
Quanto scritto da uno degli iscritti al gruppo Fb "Movimento No IMU" al Garante del Contribuente.
Onorevole Garante per il Contribuente,
Le scrivo perché non è più possibile evitare di farlo. L'IMU non è più tollerabile, è una tassa iniqua illegale, incostituzionale, come avrà modo di verificare Lei stesso.
Inizialmente la pagavo semplicemente perché potevo, pur non avendo mai compreso come potesse esistere un balzello del genere. Da qualche anno non riesco più a pagarla perché il mio reddito assolutamente non me lo consente, e sono ben consapevole che prima o dopo i nodi arriveranno al pettine ed io rischio di perdere il mio immobile.
Tutto questo per una tassa fissa imposta sul solo presupposto della proprietà, che prescinde dal reddito reale del proprietario, senza fare alcuna differenza tra i vari proprietari e soprattutto fra i loro redditi, così com'è imporrebbe la Costituzione e diverse sentenze della Corte costituzionale oltre che diverse ordinanze di Commissioni Tributarie Provinciali. Gli estremi di tutti questi atti potrà trovarli nel documento che mi sono permesso di allegare a questa mail.
Sono chiamato a pagare ogni anno circa 3.000 euro a titolo di IMU calcolata sulla rendita catastale che, come il solo fatto di essere proprietari, non è di per sé prova di reddito. E questo succede a me come a decine di migliaia di altri Cittadini Italiani che con sacrificio hanno acquistato o edificato immobili pensando di fare cosa gradita ai propri figli, i quali si ritrovano adesso in serie difficoltà. Io, non avendo più la possibilità di pagare, semplicemente ho smesso di farlo, affidandomi a quella Giustizia che prima o poi dovrà trionfare. Molte persone che conosco hanno visto andare all'asta i loro immobili, svenduti ad un quarto del loro valore, a beneficio dei soliti avvoltoi.
Se fosse in conseguenza di stoltezza, di debiti contratti per aver voluto vivere al di sopra delle proprie possibilità, capirei. Ma in questo caso si subisce l'esproprio di un immobile per debiti mai contratti, e non mi sembra giusto.
Perché, Onorevole Garante, i Patti non erano questi. Se si fosse saputo prima la maggior parte dei Contribuenti avrebbe sicuramente disposto in modo diverso dei frutti dei loro sacrifici. I Patti, perché patti sono quelli contenuti nella Costituzione, prevedevano un carico fiscale proporzionato alla capacità del contribuente, l'equità e la tutela della proprietà privata, solo per citarne alcuni. Con l'IMU i Patti sono stati violati.
Perché se io posseggo un locale commerciale che non riesco ad affittare né a vendere, e sono certo che Lei sappia che in quest'epoca è una cosa purtroppo molto frequente in tutta Italia, e perdo pure il lavoro, come potrò mai pagare 3.000 euro l'anno per una tassa su un reddito che non esiste? Per la sola proprietà immobiliare il mio ISEE certifica un reddito di €58000 l'anno, reddito che sarei ben felice di avere ma che purtroppo non ho mai visto. Le conseguenze di questa certificazione sono tante, perché impediscono di accedere a qualunque forma di beneficio e perché obbligano a pagare tasse che per me è impossibile pagare.
Su queste basi, il Principio della capacità contributiva va, con rispetto parlando, a farsi benedire, per lasciare posto a ben altro principio: e cioè che in Italia chi non ha un reddito alto o comunque sufficiente a pagare l'IMU non può possedere immobili. Il ritorno al medioevo.
Non mi dilungo oltre, sono certo che Lei abbia afferrato la gravità del problema. Dettagli e riferimenti normativi potrà trovarli nell'allegato e, ovviamente, nell'attesa di avere una Sua risposta rimango a Sua disposizione per ogni eventuale ulteriore dettaglio. So benissimo che è un campo minato, ma so anche che prima o dopo questa questione esploderà e che forse è meglio affrontarla prima per regolamentarla in modo accettabile e soprattutto ricondurla nell'alveo della costituzionalità e della legalità. Nel ringraziarLa anticipatamente per quanto potrà fare e per la Sua attenzione, La saluto cordialmente.
ALLEGATO
Alla cortese attenzione del Dottor ****** ****** Garante del Contribuente per la regione ******.
L’IMU è un problema molto serio, che presto diventerà grave, e riguarda decine di migliaia di Cittadini Italiani, probabilmente centinaia di migliaia.
Problema che non ha alcuna connotazione politica, che va risolto per "mere" esigenze pratiche, anche se la ricerca di una fiscalità equa, razionale e sostenibile dovrebbe essere un motivo più che sufficiente. La Camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica Italiani dovrebbero intervenire, e se non lo fanno il Parlamento Europeo dovrebbe intervenire. Non può tirarsi indietro adducendo come motivo che il potere di introdurre, eliminare o rettificare le imposte o i loro criteri di calcolo rimane nelle mani degli Stati membri e che, a condizione che rispetti le norme dell'Unione, ciascuno Stato membro è libero di scegliere il regime fiscale che ritiene opportuno.
Non è una buona ragione per defilarsi, perché qui non si tratta di interferire nelle decisioni di uno Stato membro né di indirizzarne le politiche fiscali. E non si tratta neanche di prevaricare organismi legittimamente preposti a legiferare in materia.
Si tratta di prendere atto che l'IMU, così come imposta, più che di una tassa assume i connotati di una estorsione. Si può dire senza mezzi termini, perché è ciò di cui effettivamente si tratta.
Poiché quando un Governo mette i Cittadini di fronte alla brutale tassatività di un aut aut del tipo "o paghi o perdi la proprietà e non ci importa se non hai reddito sufficiente e non sai dove trovare i soldi per pagare", riesce difficile trovare un’altra definizione.
Non vi è violenza fisica, è vero, ma vi è una forma di violenza probabilmente ben peggiore, che spinge Cittadini già in difficoltà a fare mosse tanto avventate quanto inutili nel tentativo di salvare la proprietà.
Secondo l’art.629 del Codice Penale Italiano, giusto per dire, è estorsione quando si esercita una coazione psichica sui soggetti intimati al pagamento che fa leva sulle possibili conseguenze dell’inadempimento. Nel caso dell'IMU ci sarebbe l’aggravante determinata dal fatto che è perpetrata da chi si trova in una posizione indiscutibilmente dominante, in questo caso il Governo di uno Stato, ai danni di persone che si trovano invece in difficoltà finanziaria, e quindi in una posizione di debolezza.
Persone che nella maggior parte dei casi non potranno neanche difendersi perché non hanno i mezzi per intraprendere un'azione legale contro il Governo e perché, comunque, difficilmente troveranno accesso a quella attenzione che pure gli spetterebbe in quanto Cittadini. E che perciò, a causa di una tassa palesemente illegale e dell’impossibilità di ottenere ascolto dalle Istituzioni Italiane, decidono di rivolgersi anche al Parlamento Europeo ed al Garante per il Contribuente.
L'articolo 53 della Costituzione della Repubblica Italiana sancisce che "ogni cittadino è chiamato a concorrere alle spese dello stato secondo le proprie capacità e secondo il criterio di progressività".
Con l’IMU, sull'unico presupposto della Proprietà che NON E’ assolutamente prova di reddito, si pretendono annualmente cifre esose da chiunque possieda immobili, e le si pretendono in modo indiscriminato. Tali cifre sono calcolate sulla rendita catastale, che è un reddito del tutto virtuale, e pretese quindi a casaccio, senza tenere in alcun modo conto del reddito reale del soggetto obbligato al pagamento, e costringendolo sempre più spesso a svendere il proprio immobile o ad affidarsi a banche, finanziarie o, peggio ancora, ad usurai. Ciò in contrapposizione sempre all'articolo 53 ed a quanto stabilito dalla Corte Costituzionale la quale, riassumendo l’essenza di precedenti sentenze, emesse per altre situazioni ma sempre in ambito fiscale, trae dalla sua stessa giurisprudenza concernente le presunzioni legali in materia fiscale la necessità che “le presunzioni, per poter essere considerate in armonia con il principio della capacità contributiva di cui all’art. 53 della Costituzione, devono essere confortate da elementi concretamente positivi che le giustifichino razionalmente (Corte Costituzionale, 103/1967, 109/1967, 99/1968, 107/1971)”.
E ciò perché, com'è ovvio, il suddetto Principio Costituzionale risponde all’esigenza di GARANTIRE che ogni prelievo tributario abbia causa giustificatrice in indici concretamente rivelatori di un reddito dal quale sia razionalmente deducibile l’idoneità all’obbligazione d’imposta. (Corte Cost. n.200/1976).
Va da sé che il principio espresso con questa sentenza, che non può che essere considerato definitivo, non può valere per un singolo caso o per un ambito fiscale limitato, ma deve essere esteso a tutto il sistema impositivo, non ci possono essere differenziazioni, non c'è modo di giustificarle, né legalmente, né razionalmente né, soprattutto, moralmente.
Lasciando le cose come stanno si permette che venga instaurato ben altro principio secondo cui chi non ha un reddito alto o comunque sufficiente a pagare l'IMU non ha diritto ad avere una proprietà immobiliare: un vero e proprio ritorno al medioevo.
E questo in violazione di un altro degli articoli della nostra Costituzione, l’art. 3, che garantisce la parità di diritti. Ma non è tutto, perché l'IMU sembra proprio volerla sbeffeggiare la Costituzione.
Infatti, per fare un esempio, se due persone posseggono un immobile con uguale rendita catastale, verranno tassate allo stesso modo anche se uno percepisce un reddito alto e l'altro ha invece un reddito basso o nullo, situazione oggi in Italia molto frequente. Il primo potrà pagare agevolmente il secondo è destinato a perdere la proprietà, in offesa al principio costituzionale di uguaglianza.
Molte Commissioni Tributarie, pronunciandosi su ricorsi relativi ad IMU, li hanno in parte accolti, avendo ravvisato forti dubbi di incostituzionalità (CTP/Novara 166/2013, CTP/BRESCIA 605/2016, CTP Massa Carrara 219/2015, e altre).
Come si può facilmente evincere da quanto sopra la materia, per quanto sembri complicata, è in realtà molto semplice e chiara: l'IMU viola la Costituzione, viola la Carta dei Diritti Umani ed è una tassa violenta, perché costringe i cittadini che non possono pagarla a commettere passi spesso senza ritorno che presto gli si ritorceranno contro. E tutto questo per pagare un debito CHE NON HANNO MAI CONTRATTO. Alla luce di tali elementi le Istituzioni Italiane, e se non loro il Parlamento Europeo o il Garante per il Contribuente, dovrebbero intervenire.
Comprendiamo bene che non è facile, ma vogliamo confidare nel senso di responsabilità di chi, trovandosi nella posizione istituzionalmente preposta alla soluzione di tale situazione, sappia trovare il coraggio di intraprendere una causa che più che giusta è sacrosanta: ribadire e ristabilire i princìpi di equità e giustizia sanciti dalla Costituzione della Repubblica Italiana e, ne siamo certi, da qualunque altra nell’Unione Europea. In una Europa protesa all'unità di intenti non possono esserci Stati membri nel cui ordinamento esistono leggi che violano la Costituzione.
Come tutti gli altri Stati legiferano nel rispetto delle loro Carte Costitutive, anche l'Italia DEVE farlo. Diversamente verrebbe meno, come sta di fatto avvenendo, uno dei princìpi cardine della stessa Unione. Nell'introduzione alla “Comunicazione della Commissione Europa 2020”, l'allora Presidente della Commissione Europea Barroso lo scrive in modo chiaro ed inequivocabile: “il nostro nuovo programma richiede una risposta coordinata a livello europeo, anche con le parti sociali e la società civile…” E' un documento molto interessante dal quale si traggono ulteriori spunti per rafforzare la convinzione che, se mai ce ne fosse la necessità, anche il Parlamento Europeo dovrebbe intervenire.
Perché ricondurre la fiscalità italiana nell'alveo della costituzionalità è indispensabile, e perché se le motivazioni sono quelle addotte, allora l'intervento diventa anche legittimo. Noi infatti crediamo che l’IMU, nei suoi decreti attuativi (D.L. n.201/2011, cvto con L. n.214/2011 e modifiche successive, modifiche che di fatto non ne hanno mai cambiato la sostanza) non rispetti la condizione per la quale ogni Stato membro è libero di scegliere il regime fiscale che ritiene appropriato. Il Governo Italiano risolva questa situazione di illegittimità costituzionale, diversamente intervenga il Parlamento Europeo, se non per intimare all'Italia di correggere le illegalità contenute nei decreti sopra citati, almeno per far sì che il problema sia posto all'attenzione del Governo.
Anche perché, sebbene non sia scritto da nessuna parte, le tasse dovrebbero servire a migliorare la qualità della vita di tutti i Cittadini Europei, Italiani compresi, non a renderla un inferno che spinge la gente a commettere sciocchezze nell’inutile tentativo di pagare un debito che in realtà, va ribadito, non ha mai contratto.
Riferimenti:
Costituzione della Repubblica Italiana: art.2, art.3, art.47, art. 53. Corte Costituzionale: sent.200 28/07/76. Dich. Universale dei Diritti dell'Uomo: art.3, art.17(1-2), art.23(3).