Appello alle Organizzazioni Sindacali – Riflessione urgente sulle condizioni di lavoro del


Appello alle Organizzazioni Sindacali – Riflessione urgente sulle condizioni di lavoro del
Il problema
Ai Segretari Generali delle Organizzazioni Sindacali firmatarie del
Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro delle Attività Ferroviarie
e del Contratto Aziendale Ferrovie dello Stato, Stefano Malorgio (FILT CGIL) , Salvatore Pellecchia (FIT-CISL), Marco Verzari (UILTRASPORTI), Andrea Pelle (ORSA), Ezio Favetta (UGL Ferrovieri), Vincenzo Multari (FAST).
Con grande delusione e amarezza ci rivolgiamo a voi, dopo l’approvazione dell’ipotesi di rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale e del Contratto Aziendale Ferrovie dello Stato. Un contratto che, contrariamente a quanto promesso, rappresenta per il personale mobile – macchinisti e capotreni in primis – un netto passo indietro.
Eravamo stati rassicurati: il rinnovo doveva segnare un miglioramento, un riconoscimento tangibile della professionalità, del sacrificio e delle responsabilità crescenti di chi lavora ogni giorno sui treni. Ma oggi ci ritroviamo davanti a un testo che aggrava le condizioni di lavoro e ignora le reali esigenze di chi garantisce ogni giorno la sicurezza, la puntualità e la qualità del servizio ferroviario
Le modifiche introdotte, sopratutto in termini di equipaggi di condotta, determineranno un peggioramento tangibile delle condizioni operative del personale viaggiante. Aumentano i rischi e le responsabilità, e viene meno quel riconoscimento – anche solo in termini di attenzione contrattuale – che dovrebbe spettare a chi garantisce, spesso in situazioni complesse e stressanti, la sicurezza e la regolarità del servizio ferroviario.
A tutto ciò si aggiunge l’inaccettabile trattamento sul piano economico. Gli aumenti previsti per alcune competenze accessorie risultano irrisori, inadeguati rispetto all’impegno richiesto e all’aumento delle responsabilità operative. Ancora più grave è il congelamento di voci fondamentali come la "condotta", che rappresenta non solo un riconoscimento economico ma anche simbolico del ruolo e della professionalità del macchinista. È difficile non interpretare queste scelte come una forma di svalutazione del lavoro di chi opera in prima linea.
Siamo consapevoli delle dinamiche che hanno portato all’approvazione del contratto e della difficoltà di sovvertire l’esito di un referendum nel quale il personale mobile rappresenta una minoranza numerica rispetto all’insieme della forza lavoro. Ma riteniamo inaccettabile che questa sproporzione possa tradursi in una marginalizzazione delle istanze e delle rivendicazioni di chi lavora su treni, in condizioni operative sempre più difficili. Il nostro peso numerico non può e non deve essere una scusa per marginalizzare le nostre rivendicazioni.
Essere meno non significa valere meno!
Il personale mobile è il cuore pulsante del sistema ferroviario. E oggi quel cuore è stanco, deluso, ma non disposto a tacere. Non accetteremo di essere sacrificati ancora una volta in nome di equilibri interni o mediazioni al ribasso.
Chiediamo quindi un disconoscimento sin da subito di quanto firmato, e un immediato confronto in cui le esigenze del personale mobile siano finalmente poste al centro dell’agenda sindacale, e non relegate ai margini delle trattative. Chiediamo che venga aperto un tavolo di approfondimento, con rappresentanze effettive del personale viaggiante, per affrontare con serietà e responsabilità le problematiche emerse.
Il malcontento è reale e diffuso. Ignorarlo significherebbe indebolire il tessuto stesso della rappresentanza sindacale e allontanare chi, pur in difficoltà, continua a credere nella funzione collettiva del sindacato.
FIRMA LA PETIZIONE E INSERISCI LA TUA MATRICOLA NEI COMMENTI
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Ai Segretari Generali delle Organizzazioni Sindacali firmatarie del
Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro delle Attività Ferroviarie
e del Contratto Aziendale Ferrovie dello Stato, Stefano Malorgio (FILT CGIL) , Salvatore Pellecchia (FIT-CISL), Marco Verzari (UILTRASPORTI), Andrea Pelle (ORSA), Ezio Favetta (UGL Ferrovieri), Vincenzo Multari (FAST).
Con grande delusione e amarezza ci rivolgiamo a voi, dopo l’approvazione dell’ipotesi di rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale e del Contratto Aziendale Ferrovie dello Stato. Un contratto che, contrariamente a quanto promesso, rappresenta per il personale mobile – macchinisti e capotreni in primis – un netto passo indietro.
Eravamo stati rassicurati: il rinnovo doveva segnare un miglioramento, un riconoscimento tangibile della professionalità, del sacrificio e delle responsabilità crescenti di chi lavora ogni giorno sui treni. Ma oggi ci ritroviamo davanti a un testo che aggrava le condizioni di lavoro e ignora le reali esigenze di chi garantisce ogni giorno la sicurezza, la puntualità e la qualità del servizio ferroviario
Le modifiche introdotte, sopratutto in termini di equipaggi di condotta, determineranno un peggioramento tangibile delle condizioni operative del personale viaggiante. Aumentano i rischi e le responsabilità, e viene meno quel riconoscimento – anche solo in termini di attenzione contrattuale – che dovrebbe spettare a chi garantisce, spesso in situazioni complesse e stressanti, la sicurezza e la regolarità del servizio ferroviario.
A tutto ciò si aggiunge l’inaccettabile trattamento sul piano economico. Gli aumenti previsti per alcune competenze accessorie risultano irrisori, inadeguati rispetto all’impegno richiesto e all’aumento delle responsabilità operative. Ancora più grave è il congelamento di voci fondamentali come la "condotta", che rappresenta non solo un riconoscimento economico ma anche simbolico del ruolo e della professionalità del macchinista. È difficile non interpretare queste scelte come una forma di svalutazione del lavoro di chi opera in prima linea.
Siamo consapevoli delle dinamiche che hanno portato all’approvazione del contratto e della difficoltà di sovvertire l’esito di un referendum nel quale il personale mobile rappresenta una minoranza numerica rispetto all’insieme della forza lavoro. Ma riteniamo inaccettabile che questa sproporzione possa tradursi in una marginalizzazione delle istanze e delle rivendicazioni di chi lavora su treni, in condizioni operative sempre più difficili. Il nostro peso numerico non può e non deve essere una scusa per marginalizzare le nostre rivendicazioni.
Essere meno non significa valere meno!
Il personale mobile è il cuore pulsante del sistema ferroviario. E oggi quel cuore è stanco, deluso, ma non disposto a tacere. Non accetteremo di essere sacrificati ancora una volta in nome di equilibri interni o mediazioni al ribasso.
Chiediamo quindi un disconoscimento sin da subito di quanto firmato, e un immediato confronto in cui le esigenze del personale mobile siano finalmente poste al centro dell’agenda sindacale, e non relegate ai margini delle trattative. Chiediamo che venga aperto un tavolo di approfondimento, con rappresentanze effettive del personale viaggiante, per affrontare con serietà e responsabilità le problematiche emerse.
Il malcontento è reale e diffuso. Ignorarlo significherebbe indebolire il tessuto stesso della rappresentanza sindacale e allontanare chi, pur in difficoltà, continua a credere nella funzione collettiva del sindacato.
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Petizione creata in data 26 maggio 2025