Appello a Mattarella: parlare di Gaza a bambini e bambine con parole di verità e speranza.

Il problema

Alla cortese attenzione del Presidente della Repubblica On. Sergio Mattarella

Presidente Mattarella,

Le scriviamo con rispetto profondo e con la fiducia che la Sua voce, da sempre sobria e autorevole, possa risuonare oggi in un momento di crisi morale e politica, dentro e fuori i nostri confini.

Siamo cittadini, educatori, genitori, persone che hanno a cuore il compito educativo che ogni generazione adulta porta con sé: quello di non arrendersi alla rassegnazione e di continuare, anche nei momenti più oscuri, a indicare ai più piccoli una strada di dignità, giustizia e umanità.

In questi giorni, in cui la guerra a Gaza ha raggiunto un livello insopportabile di brutalità verso i civili e in particolare verso i bambini, sentiamo il bisogno che anche in Italia si parli apertamente ai nostri figli. 

Ci invita a farlo, in un recente articolo, lo scrittore israeliano David Grossman. Secondo Grossman è comprensibile una reazione emotiva subito dopo il trauma di un attacco terroristico da condannare totalmente e che ha fatto vittime tra i bambini, ma non è accettabile che esso continui a guidare le scelte dopo mesi. Grossman insiste sul dovere di mettersi nei panni dei bambini di Gaza. La sofferenza dei civili non può essere relativizzata dalle cause del conflitto: viene prima di ogni giustificazione politica. 

I bambini sono cittadini del presente tanto quanto le persone adulte, sono soggetti attivi dell’oggi e non solo del domani: meritano dunque di essere coinvolti nella riflessione che gli adulti stanno   faticosamente elaborando.

Pensiamo che odio e vendetta costituiscono un circolo vizioso e un vortice che ci separa emotivamente e ci imprigiona in catene di conseguenze sempre più dolorose, dalle quali è sempre più difficile uscire liberi. La nostra Costituzione promuove invece la reciprocità, la solidarietà e l’empatia, che sono gli elementi di cicli virtuosi, fatti di impegno a riconoscere l’altro e di gesti gentili che ritornano sempre e che contribuiscono a costruire bellezza nelle relazioni e nelle comunità.

Tutti i giorni, in ogni casa, entra questa tragedia, ma nessuno nel discorso pubblico si rivolge all’infanzia e agli adolescenti spiegando in modo comprensibile ciò che accade e perché ci riguarda tutti. Pensiamo che per costruire una coscienza civica e democratica nelle persone più giovani sia necessario raccontare e ascoltare in un dialogo che meritano. 

“La realtà insegnerà abbastanza cose brutte da sola” - scrive Grossman: anche noi, in quanto adulti, sentiamo la responsabilità educativa di bilanciare la durezza del mondo con messaggi di speranza, fiducia e possibilità.

Per questo Presidente, ci rivolgiamo a Lei affinché, già in occasione dell’Apertura dei Giardini del Quirinale del 2 giugno p.v. riservata alle fasce deboli della popolazione, o in un successivo momento istituzionale, scelga di farsi promotore di un messaggio rivolto alle bambine e ai bambini del nostro Paese: un messaggio che dica loro, con il linguaggio adatto e con la solennità del Suo ruolo, che ciò che accade ai bambini di Gaza non è lontano da noi. Che il dolore degli innocenti ci riguarda. Che essere italiani – oggi – significa anche portare i valori della nostra Costituzione oltre i confini, come principio guida dell’azione pubblica e dell’educazione civile.

La nostra Costituzione è un testo fondativo per la nostra convivenza ed una raccolta di principi universali, che parlano di pace, diritti inviolabili, ripudio della guerra, solidarietà tra i popoli. Praticarla non significa solo rispettarla in Italia, ma viverla anche come bussola rispetto a ciò che accade altrove.

Nel Suo messaggio, Le chiediamo di ricordare che la guerra non è un destino. Che il dolore non può mai giustificare altro dolore. Che esistono – devono esistere e devono essere agite – parole diverse da quelle dell’odio e della vendetta. 

L’immaginazione dei bambini è uno spazio generativo di futuro che, come ci ricorda Grossmann, abbiamo il dovere di coltivare e di proteggere, anche e soprattutto nei contesti più drammatici.  

Parlare ai bambini significa anche parlare agli adulti: per questo, Le chiediamo un gesto piccolo ma forte per affermare che, anche quando la politica tace, la voce delle istituzioni democratiche può e deve ancora offrire senso, direzione e umanità a tutti: bambine e bambini inclusi. 

 

Con profonda stima e fiducia,

 

Bologna, 29 maggio 2025

I promotori della presente lettera aperta:

Rossella Fava, Silvia Rigamonti, Rocco Scolozzi

 

Con il sostegno di 

Coordinamento ConsultaCinnica   

Francesca Paini, Paolo Stocchi Coordinatori del progetto Ri-costituente: la Costituzione del 2050

Marianna Balducci, illustratrice

Amici dei Popoli ETS 

Claudia De Lillo (Elasti), scrittrice

Simone Perotti, scrittore

Associazione Casa al Plurale 

BimBo'- bambinidavivere

A.P.E. Onlus – Associazione per l’Educazione giovanile

Fiab Monte Sole Bike Group

Associazione Le Ortiche 

 

Per contatti: letteraapertabambini@gmail.com

Hashtag campagna   #Presidenteparliabambineebambini

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Rossella FavaPromotore della petizione

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Il problema

Alla cortese attenzione del Presidente della Repubblica On. Sergio Mattarella

Presidente Mattarella,

Le scriviamo con rispetto profondo e con la fiducia che la Sua voce, da sempre sobria e autorevole, possa risuonare oggi in un momento di crisi morale e politica, dentro e fuori i nostri confini.

Siamo cittadini, educatori, genitori, persone che hanno a cuore il compito educativo che ogni generazione adulta porta con sé: quello di non arrendersi alla rassegnazione e di continuare, anche nei momenti più oscuri, a indicare ai più piccoli una strada di dignità, giustizia e umanità.

In questi giorni, in cui la guerra a Gaza ha raggiunto un livello insopportabile di brutalità verso i civili e in particolare verso i bambini, sentiamo il bisogno che anche in Italia si parli apertamente ai nostri figli. 

Ci invita a farlo, in un recente articolo, lo scrittore israeliano David Grossman. Secondo Grossman è comprensibile una reazione emotiva subito dopo il trauma di un attacco terroristico da condannare totalmente e che ha fatto vittime tra i bambini, ma non è accettabile che esso continui a guidare le scelte dopo mesi. Grossman insiste sul dovere di mettersi nei panni dei bambini di Gaza. La sofferenza dei civili non può essere relativizzata dalle cause del conflitto: viene prima di ogni giustificazione politica. 

I bambini sono cittadini del presente tanto quanto le persone adulte, sono soggetti attivi dell’oggi e non solo del domani: meritano dunque di essere coinvolti nella riflessione che gli adulti stanno   faticosamente elaborando.

Pensiamo che odio e vendetta costituiscono un circolo vizioso e un vortice che ci separa emotivamente e ci imprigiona in catene di conseguenze sempre più dolorose, dalle quali è sempre più difficile uscire liberi. La nostra Costituzione promuove invece la reciprocità, la solidarietà e l’empatia, che sono gli elementi di cicli virtuosi, fatti di impegno a riconoscere l’altro e di gesti gentili che ritornano sempre e che contribuiscono a costruire bellezza nelle relazioni e nelle comunità.

Tutti i giorni, in ogni casa, entra questa tragedia, ma nessuno nel discorso pubblico si rivolge all’infanzia e agli adolescenti spiegando in modo comprensibile ciò che accade e perché ci riguarda tutti. Pensiamo che per costruire una coscienza civica e democratica nelle persone più giovani sia necessario raccontare e ascoltare in un dialogo che meritano. 

“La realtà insegnerà abbastanza cose brutte da sola” - scrive Grossman: anche noi, in quanto adulti, sentiamo la responsabilità educativa di bilanciare la durezza del mondo con messaggi di speranza, fiducia e possibilità.

Per questo Presidente, ci rivolgiamo a Lei affinché, già in occasione dell’Apertura dei Giardini del Quirinale del 2 giugno p.v. riservata alle fasce deboli della popolazione, o in un successivo momento istituzionale, scelga di farsi promotore di un messaggio rivolto alle bambine e ai bambini del nostro Paese: un messaggio che dica loro, con il linguaggio adatto e con la solennità del Suo ruolo, che ciò che accade ai bambini di Gaza non è lontano da noi. Che il dolore degli innocenti ci riguarda. Che essere italiani – oggi – significa anche portare i valori della nostra Costituzione oltre i confini, come principio guida dell’azione pubblica e dell’educazione civile.

La nostra Costituzione è un testo fondativo per la nostra convivenza ed una raccolta di principi universali, che parlano di pace, diritti inviolabili, ripudio della guerra, solidarietà tra i popoli. Praticarla non significa solo rispettarla in Italia, ma viverla anche come bussola rispetto a ciò che accade altrove.

Nel Suo messaggio, Le chiediamo di ricordare che la guerra non è un destino. Che il dolore non può mai giustificare altro dolore. Che esistono – devono esistere e devono essere agite – parole diverse da quelle dell’odio e della vendetta. 

L’immaginazione dei bambini è uno spazio generativo di futuro che, come ci ricorda Grossmann, abbiamo il dovere di coltivare e di proteggere, anche e soprattutto nei contesti più drammatici.  

Parlare ai bambini significa anche parlare agli adulti: per questo, Le chiediamo un gesto piccolo ma forte per affermare che, anche quando la politica tace, la voce delle istituzioni democratiche può e deve ancora offrire senso, direzione e umanità a tutti: bambine e bambini inclusi. 

 

Con profonda stima e fiducia,

 

Bologna, 29 maggio 2025

I promotori della presente lettera aperta:

Rossella Fava, Silvia Rigamonti, Rocco Scolozzi

 

Con il sostegno di 

Coordinamento ConsultaCinnica   

Francesca Paini, Paolo Stocchi Coordinatori del progetto Ri-costituente: la Costituzione del 2050

Marianna Balducci, illustratrice

Amici dei Popoli ETS 

Claudia De Lillo (Elasti), scrittrice

Simone Perotti, scrittore

Associazione Casa al Plurale 

BimBo'- bambinidavivere

A.P.E. Onlus – Associazione per l’Educazione giovanile

Fiab Monte Sole Bike Group

Associazione Le Ortiche 

 

Per contatti: letteraapertabambini@gmail.com

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