Appello a governo e Parlamento: è ora di riconoscere lo Stato di Palestina

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Rosaria Di Bernardo e altri 19 hanno firmato di recente.

Il problema

“L’unica soluzione possibile per risolvere la crisi palestinese è quella che prevede due Stati e, con il controllo e l’aiuto internazionale, imponga una convivenza pacifica tra i due popoli”, è il ritornello che si sente ripetere da fine ottobre, dopo l’orrendo massacro perpetrato dai miliziani di Hamas contro inermi civili e militari israeliani il 7 ottobre.

Ma più che una volontà precisa, sembra una rassicurazione volta calmare gli animi. Una promessa della politica, che resta però più attenta alle pressioni esterne che ai massacri in corso a Gaza e in Cisgiordania. Infatti, alla necessità in un riconoscimento dello Stato di Palestina viene aggiunto: “Però, ora non è il momento”. Se non ora, quando? Mentre l’Italia e l’Europa esitano, il conto dei morti ha già raggiunto un livello mostruoso, nelle mani di Hamas ci sono decine di ostaggi e centinaia di palestinesi detenuti ingiustamente si accumulano nelle carceri israeliane.

Non hanno invece badato ai tentennamenti europei, Paesi come la Spagna, l’Irlanda e la Norvegia (quest’ultima non è membro dell’Unione Europea) che hanno già riconosciuto lo Stato di Palestina.

Noi chiediamo al governo e al parlamento italiani di non limitarsi a patetiche dichiarazioni di principio, ma di agire, concretamente e subito, e riconoscere lo Stato di Palestina.

Vogliamo ricordare che la recente pronuncia della Corte Internazionale di Giustizia, pur se non vincolante, ha sentenziato impietosamente che nello stato di Israele vige un sistema di apartheid, cioè di segregazione razziale, nei confronti dei palestinesi. Un’accusa grave. Noi riteniamo doveroso evitare di essere considerati complici della politica di un Paese che intende annientare e distruggere un’intera popolazione lontano da testimonianze scomode, quelle dei giornalisti ai quali viene impedito l’accesso alle zone di guerra.  Una popolazione che dà fastidio perché rivendica da 75 anni, come a suo tempo hanno fatto giustamente gli ebrei, il diritto di avere una patria.

Riconoscere lo Stato di Palestina è diventato, a questo punto, un urgente dovere politico e morale.

Massimo Alberizzi - già corrispondente Corsera dall'Africa
Guido Alferj – già inviato Messaggero
Marino Bisso – La Repubblica
Remigio Benni - già corrispondente da Nairobi e dal Cairo dell'Ansa
Maria Grazia Bruzzone – già La Stampa
Giampaolo Cadalanu - già inviato di Repubblica
Fabio Cavalera - già corrispondente del Corsera da Pechino e Londra
Paola Chiarelli - giornalista
Max Civili - PRESS TV
Massimo de Angelis – già inviato Rai
Paolo di Giannantonio - già inviato Rai
Solen De Luca - TV 2000
Alessandra Fava – freelance già Ansa e Manifesto esperta privacy
Tiziana Ferrario - già inviata Rai
Francesca Fornario – Rai
Francesco Fossa - Mediaset
Talal Khrais - Assadakah
Filippo Landi – già Rai
Maria Grazia Mazzola – inviata Rai
Pierangelo Maurizio – inviato Mediaset
Roberto Monteforte - già inviato Unità
Massimo Nava - già corrispondente del Corsera da Parigi
Alberto Negri - già inviato Sole 24 Ore
Pino Nicotri – già inviato de L’Espresso
Maso Notarianni - giornalista
Violante Pallavicino - già giornalista Repubblica
Ferdinando Pellegrini – già inviato Rai
Giovanni Porzio - già inviato di Panorama
Matteo Pucciarelli – inviato Repubblica
Marinella Rossi - già Giudiziaria Il Giorno
Giuliana Sgrena - già inviata del Manifesto
Luciano Scalettari – già Famiglia Cristiana
Pietro Suber – inviato Mediaset
Claudia Svampa - già corrispondente del Tempo da Tunisi e Bruxelles
Giovanna Tatò - già inviata Rai
Cornelia Toelgyes – vicedirettore Africa ExPress
Vanna Vannuccini - già inviata di Repubblica
Valentina Vergani Gavoni - professionista dell'informazione 
Angela Virdò - già corrispondente Ansa dai Balcani e dall'Albania Tunisi e inviata a Sarajevo

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Massimo AlberizziPromotore della petizione

613

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“L’unica soluzione possibile per risolvere la crisi palestinese è quella che prevede due Stati e, con il controllo e l’aiuto internazionale, imponga una convivenza pacifica tra i due popoli”, è il ritornello che si sente ripetere da fine ottobre, dopo l’orrendo massacro perpetrato dai miliziani di Hamas contro inermi civili e militari israeliani il 7 ottobre.

Ma più che una volontà precisa, sembra una rassicurazione volta calmare gli animi. Una promessa della politica, che resta però più attenta alle pressioni esterne che ai massacri in corso a Gaza e in Cisgiordania. Infatti, alla necessità in un riconoscimento dello Stato di Palestina viene aggiunto: “Però, ora non è il momento”. Se non ora, quando? Mentre l’Italia e l’Europa esitano, il conto dei morti ha già raggiunto un livello mostruoso, nelle mani di Hamas ci sono decine di ostaggi e centinaia di palestinesi detenuti ingiustamente si accumulano nelle carceri israeliane.

Non hanno invece badato ai tentennamenti europei, Paesi come la Spagna, l’Irlanda e la Norvegia (quest’ultima non è membro dell’Unione Europea) che hanno già riconosciuto lo Stato di Palestina.

Noi chiediamo al governo e al parlamento italiani di non limitarsi a patetiche dichiarazioni di principio, ma di agire, concretamente e subito, e riconoscere lo Stato di Palestina.

Vogliamo ricordare che la recente pronuncia della Corte Internazionale di Giustizia, pur se non vincolante, ha sentenziato impietosamente che nello stato di Israele vige un sistema di apartheid, cioè di segregazione razziale, nei confronti dei palestinesi. Un’accusa grave. Noi riteniamo doveroso evitare di essere considerati complici della politica di un Paese che intende annientare e distruggere un’intera popolazione lontano da testimonianze scomode, quelle dei giornalisti ai quali viene impedito l’accesso alle zone di guerra.  Una popolazione che dà fastidio perché rivendica da 75 anni, come a suo tempo hanno fatto giustamente gli ebrei, il diritto di avere una patria.

Riconoscere lo Stato di Palestina è diventato, a questo punto, un urgente dovere politico e morale.

Massimo Alberizzi - già corrispondente Corsera dall'Africa
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