilanciamento che permetteva di mantenere equo il mercato degli affitti. La nuova disposizione non solo sposta totalmente il carico sugli host, ma potrebbe rappresentare una violazione delle normative fiscali in Italia. Se queste commissioni aumentano, l'importo soggetto a "cedolare secca" - l'imposta sostitutiva flat sul reddito da locazione - aumenterà di conseguenza, in quanto il calcolo della tassazione viene basata sul lordo, quindi anche sulle commissioni che Airbnb trattiene alla fonte, provocando un incremento ingiusto della tassazione a carico degli host.
Gli ospiti, inoltre, finiranno per vedersi aumentato di circa il 10% il costo di un pernottamento, dovuto all'aumento che gli hosts saranno costretti a richiedere per compensare le perdite dovute ad una iniqua tassazione.
Chiediamo:
1) all'Agenzia delle Entrate di intervenire e controllare la legittimità di questa nuova politica di commissioni, verificando se queste modifiche rispettino le normative vigenti in materia fiscale e civilistica (contratti) e che non si configuri invece come clausola vessatoria del rapporto contrattuale. È necessario che venga fatta chiarezza per garantire che i diritti degli host non vengano compromessi e che si possa continuare a svolgere questa attività nel rispetto delle leggi fiscali e civili italiane.
2) all'Antitrust (AGCM) di verificare se il passaggio forzato a questo modello configuri un abuso di posizione dominante o una pratica commerciale scorretta, considerando che Airbnb impone condizioni non negoziabili a centinaia di migliaia di micro-imprese e privati in Italia.
La giustificazione di Airbnb relativa a questa nuova politica inoltre risulta essere un insulto all'intelligenza: Airbnb sostiene infatti che in questo modo le tariffe risulteranno più chiare e trasparenti per gli ospiti mentre invece è esattamente l'opposto.
Nascondere le commissioni di Airbnb dietro il costo totale che apparirà come quello determinato dall'host non può essere certo considerata trasparenza e maggior chiarezza.
Firme su questa petizione sono cruciali per esercitare una pressione positiva sull'Agenzia delle Entrate e AGCM affinché agisca in tempi rapidi e tuteli il nostro futuro economico.
Vi invitiamo a unirvi a noi e a firmare la petizione, per un mercato degli affitti equo e giusto per tutti gli attori coinvolti.

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Il problema
Da anni sono un Superhost di Airbnb, dove ho avuto modo di accogliere persone da tutto il mondo e condividere con loro un pezzo della realtà in cui vivo. Questo lavoro, oltre a garantirmi un introito economico, mi ha permesso di creare legami che vanno al di là del semplice rapporto commerciale. Tuttavia, la recente decisione di modificare la struttura delle commissioni, portandole al 15,5% interamente a carico degli host a partire dal 13 ottobre 2026, sta mettendo a dura prova la sostenibilità economica di questa attività.
In passato, le commissioni erano suddivise tra noi host e i nostri ospiti, un bilanciamento che permetteva di mantenere equo il mercato degli affitti. La nuova disposizione non solo sposta totalmente il carico sugli host, ma potrebbe rappresentare una violazione delle normative fiscali in Italia. Se queste commissioni aumentano, l'importo soggetto a "cedolare secca" - l'imposta sostitutiva flat sul reddito da locazione - aumenterà di conseguenza, in quanto il calcolo della tassazione viene basata sul lordo, quindi anche sulle commissioni che Airbnb trattiene alla fonte, provocando un incremento ingiusto della tassazione a carico degli host.
Gli ospiti, inoltre, finiranno per vedersi aumentato di circa il 10% il costo di un pernottamento, dovuto all'aumento che gli hosts saranno costretti a richiedere per compensare le perdite dovute ad una iniqua tassazione.
Chiediamo:
1) all'Agenzia delle Entrate di intervenire e controllare la legittimità di questa nuova politica di commissioni, verificando se queste modifiche rispettino le normative vigenti in materia fiscale e civilistica (contratti) e che non si configuri invece come clausola vessatoria del rapporto contrattuale. È necessario che venga fatta chiarezza per garantire che i diritti degli host non vengano compromessi e che si possa continuare a svolgere questa attività nel rispetto delle leggi fiscali e civili italiane.
2) all'Antitrust (AGCM) di verificare se il passaggio forzato a questo modello configuri un abuso di posizione dominante o una pratica commerciale scorretta, considerando che Airbnb impone condizioni non negoziabili a centinaia di migliaia di micro-imprese e privati in Italia.
La giustificazione di Airbnb relativa a questa nuova politica inoltre risulta essere un insulto all'intelligenza: Airbnb sostiene infatti che in questo modo le tariffe risulteranno più chiare e trasparenti per gli ospiti mentre invece è esattamente l'opposto.
Nascondere le commissioni di Airbnb dietro il costo totale che apparirà come quello determinato dall'host non può essere certo considerata trasparenza e maggior chiarezza.
Firme su questa petizione sono cruciali per esercitare una pressione positiva sull'Agenzia delle Entrate e AGCM affinché agisca in tempi rapidi e tuteli il nostro futuro economico.
Vi invitiamo a unirvi a noi e a firmare la petizione, per un mercato degli affitti equo e giusto per tutti gli attori coinvolti.

I decisori
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Petizione creata in data 8 luglio 2026