
IMU e REDDITO DI CITTADINANZA (RdC).
A differenza del nome attribuito a tale strumento nello stesso Decreto Legge istitutivo, l'RDC non è un Reddito di Base ma una forma di assistenzialismo che mira a contrastare la povertà in evidente aumento nel nostro Paese.
Il sostegno non è universale, viene infatti erogato solo a disoccupati, inoccupati o lavoratori che hanno una situazione economica ISEE inferiore a una certa soglia e prevede anche un contributo per le spese di affitto che si somma al RdC.
Un modo, in altre parole, per aiutare tutte le persone che hanno perso lavoro, o non hanno mai lavorato, e di conseguenza non hanno reddito o ne hanno uno insufficiente per poter sopravvivere.
Ammesso che l'RdC sia erogato in modo corretto ed a chi ne ha veramente bisogno, il principio può in linea di massima essere condivisibile.
Ma se la Legge è uguale per tutti, e se è vero ciò che dice la Costituzione, e cioè che tutti i Cittadini hanno uguali diritti senza distinzione di alcun genere, allora l'RdC dovrebbe essere garantito a tutti i Cittadini che non hanno i mezzi per sopravvivere.
Eppure, per come attualmente stanno le cose, in Italia non è così.
Che l'erogazione dipenda dall'avere una "situazione economica ISEE inferiore a una certa soglia" si rivela discriminatorio e pure in modo grave e determinante.
Un Cittadino che non possiede nulla ed ha perso il lavoro o non ha mai lavorato e di conseguenza non ha reddito, ha diritto di percepire l'RdC e, se non erriamo, anche un sussidio supplementare per l'affitto, e questo può anche andare bene.
Ma il Cittadino che possiede la casa in cui vive (perché acquistata quando lavorava oppure ereditata) oppure possiede un locale commerciale (acquistato in tempi migliori o ereditato) che però non produce alcun reddito (non riesce a locarlo né a venderlo), se perde il lavoro e di conseguenza il reddito, non ha diritto a nulla, è anzi vessato dallo Stato con la richiesta dell' IMU e spesso costretto a ricorrere ad usurai nell'ingenuo tentativo di pagare una tassa tutto sommato non esattamente rispondente al principio costituzionale della capacità contributiva né a quello dell'uguaglianza.
Quel Cittadino in tempi migliori ha lavorato, ha prodotto reddito, ha pagato tasse, ha contribuito indirettamente a pagare l'RdC a chi ne ha bisogno.
Adesso però, pur non ricavando alcun reddito dall'immobile che possiede, esclusivamente in quanto proprietario, per lo Stato "percepisce" la rendita catastale e, sempre per lo Stato, con quella rendita ch'è solo virtuale può tranquillamente sopravvivere.
Inoltre, dato che per quella rendita l'ISEE ne fa un uomo ricco, non ha diritto né a RdC né ad altri aiuti.
Basta possedere una bottega commerciale di 500 metri quadri per far sì che l'ISEE attesti un reddito, ch'è solo virtuale, attorno ai 50.000 euro.
Ma se il locale è sfitto e non produce quindi alcun reddito, semmai solo spese, il reddito attestato dall'ISEE è aria fritta.
Eppure per lo stato ci si può mangiare, e ci si può anche pagare l'IMU!
Sostanzialmente, chi ha lavorato ed ha prodotto reddito, quando si poteva ha affittato la bottega registrando regolarmente il contratto e pagando tutte le tasse, nel momento di difficoltà anziché essere premiato per aver in tempi migliori dato il suo contributo, al momento della difficoltà si vede oggetto di un atteggiamento indiscutibilmente discriminatorio.
Quel cittadino dovrebbe essere aiutato esattamente come gli altri.
Ed uno Stato lungimirante ed intelligente dovrebbe premiarlo semmai, non punirlo.
Perché avendo lavorato ed avendo acquistato la casa in cui vive pesa sullo Stato in maniera minore: essendo proprietario gli basta il RdC, non ha bisogno del contributo per l'affitto.
Oppure, il Cittadino che ha perso il lavoro ma continua a percepire un canone di affitto dal secondo immobile, canone che costituisce quindi il suo unico reddito, dovrebbe essere esentato da ogni tassa a parte l'IRPEF, almeno fino a una certa soglia, diciamo fino alla soglia che va a pari con il RdC, che è una soglia di sopravvivenza.
Grazie a quel reddito minimo non ha bisogno di chiedere il RdC e fa risparmiare lo Stato.
Oltre quella soglia, se l'affitto che percepisce è molto alto, ovviamente andrebbe regolarmente tassato.
Ma fino a quella soglia detassarlo equivarrebbe a lasciargli quello che gli serve per sopravvivere, esattamente secondo lo stesso principio per il quale stato istituito il Reddito di Cittadinanza: garantire a chi è in difficoltà il minimo per sopravvivere.
Allora sì che, ferma restando l'incongruenza di fondo dell'IMU come tassa fissa su redditi presunti e non reali, si può parlare di rispetto del Principio di Uguaglianza.