BASTA USARE LA DISABILITÀ COME INSULTO: CHIEDIAMO RISPETTO E RESPONSABILITÀ

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Il problema

BASTA USARE LA DISABILITÀ COME INSULTO: CHIEDIAMO RISPETTO E RESPONSABILITÀ

Destinatari:

Giorgio Veloccia, organizzatori di spettacoli, locali ed enti che ospitano eventi pubblici

Nell'agosto 2026, un monologo di stand-up comedy del comico Giorgio Veloccia ha suscitato forti polemiche dopo la diffusione sui social di uno spezzone in cui, criticando politicamente Matteo Salvini, viene utilizzata ripetutamente la parola “handicappato” in senso dispregiativo.

Non importa quale sia la propria opinione politica su Matteo Salvini.

Lo si può criticare.

Lo si può contestare.

Lo si può attaccare politicamente.

Ma utilizzare la disabilità come insulto significa colpire qualcosa che va ben oltre la persona presa di mira.

Significa trasformare milioni di persone con disabilità in un termine offensivo.

Significa ferire le loro famiglie.

Significa alimentare un pregiudizio che ancora oggi troppe persone combattono quotidianamente.

Forse è facile utilizzare certe parole per strappare una risata quando la disabilità non la si vive ogni giorno.

Ma dietro quella parola ci sono bambini, ragazzi e adulti.

Ci sono genitori che combattono continuamente per ottenere ciò che dovrebbe essere garantito come diritto.

Ci sono famiglie che devono lottare per un adeguato sostegno scolastico, per l'inclusione, per l'assistenza, per gli strumenti necessari e, troppo spesso, semplicemente per essere ascoltate.

Chi vive la disabilità sa che non è una battuta.

Sa quanta fatica, quante rinunce e quante battaglie si nascondono dietro ogni piccolo traguardo.

E allora no, non possiamo accettare che tutto questo venga trasformato in un insulto davanti a un pubblico.

La satira può essere pungente.

La comicità può essere feroce.

La libertà di espressione deve essere rispettata.

Ma avere libertà di parola non significa essere liberi dalle conseguenze delle proprie parole.

 Cosa chiediamo:

1. Scuse pubbliche

Chiediamo a Giorgio Veloccia di riconoscere che utilizzare la disabilità come insulto è offensivo per le persone con disabilità e per le loro famiglie, e di rivolgere pubblicamente le proprie scuse.

2. Responsabilità nel linguaggio pubblico:

Chiediamo che chi possiede un palco, un microfono e una visibilità pubblica comprenda il peso delle parole che utilizza.

3. Una presa di posizione da parte di chi organizza e ospita spettacoli:

Chiediamo agli organizzatori, ai locali e alle realtà che ospitano eventi di prendere posizione contro l'utilizzo della disabilità come strumento di derisione e insulto.

4. Rispetto e consapevolezza:

Chiediamo che la disabilità smetta di essere utilizzata come sinonimo di qualcosa di negativo nel linguaggio pubblico.

Non stiamo chiedendo di eliminare la satira.

Non stiamo chiedendo di censurare la comicità.

Stiamo chiedendo una cosa molto più semplice:RISPETTO.

Perché la vera comicità non ha bisogno di trasformare la disabilità in un insulto.

E se per far ridere, ottenere attenzione o farsi un nome bisogna utilizzare la dignità di milioni di persone come bersaglio, allora forse non è la disabilità il problema.

Forse sono finite le idee.

A chi usa queste parole con leggerezza diciamo una cosa semplice: provate a trascorrere del tempo accanto a una famiglia che vive la disabilità di una persona cara ogni giorno.

Guardate le battaglie che affronta.

Guardate le difficoltà che incontra.

Guardate quanto deve lottare per ottenere diritti che dovrebbero essere normali.

Forse allora capirete che dietro quella parola usata per una battuta ci sono persone vere.

Persone con una dignità.

Persone che meritano rispetto.

LA DISABILITÀ NON È UN INSULTO.

IL RISPETTO NON È UNA BATTUTA.

Firma anche tu questa petizione per dire basta all'utilizzo della disabilità come strumento di offesa e derisione.

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Katia MantovaniPromotore della petizione

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