

Basta revoche e decadenza ADI/SFL per maggiorenni a carico genitori fiscalmente.
Il problema
Gentili Ministri, Presidente INPS e Onorevoli Parlamentari,
molte persone adulte (over 25-50 anni), senza reddito da lavoro, senza patrimonio e in condizione di svantaggio (es. senza fissa dimora con residenza fittizia, persone con disabilità, non occupabili o occupabili inseriti in programmi di cura/assistenza sociosanitaria territoriale), vedono respinte, revocate o decadute le domande di Assegno di Inclusione (ADI) e Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL) nonostante soddisfino i requisiti di basso ISEE e attivazione.
Il motivo ricorrente è la "discordanza della DSU" o "assenza DSU valida": dichiarano nucleo familiare autonomo (unico componente), ma l'INPS applica rigidamente l'art. 3 comma 5 del DPCM 159/2013, che obbliga il figlio maggiorenne non convivente, a carico IRPEF dei genitori (reddito proprio zero o bassissimo, esclusi aiuti pubblici), non coniugato e senza figli, a far parte del nucleo dei genitori.
Risultato: revoche/decadenze ripetute (es. comunicazioni INPS per "accertata discordanza della DSU" o revoche immediate per assenza DSU valida alla data della domanda, come previsto dall'art. 2 co. 2 lett. b DL 48/2023 conv. L. 85/2023), anche dopo accoglimento iniziale. Tribunali (es. ordinanze 2025) confermano spesso il rigetto per mancanza di "fumus boni iuris", perché la norma presume il carico familiare senza valutare l'indipendenza effettiva o la condizione di svantaggio.
Questa applicazione blocca non solo chi è senza dimora stabile, ma tutte le categorie: percettori con svantaggio certificato (es. programmi cura ASP), disabili, non occupabili (ADI puro) e occupabili (SFL per formazione/lavoro). Impedisce l'accesso a un diritto essenziale per chi è in estrema povertà, senza sostentamento familiare reale, bloccando anche percorsi di inclusione lavorativa come SFL.
Le novità ISEE 2026 (franchigia casa aumentata, soglia 10.140€) non risolvono il nodo del nucleo familiare obbligatorio del DPCM 159/2013.
Chiediamo:
Modifica o interpretazione dell'art. 3 co. 5 DPCM 159/2013: eccezione per persone over 26 anni con svantaggio grave certificato (es. senza fissa dimora, disabilità, non occupabili/occupabili in SFL), con zero reddito proprio e indipendenza effettiva dimostrata (dichiarazione genitori di non mantenimento, estratti conto autonomi, certificazioni comunali/sociali/ASP).
Linee guida INPS per valutare prove concrete di non carico IRPEF reale in tutte le categorie, evitando revoche automatiche per "discordanza DSU" o "assenza DSU valida".
Ampliamento platea ADI e SFL per chi è svantaggiato (senza dimora, disabili, percettori non mantenuti familiari), senza vincolo rigido al nucleo genitori.
Firma per cambiare questa ingiustizia e garantire il sostegno a chi non ha nulla! Condividi la tua storia nei commenti (anonima se preferisci) per rafforzare la petizione.
Grazie per il tuo supporto.

483
Il problema
Gentili Ministri, Presidente INPS e Onorevoli Parlamentari,
molte persone adulte (over 25-50 anni), senza reddito da lavoro, senza patrimonio e in condizione di svantaggio (es. senza fissa dimora con residenza fittizia, persone con disabilità, non occupabili o occupabili inseriti in programmi di cura/assistenza sociosanitaria territoriale), vedono respinte, revocate o decadute le domande di Assegno di Inclusione (ADI) e Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL) nonostante soddisfino i requisiti di basso ISEE e attivazione.
Il motivo ricorrente è la "discordanza della DSU" o "assenza DSU valida": dichiarano nucleo familiare autonomo (unico componente), ma l'INPS applica rigidamente l'art. 3 comma 5 del DPCM 159/2013, che obbliga il figlio maggiorenne non convivente, a carico IRPEF dei genitori (reddito proprio zero o bassissimo, esclusi aiuti pubblici), non coniugato e senza figli, a far parte del nucleo dei genitori.
Risultato: revoche/decadenze ripetute (es. comunicazioni INPS per "accertata discordanza della DSU" o revoche immediate per assenza DSU valida alla data della domanda, come previsto dall'art. 2 co. 2 lett. b DL 48/2023 conv. L. 85/2023), anche dopo accoglimento iniziale. Tribunali (es. ordinanze 2025) confermano spesso il rigetto per mancanza di "fumus boni iuris", perché la norma presume il carico familiare senza valutare l'indipendenza effettiva o la condizione di svantaggio.
Questa applicazione blocca non solo chi è senza dimora stabile, ma tutte le categorie: percettori con svantaggio certificato (es. programmi cura ASP), disabili, non occupabili (ADI puro) e occupabili (SFL per formazione/lavoro). Impedisce l'accesso a un diritto essenziale per chi è in estrema povertà, senza sostentamento familiare reale, bloccando anche percorsi di inclusione lavorativa come SFL.
Le novità ISEE 2026 (franchigia casa aumentata, soglia 10.140€) non risolvono il nodo del nucleo familiare obbligatorio del DPCM 159/2013.
Chiediamo:
Modifica o interpretazione dell'art. 3 co. 5 DPCM 159/2013: eccezione per persone over 26 anni con svantaggio grave certificato (es. senza fissa dimora, disabilità, non occupabili/occupabili in SFL), con zero reddito proprio e indipendenza effettiva dimostrata (dichiarazione genitori di non mantenimento, estratti conto autonomi, certificazioni comunali/sociali/ASP).
Linee guida INPS per valutare prove concrete di non carico IRPEF reale in tutte le categorie, evitando revoche automatiche per "discordanza DSU" o "assenza DSU valida".
Ampliamento platea ADI e SFL per chi è svantaggiato (senza dimora, disabili, percettori non mantenuti familiari), senza vincolo rigido al nucleo genitori.
Firma per cambiare questa ingiustizia e garantire il sostegno a chi non ha nulla! Condividi la tua storia nei commenti (anonima se preferisci) per rafforzare la petizione.
Grazie per il tuo supporto.

I decisori


Voci dei sostenitori
Aggiornamenti sulla petizione
Condividi questa petizione
Petizione creata in data 9 febbraio 2026