"L'omosessualità è una scelta" la vicepresidente dell'ANPE si deve dimettere

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Daniela Noli, pedagogista e vicepresidente nazionale dell'ANPE (Associazione Nazionale Pedagogisti italiani), il giorno dopo il Sardegna Pride, ha ben pensato di ripostare una mia foto e dedicarmi un post sulla sua pagina Facebook. Post che, in seguito alla mia pronta risposta, è stato immediatamente rimosso. 

"Sardegna Pride. Confermo il massimo rispetto per l'omosessualità, a volte è una scelta, altre volte no. Mi chiedo solo il senso di conciarsi così, ma si è visto anche di peggio" - scrive la Noli nel suo post - "È questo il modo per chiedere diritti? Le scelte sessuali, son questioni private; la sessualità ostentata, i travestimenti carnevaleschi mostrano a mio avviso l'assenza di rispetto per sé stessi e per gli altri, rischiando di ridicolizzare battaglie importanti. Non capisco, perdonatemi, son limitata..."

Delle affermazioni assai gravi, specie quella in cui si dichiara che l'omosessualità è una scelta. In particolar modo perché la Noli, come già scritto, è la vicepresidente nazionale dell'ANPE e, considerata la posizione ricoperta, NON può permettersi di fare simili insinuazioni. Sono infiniti gli studi scientifici che dimostrano che l'omosessualità NON è una scelta così come sono numerosi anche gli studi che hanno portato all'esclusione dal registro delle malattie mentali l'omosessualità e la disforia di genere.

Una pedagogista è una persona che si dovrebbe occupare di studiare l'educazione e la formazione dell'uomo nella sua interezza. La Noli, invece di educare e formare al rispetto, ha ben pensato di fare hate speech nei confronti di un 21enne omosessuale e gender fluid e nei confronti della Comunità LGBT+. Una persona che non mi conosce minimamente e che farebbe meglio a tacere sul mio conto dato che non sa quale ruolo io ricopra nella società e non sa del mio continuo impegno sociale invece di esprimere dei giudizi senza fondamenti. Una persona che ha ben pensato di censurare la mia faccia, ma non il mio nome che rimane ben visibile nella fascia arcobaleno. Ma d'altronde, come lei stessa dice, è limitata.

Mi dispiace per aver scatenato un caso mediatico. L'accaduto è stato riportato da diversi giornali e dall'ANSA. Vorrei solo dire che sui giornali e sull'ANSA non ci sono io. Ci sono tutte quelle persone che ogni giorno si sentono dire che sono sbagliate, che il loro orientamento sessuale è una scelta sbagliata (tu stessa lo definisci una scelta).  Ci sono tutte quelle persone che ogni giorno sono costrette a indossare una maschera e nascondere la propria diversità perché altrimenti verrebbero licenziate, emarginate e condannate pubblicamente. Ci sono tutte quelle persone costrette a vivere nella paura e nell'ombra.
Ci sono loro, non io.

Se solo la Noli si fosse documentata prima di scrivere quel post e avesse saputo chi è il ragazzo nella foto, sono sicuro che non l'avrebbe scritto.
Perché nell'articolo di Vistanet è spiegato perfettamente il motivo di quella gonna e di quel tacco 15.

Se quel lontano 28 giugno 1969 Sylvia Rivera si fosse fatta arrestare, oggi la comunità LGBT+ vivrebbe ancora nell'ombra e nella paura. E omosessualità e disforia di genere sarebbero ancora nel registro delle malattie mentali. Invece no: Sylvia ha preferito sfilarsi un tacco e lanciarlo contro la polizia di New York dando così inizio ai Moti di Stonewall. E io, oggi, ho voluto prendere esempio da lei: quel tacco me lo sono sfilato e, seppur virtualmente, l'ho tirato contro chi ci definisce dei pagliacci e degli esibizionisti.

Chiedo, quindi, che l'ANPE prenda dei seri provvedimenti interni per quanto dichiarato dalla vicepresidente nazionale e che la Noli si dimetta o venga deposta dall'incarico attualmente ricoperto all'interno dell'ANPE stessa. Ovviamente sarebbero assai gradite delle scuse pubbliche della diretta interessata.

Nel 2019 non si possono più tollerare simili dichiarazioni, in particolare da chi, almeno in teoria, dovrebbe occuparsi dell'educazione, soprattutto al rispetto, e della formazione dell'essere umano durante tutta la sua vita. 

Andrea Russo