📚 BASTA RICOMPRARE OGNI ANNO I LIBRI SCOLASTICI

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Il problema

Una scuola pubblica, moderna e sostenibile deve garantire anche gli strumenti per studiare

Ogni settembre per milioni di famiglie italiane ricomincia la stessa storia.

Liste di libri da acquistare, nuove edizioni, codici digitali, eserciziari e testi che complessivamente possono significare centinaia di euro per ogni figlio.

E magari in casa abbiamo già il libro utilizzato dal fratello maggiore, praticamente identico.

Ma è cambiata l’edizione.
È cambiato il codice.
È cambiata qualche pagina.
Il codice digitale è già stato utilizzato.

E si ricomincia da capo.

Non vogliamo mettere sotto accusa insegnanti, scuole, autori o editori.

Vogliamo porre una domanda molto più semplice:

nel 2026 ha ancora senso che il principale modello di accesso ai contenuti scolastici sia comprare ogni anno una nuova pila di libri?

🇪🇺 In Europa esistono già alternative

Non stiamo chiedendo all’Italia di inventare qualcosa che non esiste.

In Estonia, per esempio, esiste E-Koolikott (E-Schoolbag), una piattaforma pubblica per trovare, creare e condividere gratuitamente materiali didattici digitali. Inoltre, nella scuola di base devono essere messi a disposizione degli studenti almeno i libri necessari per seguire il curriculum. 

In Francia, da anni diverse Regioni sostengono direttamente il costo dei manuali degli studenti, acquistando sia libri cartacei sia licenze digitali da mettere a loro disposizione. 

In Polonia esiste un finanziamento pubblico strutturale per fornire alle scuole primarie libri, materiali educativi ed eserciziari. Anche nel 2026 il Ministero dell’Istruzione ha confermato il programma nazionale di finanziamento. 

E c’è un esempio ancora più interessante.

🇪🇸 A Madrid un libro deve durare almeno 4 anni

La Comunità di Madrid ha introdotto per legge un sistema pubblico di prestito dei libri scolastici.

I libri appartengono all’amministrazione, vengono utilizzati gratuitamente dagli studenti e alla fine dell’anno vengono restituiti per essere utilizzati nuovamente. 

E la legge stabilisce un principio semplicissimo:

le edizioni scelte dalle scuole non possono essere sostituite per almeno quattro anni, salvo situazioni eccezionali debitamente giustificate. 

Non solo.

La stessa normativa prevede espressamente libri digitali e stabilisce che quelli disponibili online debbano poter essere scaricati su computer o tablet e utilizzati anche senza connessione Internet. 

La motivazione data dalla legge per il sistema di prestito è altrettanto interessante: permette di raggiungere più studenti con un costo medio per alunno inferiore e favorisce contemporaneamente sostenibilità e uso responsabile delle risorse. 

Allora perché non possiamo farlo anche in Italia?

Non proponiamo di sostituire domani mattina ogni libro con un tablet.

Il libro cartaceo può continuare ad avere un importante valore didattico.

Chiediamo invece di cambiare il modello economico che c’è dietro.

 


COSA CHIEDIAMO AL GOVERNO E AL MINISTERO DELL’ISTRUZIONE

1. 📖 Un libro scolastico deve poter durare almeno 4 anni

Una nuova edizione non dovrebbe automaticamente rendere inutilizzabile quella precedente.

Chiediamo un periodo minimo nazionale di adozione dello stesso testo, salvo cambiamenti sostanziali del programma scolastico o motivate esigenze didattiche.

Se un libro è ancora valido, deve poter essere riutilizzato.

2. ♻️ Una vera Banca Nazionale dei Libri Scolastici

Progressivamente i libri acquistati con risorse pubbliche dovrebbero entrare in sistemi di prestito gestiti dalle scuole.

Lo studente utilizza il libro.

A fine anno lo restituisce.

L’anno successivo viene consegnato a un altro studente.

Un modello già utilizzato, per esempio, nella Comunità di Madrid. 

3. 💻 Una piattaforma digitale scolastica nazionale

Uno studente non dovrebbe avere bisogno di account, applicazioni e codici differenti per ogni editore.

Chiediamo una piattaforma nazionale unica di accesso ai contenuti scolastici, interoperabile con gli editori.

Un unico accesso dello studente.

Dentro: libri adottati, materiali, esercizi e contenuti multimediali.

Gli editori continuerebbero a essere remunerati per il loro lavoro, ma attraverso un sistema di licenze più moderno e trasparente.

4. 🔑 Basta contenuti digitali inutilizzabili quando cambia proprietario il libro

Il digitale dovrebbe favorire il riutilizzo, non impedirlo.

Chiediamo licenze scolastiche progettate per consentire il riutilizzo del libro e, quando tecnicamente possibile, la riassegnazione dell’accesso digitale allo studente successivo.

Un codice digitale non dovrebbe trasformare artificialmente un libro riutilizzabile in un prodotto usa e getta.

5. 📱 Tablet e computer: gradualmente, non obbligatoriamente

Non chiediamo di mettere ogni bambino davanti a uno schermo per tutta la giornata.

Chiediamo che venga progressivamente garantito un dispositivo agli studenti che ne hanno bisogno e che i contenuti digitali possano funzionare anche offline.

Carta e digitale possono convivere.

La tecnologia deve essere uno strumento, non un’imposizione.

6. 🌐 Creiamo anche libri scolastici digitali pubblici e aperti

Accanto ai libri degli editori privati, lo Stato potrebbe finanziare la produzione di materiali didattici aperti attraverso università, insegnanti, ricercatori ed esperti.

Materiali verificati, aggiornabili e accessibili gratuitamente.

L’esperienza estone dimostra che una piattaforma pubblica nazionale di materiali didattici digitali è concretamente possibile. 

 


NON È UNA GUERRA CONTRO GLI EDITORI

Scrivere un buon libro scolastico costa.

Servono autori, redattori, illustratori, sviluppatori, revisori e competenze.

Quel lavoro deve essere pagato.

Ma possiamo pagare il valore del contenuto senza essere necessariamente costretti a ricomprare continuamente il suo contenitore.

Un capitolo cambia?

Aggiorniamo quel capitolo.

Cambia una normativa?

Aggiorniamo il contenuto digitale.

Cambia realmente il programma scolastico?

Allora avrà senso realizzare una nuova edizione.

Ma se il contenuto rimane sostanzialmente valido, perché una famiglia dovrebbe essere costretta a comprarlo nuovamente?

 


E NON È UNA GUERRA CONTRO GLI INSEGNANTI

La libertà di insegnamento e la possibilità di scegliere gli strumenti didattici devono rimanere.

Ma libertà didattica non deve significare necessariamente obsolescenza economica del materiale scolastico ogni settembre.

Anche la normativa madrilena, per esempio, mantiene la scelta dei libri in capo alle scuole pur imponendo normalmente una durata minima dell’edizione di quattro anni. 

Le due esigenze possono quindi convivere.

 


🌱 INSEGNIAMO LA SOSTENIBILITÀ. POI METTIAMOLA IN PRATICA.

A scuola insegniamo ai nostri figli:

ridurre gli sprechi, riutilizzare gli oggetti, rispettare l’ambiente, utilizzare responsabilmente le risorse e sfruttare le opportunità della tecnologia.

Poi arriva settembre.

E ricominciamo ad acquistare pile di libri.

Qualcosa non torna.

Non ha molto senso utilizzare risorse pubbliche soltanto per aiutare le famiglie a sostenere un sistema costoso senza domandarsi se quel sistema possa diventare meno costoso alla radice.

Non chiediamo di eliminare i libri.

Chiediamo di smettere di considerarli usa e getta.

Un libro deve poter essere prestato.

Un libro deve poter essere riutilizzato.

Un contenuto digitale deve poter essere aggiornato.

Una famiglia deve poter utilizzare il libro del fratello maggiore quando è ancora valido.

E uno studente deve poter accedere ai materiali necessari per studiare indipendentemente dalle possibilità economiche della propria famiglia.

Altri Paesi e territori europei hanno già dimostrato che prestito, riutilizzo, gratuità e digitale possono convivere. 

🇮🇹 È arrivato il momento di farlo seriamente anche in Italia.

Firma questa petizione per chiedere al Ministero dell’Istruzione e al Parlamento una riforma nazionale dei libri scolastici.

Meno sprechi. Più riutilizzo. Più digitale. Meno costi per le famiglie.

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Pixel CuriosoPromotore della petizione

I decisori

Ministro dell’ istruzione e del merito
Ministro dell’ istruzione e del merito

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