AUTONOMIA DIFFERENZIATA: LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA

Il problema

CARO Presidente
siamo due donne legate da un’amicizia politica più che
ventennale. Una di noi vive in Calabria, a Catanzaro, l’altra in
Veneto, a Spinea (Venezia). La nostra relazione politica, fatta di
scambio, fiducia, stima, affetto e amore per il mondo, ci ha
tenute sempre unite, nonostante la distanza geografica.
Entrambe ci sentiamo prima di tutto donne e poi cittadine di
questo Paese dove siamo nate, cresciute e abbiamo vissuto la
nostra vita, restando fedeli a noi stesse. Abbiamo deciso di
scriverLe per avere da Lei una risposta a domande che ci siamo
poste dopo che ha firmato, senza alcun rilievo, la legge,
approvata dalla Camera, sull’autonomia differenziata. Ci siamo
chieste: << Il Presidente della Repubblica non è il garante dello
Stato e dell’unità nazionale (art. 87 della Costituzione)? Non è
dovere dello Stato assicurare a tutte/i le/i cittadine/i uguali
diritti (art. 3 della Costituzione)? Lo Stato non ha il dovere di
rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano
la libertà e l’uguaglianza?>>;. Presidente ritiene che l’autonomia
differenziata risponda a questi dettati costituzionali, di cui Lei è
il garante? Non siamo due costituzionaliste ma sappiamo
leggere la realtà con sapienza femminile, a partire dalla nostra
esperienza. Capiamo, per esempio, che quella legge demolirà il
tanto o poco di buono che ancora resta del Servizio Sanitario
nazionale, voluto da una donna, la Ministra Tina Anselmi, che
aveva come principi fondanti la solidarietà, l’universalismo e la
gratuità delle cure per tutte/i, da Nord a Sud. Sappiamo come il
primo colpo per indebolire e frantumare quel sistema, come la
pandemia da Covid19 ci ha mostrato, l’hanno dato la riforma
dell’art. V (n.3/2001) della Costituzione e l’introduzione in essa
del pareggio di bilancio (20.04.2012). L’autonomia differenziata,
che dà ad ogni regione la possibilità di trattenere e spendere le
entrate fiscali esclusivamente all’interno di sé stessa e non più
distribuirle a livello nazionale, rilancerà o distruggerà
definitivamente quel sistema sanitario? Lei come noi conosce le
disuguaglianze tra Nord e Sud, tra la Calabria e il Veneto, il cui
presidente Zaia si è già affrettato a chiedere 9 deleghe delle 23

previste, e per la sanità il problema non è garantire alle regioni
ricche del Nord una sanità di eccellenza e al Sud i Livelli
Essenziali di assistenza (LEP) ma, come Tina Anselmi,
pretendiamo una buona sanità uguale per tutte/i, da Nord a Sud
dove, tra tanti disastri e mala politica, non manca la buona
sanità. Io l’ho trovata a Catanzaro al Centro oncologico “Ciaccio-
De Lellis” dove sono stata curata con professionalità e umanità
dal dottore Stefano Molica e dal personale infermieristico. Non
ho avuto la necessità di emigrare al Nord, come sono costrette
tante/i calabresi. L’autonomia differenziata fermerà
l’emigrazione sanitaria o l’aumenterà? Le eccellenze che
abbiamo anche nel Sud da chi saranno garantite? I mali che Lei e
noi conosciamo della sanità pubblica - carenza di posti letto,
mancanza di personale medico e infermieristico, costretto a
turni massacranti, lunghe liste d’attesa che spinge chi se lo può
permettere a rivolgersi a pagamento al privato e chi no a restare
in attesa o rinunciare a curarsi, anche nel ricco Nord – chi li
risolverà? La fiscalità regionale con le assicurazioni private che
lucrano solo profitti, come negli USA? No tutto andrà per il
peggio. E che dire della scuola, Presidente? Ogni regione avrà il
suo sistema scolastico finanziato dalla fiscalità regionale e dalle
Fondazioni private? È questa l’unità nazionale di cui è garante?
Presidente, noi pensiamo che quella legge non la doveva
firmare, perché non l’ha fatto?
Con cordialità
Franca Fortunato e Adriana Sbrogiò
Ps. Lettera già pubblicata sul Quotidiano del Sud Calabria il
06.07.2024 per la rubrica “Io, Donna” di Franca Fortunato

Vittoria
Questa petizione ha creato un cambiamento con 931 sostenitori!

Il problema

CARO Presidente
siamo due donne legate da un’amicizia politica più che
ventennale. Una di noi vive in Calabria, a Catanzaro, l’altra in
Veneto, a Spinea (Venezia). La nostra relazione politica, fatta di
scambio, fiducia, stima, affetto e amore per il mondo, ci ha
tenute sempre unite, nonostante la distanza geografica.
Entrambe ci sentiamo prima di tutto donne e poi cittadine di
questo Paese dove siamo nate, cresciute e abbiamo vissuto la
nostra vita, restando fedeli a noi stesse. Abbiamo deciso di
scriverLe per avere da Lei una risposta a domande che ci siamo
poste dopo che ha firmato, senza alcun rilievo, la legge,
approvata dalla Camera, sull’autonomia differenziata. Ci siamo
chieste: << Il Presidente della Repubblica non è il garante dello
Stato e dell’unità nazionale (art. 87 della Costituzione)? Non è
dovere dello Stato assicurare a tutte/i le/i cittadine/i uguali
diritti (art. 3 della Costituzione)? Lo Stato non ha il dovere di
rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano
la libertà e l’uguaglianza?>>;. Presidente ritiene che l’autonomia
differenziata risponda a questi dettati costituzionali, di cui Lei è
il garante? Non siamo due costituzionaliste ma sappiamo
leggere la realtà con sapienza femminile, a partire dalla nostra
esperienza. Capiamo, per esempio, che quella legge demolirà il
tanto o poco di buono che ancora resta del Servizio Sanitario
nazionale, voluto da una donna, la Ministra Tina Anselmi, che
aveva come principi fondanti la solidarietà, l’universalismo e la
gratuità delle cure per tutte/i, da Nord a Sud. Sappiamo come il
primo colpo per indebolire e frantumare quel sistema, come la
pandemia da Covid19 ci ha mostrato, l’hanno dato la riforma
dell’art. V (n.3/2001) della Costituzione e l’introduzione in essa
del pareggio di bilancio (20.04.2012). L’autonomia differenziata,
che dà ad ogni regione la possibilità di trattenere e spendere le
entrate fiscali esclusivamente all’interno di sé stessa e non più
distribuirle a livello nazionale, rilancerà o distruggerà
definitivamente quel sistema sanitario? Lei come noi conosce le
disuguaglianze tra Nord e Sud, tra la Calabria e il Veneto, il cui
presidente Zaia si è già affrettato a chiedere 9 deleghe delle 23

previste, e per la sanità il problema non è garantire alle regioni
ricche del Nord una sanità di eccellenza e al Sud i Livelli
Essenziali di assistenza (LEP) ma, come Tina Anselmi,
pretendiamo una buona sanità uguale per tutte/i, da Nord a Sud
dove, tra tanti disastri e mala politica, non manca la buona
sanità. Io l’ho trovata a Catanzaro al Centro oncologico “Ciaccio-
De Lellis” dove sono stata curata con professionalità e umanità
dal dottore Stefano Molica e dal personale infermieristico. Non
ho avuto la necessità di emigrare al Nord, come sono costrette
tante/i calabresi. L’autonomia differenziata fermerà
l’emigrazione sanitaria o l’aumenterà? Le eccellenze che
abbiamo anche nel Sud da chi saranno garantite? I mali che Lei e
noi conosciamo della sanità pubblica - carenza di posti letto,
mancanza di personale medico e infermieristico, costretto a
turni massacranti, lunghe liste d’attesa che spinge chi se lo può
permettere a rivolgersi a pagamento al privato e chi no a restare
in attesa o rinunciare a curarsi, anche nel ricco Nord – chi li
risolverà? La fiscalità regionale con le assicurazioni private che
lucrano solo profitti, come negli USA? No tutto andrà per il
peggio. E che dire della scuola, Presidente? Ogni regione avrà il
suo sistema scolastico finanziato dalla fiscalità regionale e dalle
Fondazioni private? È questa l’unità nazionale di cui è garante?
Presidente, noi pensiamo che quella legge non la doveva
firmare, perché non l’ha fatto?
Con cordialità
Franca Fortunato e Adriana Sbrogiò
Ps. Lettera già pubblicata sul Quotidiano del Sud Calabria il
06.07.2024 per la rubrica “Io, Donna” di Franca Fortunato

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