Petition updateReintroduzione delle tariffe professionali e dei minimi tariffariTitoli ostili agli emigrati italiani?
Massimo TorreItaly
Sep 15, 2017
Ieri, giovedì 14 settembre 2017, il TG1 delle 20:00 ha mandato in onda un servizio relativo alle condizioni dell’economia italiana. Il commentatore afferma che “I giovani non trovano lavoro e per questo fuggono all’estero” definendo la fuga di 51.000 giovani (italiani) nel 2015 “uno spreco che alle casse dello Stato costa 14 miliardi di Euro”. Oggi, il Secolo XIX, il principale quotidiano di Genova – per inciso, la scorsa primavera, incontrai un giornalista del Secolo ed inviai il comunicato stampa, segnalando le gravi difficoltà create dall’abolizione dei minimi tariffari e delle tariffe, ma la redazione che se ne occupò, decise di non pubblicare alcun articolo relativo alla petizione – pubblica un articolo intitolato “Lavoro, il peso dei giovani all’estero. «La loro ‘fuga’ vale 14 miliardi»”. Nella tempesta propagandistica, quando non vengono ignorati, sembrano venir considerati un “danno” – magari un domani anche peggio? – i giovani indigeni italiani che fuggono, mentre sono, per taluni partiti politici, un “costo”, per altri una “risorsa” i migranti stranieri che sbarcano in Italia. Ma chi difende gli emigrati italiani? Perché il telegiornale RAI non si dimostra più umanamente solidale con gli emigrati italiani, e con le loro famiglie? Perché non si afferma che nel 2010 erano 1,4 milioni gli italiani nella fascia di età tra i 21 ed i 40 ani iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), e che il numero degli iscritti all’AIRE è aumentato dal 2001 di oltre 2.000.000? Dal 2013, i telegiornali RAI hanno trasmesso forse centinaia di servizi relativi all’emigrazione proveniente dall’Africa del Nord, e forse pochissimi – quasi nessuno – servizi relativo agli emigrati italiani, in esilio volontario, divisi dalle loro famiglie. Mai si è parlato di un piano per il rientro degli italiani dall’estero, viene invece proclamata continuamente la necessità di politiche di integrazione di cittadini stranieri, e la necessità di introdurre lo “Ius soli”. Nel frattempo, 2.000.000 di Italiani hanno lasciato l’Italia; nessuno parla di loro, del dramma di chi ha vissuto dall’estero la perdita dei propri cari; 2.000.000 di esiliati dalla madre terra. I 51.000 fuggiti nel 2015 sono definiti “uno spreco” da 14 miliardi di euro. Ma che senso ha uno Stato da cui gli italiani fuggono, dove svariati senza tetto italiani d’inverno muoiono assiderati, mentre la priorità quotidiana della propaganda è glorificare le politiche di “accoglienza” ed “integrazione” di masse straniere, mentre si assiste alla progressiva dissoluzione della società italiana? Alcune forze politiche definiscono i migranti stranieri un costo, altre si affrettano a definirle un beneficio, mentre gli Italiani che partono sono addirittura definiti “uno spreco”. Una definizione che si direbbe ostile, una espressione di palese ostilità – che segue l’indifferenza – verso gli italiani che fuggono dal paese. Forse, un giorno, in una parte del territorio della penisola, gli oltre 2.000.000 di Italiani partiti dall’Italia negli ultimi sedici anni, potranno finalmente vivere, decentemente pagati, in patria, presso le loro famiglie, i loro monti ed il loro mare. Forse una buona parte di loro vorrebbe tornare nel territorio italiano. Ma non c’è partito politico che parli di piani di Integrazione per il ritorno degli Italiani residenti all’estero, sembra che non se ne occupi nessuno. Alla damnatio memoriae mediatica seguno i titoli di oggi.
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