

BANDI alle ciance: Bacoli, una firma per i beni comuni
Il problema
"È la prima volta che accade - commenta il Sindaco di Bacoli, Josi Gerardo Della Ragione - che tre beni immobili di proprietà del Centro Ittico Campano, e quindi dei cittadini di Bacoli, vengano messi a bando attraverso avvisi pubblici, con procedure trasparenti aperte a tutti, senza trattative private. Sono tre strutture abbandonate da troppo tempo, che apriamo alle proposte dei privati. Per farne luoghi di accoglienza, di turismo di qualità, di promozione del nostro territorio. Vogliamo sostenere una partecipazione diffusa della comunità, proponendo iniziative capaci di creare lavoro, occupazione, economia virtuosa. A partire proprio dai beni del tanto discusso Centro Ittico Campano. Non più terra di conquista. Non più terra di pochi. Ma proprietà di tutti".
Bene.
“Ai fini della aggiudicazione sarà data precedenza alla offerta che presenta l’aumento più alto rispetto a quello indicato nella presente manifestazione di interesse e che le previsioni di investimento tengono conto delle indicazioni del PUC in corso di approvazione. Inoltre, sarà data precedenza a quei richiedenti che dimostrino, la loro affidabilità tecnico-finanziaria ed esperienza nel settore turistico-commerciale.”
Il primo è un estratto dell’annuncio del Sindaco che ha accompagnato la messa a bando di tre beni pubblici da aggiudicare in fitto.
Il secondo è un estratto di uno dei tre bandi che dovrebbero porre le condizioni per realizzare quanto affermato.
Manca evidentemente qualcosa, ma nelle tre pagine dei bandi pubblicati (diversi solo nei corrispettivi di locazione) c’è poco altro.
Diverse, infatti, sono le lacune di questi documenti se il loro scopo è quello di intercettare soggetti interessati a destinare tali beni allo sviluppo del territorio e al soddisfacimento di interessi collettivi e di crescita comunitaria.
I tre grandi limiti dei bandi pubblicati, che li configurano dunque come occasione mancata per la realizzazione di una visione più complessa e strutturata sia del territorio sia dell’amministrazione come bussola per il cambiamento, risiedono proprio nei loro destinatari, esclusivamente soggetti privati, nelle finalità perseguibili ma che di fatto non sono state contemplate e nei criteri di aggiudicazione che dall’individuazione di destinatari e finalità scarne e riduttive discendono e che pertanto diventano pressochè assenti.
L’individuazione dei soggetti privati come unici potenziali destinatari dell’affidamento dei beni messi a bando e l’interesse economico in senso stretto che tali soggetti per loro natura perseguono, accendono un dibattito sulle possibilità che un’amministrazione ha e sceglie di avere nell’utilizzare il proprio patrimonio immobiliare per finalità di interesse pubblico.
Nei beni di società partecipate come il Centro Ittico Campano (CIC), lungi dall’essere beni privati, è infatti insita una natura «pubblicistica» che rende il soddisfacimento dei bisogni della collettività, scopo principale cui tali beni dovrebbero essere orientati.
“Dovrebbero”, perché non esiste un obbligo in materia, ma esiste la più o meno posseduta volontà di farlo ed esiste la più o meno posseduta consapevolezza che (anche) attraverso gli appalti e le concessioni l’Amministrazione pubblica influenza ogni giorno lo sviluppo di un territorio e di una comunità e che questo strumento così importante troppo spesso non è impiegato dall'amministrazione e dalla politica per promuovere obiettivi di giustizia sociale e ambientale.
Ed è proprio l’introduzione nei bandi di tali obiettivi ad arricchirli di nuove potenzialità sia in termini di soggetti da coinvolgere, sia in termini di ampliamento dei criteri di selezione e aggiudicazione .
Un bando coerente con tali obiettivi ed ambiti di intervento dovrebbe infatti giudicare positivamente e in maniera prioritaria rispetto all’offerta economica, proposte:
- caratterizzate dalla chiara individuazione e dall’effettiva realizzazione di servizi di sviluppo territoriale e inclusione sociale in grado di generare ricadute positive a livello ambientale e sociale, oltre che economico ed occupazionale
- che dimostrino un’approfondita conoscenza del contesto, con particolare riferimento ai bisogni sociali e alle esigenze dei cittadini nel territorio di intervento, nonché ai vincoli individuati e alle autorizzazioni necessarie
- che propongano modalità di intervento efficaci, misurabili e innovative capaci di produrre concreti effetti positivi sul territorio
- che dimostrino la sostenibilità nel tempo dell’attività proposta, in termini di capacità di generare o raccogliere risorse, al fine di garantire la continuità delle azioni proposte.
- che siano capaci di indicare previsioni di sostenibilità futura dei servizi e processi avviati
- che prevedano partnership: con competenze specifiche e diversificate, dotate delle necessarie esperienze e professionalità nel settore di destinazione, in grado di garantire la fattibilità e la effettiva realizzabilità di tutte le azioni previste, trasparenti ed affidabili nelle diverse componenti e ben radicate nel territorio;
- che identifichino idonee modalità per il monitoraggio e strumenti quali-quantitativi per la valutazione del progetto e che favoriscano la condivisione con la comunità locale e la diffusione di modelli potenzialmente esemplari per altri territori.
L’obiettivo di cui tali bandi dovrebbero farsi strumento, sarebbe dunque di ridare dignità e centralità ai luoghi (partendo dal patrimonio e dagli spazi pubblici) ed alle dinamiche sociali della città. Tale obiettivo generale si declina nei seguenti obiettivi specifici in linea con l’Agenda 2030, documento guida, per uno sviluppo sostenibile:
1. riqualificazione ambientale e mobilità sostenibile;
2. miglioramento delle condizioni di sicurezza, legalità e coesione sociale;
3. valorizzazione degli spazi urbani e della fruibilità del patrimonio immobiliare pubblico.
Prefiggersi tali obiettivi significa contribuire direttamente e praticamente alla realizzazione dei più generali ambiti di intervento che sono stati oggetto del dibattito politico e del programma elettorale che ha permesso alla ormai sfaldata coalizione “Assieme” di amministrare:
Sistema della cultura, Turismo “lento”, “costante” ed “esperienziale”, Imprese, commercio di qualità ed enogastronomia.
Affinchè tali ambiti tematici non restino meri slogan elettorali è necessario che, in questo contesto, abbiano la funzione di individuare le strategie integrate per la gestione dei beni pubblici. Le trasformazioni (recuperi, riqualificazioni, rifunzionalizzazioni) che i bandi prefigurerebbero in questo modo avrebbero come principio guida l’ottimizzazione delle risorse a disposizione e l’effettiva realizzabilità delle attività.
Le finalità e gli obiettivi proposti ampliano naturalmente la platea di soggetti a cui l’assegnazione dei beni potrebbe essere destinata tra cui figurano cooperative sociali, comitati, associazioni, fondazioni, soggetti ai quali tali beni potrebbero essere dati in concessione ovvero in locazione anche a canone agevolato “per finalità di interesse pubblico connesse all'effettiva rilevanza degli scopi sociali perseguiti in funzione e nel rispetto delle esigenze primarie della collettività e in ragione dei princìpi fondamentali costituzionalmente garantiti, a fronte dell'assunzione dei relativi oneri di manutenzione ordinaria e straordinaria” (art. 11 del D.P.R. n. 296/2005)
Nell’ottica proposta si ritiene inoltre necessario, un coinvolgimento fin da subito della comunità che si ritroverà a vivere gli effetti di ciò che sarà realizzato, utilizzando metodi di consultazione pubblica al fine di ampliare la partecipazione dei cittadini e delle cittadine ed essere certi che la destinazione dei beni incontri le reali esigenze del territorio.
Ed è proprio un piccolo gruppo di cittadini e cittadine che oggi scrive questo documento sperando di poter dare il suo contributo nella direzione dell’operare "per ottenere un futuro migliore e più sostenibile per tutti” (Agenda 2030) e nel dare incipit a d un confronto pubblico che solleciti anche altre organizzazioni e che crei ricchezza nella partecipazione.
Immenso esempio di tale processo si rende la nomina di Procida come capitale della Cultura per il 2022: non un premio alla bellezza del luogo (o almeno, non solo), quanto di “un progetto di candidatura valido, innovativo e partecipato”.
Noi cittadini che confidiamo nelle promesse e nelle possibilità di vivere una Bacoli migliore, crediamo che questa sia un’occasione per fare di più che non va sprecata.
Crediamo che sia un’occasione attraverso la quale questa amministrazione possa farsi strumento per orientare il cambiamento e realizzare la visione di cui è portatrice utilizzando in modo strategico il proprio patrimonio per l’interesse generale, la giustizia sociale ed ambientale.

PETIZIONE CHIUSA
Il problema
"È la prima volta che accade - commenta il Sindaco di Bacoli, Josi Gerardo Della Ragione - che tre beni immobili di proprietà del Centro Ittico Campano, e quindi dei cittadini di Bacoli, vengano messi a bando attraverso avvisi pubblici, con procedure trasparenti aperte a tutti, senza trattative private. Sono tre strutture abbandonate da troppo tempo, che apriamo alle proposte dei privati. Per farne luoghi di accoglienza, di turismo di qualità, di promozione del nostro territorio. Vogliamo sostenere una partecipazione diffusa della comunità, proponendo iniziative capaci di creare lavoro, occupazione, economia virtuosa. A partire proprio dai beni del tanto discusso Centro Ittico Campano. Non più terra di conquista. Non più terra di pochi. Ma proprietà di tutti".
Bene.
“Ai fini della aggiudicazione sarà data precedenza alla offerta che presenta l’aumento più alto rispetto a quello indicato nella presente manifestazione di interesse e che le previsioni di investimento tengono conto delle indicazioni del PUC in corso di approvazione. Inoltre, sarà data precedenza a quei richiedenti che dimostrino, la loro affidabilità tecnico-finanziaria ed esperienza nel settore turistico-commerciale.”
Il primo è un estratto dell’annuncio del Sindaco che ha accompagnato la messa a bando di tre beni pubblici da aggiudicare in fitto.
Il secondo è un estratto di uno dei tre bandi che dovrebbero porre le condizioni per realizzare quanto affermato.
Manca evidentemente qualcosa, ma nelle tre pagine dei bandi pubblicati (diversi solo nei corrispettivi di locazione) c’è poco altro.
Diverse, infatti, sono le lacune di questi documenti se il loro scopo è quello di intercettare soggetti interessati a destinare tali beni allo sviluppo del territorio e al soddisfacimento di interessi collettivi e di crescita comunitaria.
I tre grandi limiti dei bandi pubblicati, che li configurano dunque come occasione mancata per la realizzazione di una visione più complessa e strutturata sia del territorio sia dell’amministrazione come bussola per il cambiamento, risiedono proprio nei loro destinatari, esclusivamente soggetti privati, nelle finalità perseguibili ma che di fatto non sono state contemplate e nei criteri di aggiudicazione che dall’individuazione di destinatari e finalità scarne e riduttive discendono e che pertanto diventano pressochè assenti.
L’individuazione dei soggetti privati come unici potenziali destinatari dell’affidamento dei beni messi a bando e l’interesse economico in senso stretto che tali soggetti per loro natura perseguono, accendono un dibattito sulle possibilità che un’amministrazione ha e sceglie di avere nell’utilizzare il proprio patrimonio immobiliare per finalità di interesse pubblico.
Nei beni di società partecipate come il Centro Ittico Campano (CIC), lungi dall’essere beni privati, è infatti insita una natura «pubblicistica» che rende il soddisfacimento dei bisogni della collettività, scopo principale cui tali beni dovrebbero essere orientati.
“Dovrebbero”, perché non esiste un obbligo in materia, ma esiste la più o meno posseduta volontà di farlo ed esiste la più o meno posseduta consapevolezza che (anche) attraverso gli appalti e le concessioni l’Amministrazione pubblica influenza ogni giorno lo sviluppo di un territorio e di una comunità e che questo strumento così importante troppo spesso non è impiegato dall'amministrazione e dalla politica per promuovere obiettivi di giustizia sociale e ambientale.
Ed è proprio l’introduzione nei bandi di tali obiettivi ad arricchirli di nuove potenzialità sia in termini di soggetti da coinvolgere, sia in termini di ampliamento dei criteri di selezione e aggiudicazione .
Un bando coerente con tali obiettivi ed ambiti di intervento dovrebbe infatti giudicare positivamente e in maniera prioritaria rispetto all’offerta economica, proposte:
- caratterizzate dalla chiara individuazione e dall’effettiva realizzazione di servizi di sviluppo territoriale e inclusione sociale in grado di generare ricadute positive a livello ambientale e sociale, oltre che economico ed occupazionale
- che dimostrino un’approfondita conoscenza del contesto, con particolare riferimento ai bisogni sociali e alle esigenze dei cittadini nel territorio di intervento, nonché ai vincoli individuati e alle autorizzazioni necessarie
- che propongano modalità di intervento efficaci, misurabili e innovative capaci di produrre concreti effetti positivi sul territorio
- che dimostrino la sostenibilità nel tempo dell’attività proposta, in termini di capacità di generare o raccogliere risorse, al fine di garantire la continuità delle azioni proposte.
- che siano capaci di indicare previsioni di sostenibilità futura dei servizi e processi avviati
- che prevedano partnership: con competenze specifiche e diversificate, dotate delle necessarie esperienze e professionalità nel settore di destinazione, in grado di garantire la fattibilità e la effettiva realizzabilità di tutte le azioni previste, trasparenti ed affidabili nelle diverse componenti e ben radicate nel territorio;
- che identifichino idonee modalità per il monitoraggio e strumenti quali-quantitativi per la valutazione del progetto e che favoriscano la condivisione con la comunità locale e la diffusione di modelli potenzialmente esemplari per altri territori.
L’obiettivo di cui tali bandi dovrebbero farsi strumento, sarebbe dunque di ridare dignità e centralità ai luoghi (partendo dal patrimonio e dagli spazi pubblici) ed alle dinamiche sociali della città. Tale obiettivo generale si declina nei seguenti obiettivi specifici in linea con l’Agenda 2030, documento guida, per uno sviluppo sostenibile:
1. riqualificazione ambientale e mobilità sostenibile;
2. miglioramento delle condizioni di sicurezza, legalità e coesione sociale;
3. valorizzazione degli spazi urbani e della fruibilità del patrimonio immobiliare pubblico.
Prefiggersi tali obiettivi significa contribuire direttamente e praticamente alla realizzazione dei più generali ambiti di intervento che sono stati oggetto del dibattito politico e del programma elettorale che ha permesso alla ormai sfaldata coalizione “Assieme” di amministrare:
Sistema della cultura, Turismo “lento”, “costante” ed “esperienziale”, Imprese, commercio di qualità ed enogastronomia.
Affinchè tali ambiti tematici non restino meri slogan elettorali è necessario che, in questo contesto, abbiano la funzione di individuare le strategie integrate per la gestione dei beni pubblici. Le trasformazioni (recuperi, riqualificazioni, rifunzionalizzazioni) che i bandi prefigurerebbero in questo modo avrebbero come principio guida l’ottimizzazione delle risorse a disposizione e l’effettiva realizzabilità delle attività.
Le finalità e gli obiettivi proposti ampliano naturalmente la platea di soggetti a cui l’assegnazione dei beni potrebbe essere destinata tra cui figurano cooperative sociali, comitati, associazioni, fondazioni, soggetti ai quali tali beni potrebbero essere dati in concessione ovvero in locazione anche a canone agevolato “per finalità di interesse pubblico connesse all'effettiva rilevanza degli scopi sociali perseguiti in funzione e nel rispetto delle esigenze primarie della collettività e in ragione dei princìpi fondamentali costituzionalmente garantiti, a fronte dell'assunzione dei relativi oneri di manutenzione ordinaria e straordinaria” (art. 11 del D.P.R. n. 296/2005)
Nell’ottica proposta si ritiene inoltre necessario, un coinvolgimento fin da subito della comunità che si ritroverà a vivere gli effetti di ciò che sarà realizzato, utilizzando metodi di consultazione pubblica al fine di ampliare la partecipazione dei cittadini e delle cittadine ed essere certi che la destinazione dei beni incontri le reali esigenze del territorio.
Ed è proprio un piccolo gruppo di cittadini e cittadine che oggi scrive questo documento sperando di poter dare il suo contributo nella direzione dell’operare "per ottenere un futuro migliore e più sostenibile per tutti” (Agenda 2030) e nel dare incipit a d un confronto pubblico che solleciti anche altre organizzazioni e che crei ricchezza nella partecipazione.
Immenso esempio di tale processo si rende la nomina di Procida come capitale della Cultura per il 2022: non un premio alla bellezza del luogo (o almeno, non solo), quanto di “un progetto di candidatura valido, innovativo e partecipato”.
Noi cittadini che confidiamo nelle promesse e nelle possibilità di vivere una Bacoli migliore, crediamo che questa sia un’occasione per fare di più che non va sprecata.
Crediamo che sia un’occasione attraverso la quale questa amministrazione possa farsi strumento per orientare il cambiamento e realizzare la visione di cui è portatrice utilizzando in modo strategico il proprio patrimonio per l’interesse generale, la giustizia sociale ed ambientale.

I decisori
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Petizione creata in data 26 luglio 2021