NO a DIRITTI dell'UOMO nella CEDU, SÌ a DIRITTI UMANI

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Alle e ai Parlamentari di Camera e Senato e alle rispettive Presidenze

È inconcepibile che malgrado il succedersi di Conferenze mondiali e la ratifica della Convenzione di Istanbul, che impone gli stati aderenti di rimuovere ogni discriminazione nei confronti delle donne, si continui a pretendere di assimilare le donne all’UOMO e non casomai gli uomini alle DONNE, visto che sono proprio le donne le principali artefici della generazione umana.
Ed è del tutto paradossale che il testo della Convention for the Protection of Human Rights and Fundamental Freedoms, che contiene al suo interno l’art. 14 in cui si esplicita come sia vietata ogni discriminazione per sesso, sia stato riportato in italiano adottando una interpretazione riduttiva degli Human Rights - opportunamente tradotti come Derechos Humanos in lingua spagnola - totalmente lontana dalla sensibilità culturale odierna, che esige non discriminazione nei diritti, nel linguaggio e nelle pratiche quotidiane di vita.

Il colmo che rasenta il ridicolo si registra quando ci si trova a doversi appellare alla Convenzione dei Diritti “dell’Uomo”, per vietare pratiche di abuso sulle Donne determinate proprio dalla antica cultura patriarcale che delle donne ha fatto oggetto di possesso maschile, cultura ancora non sufficientemente rimossa, come dimostra la frequenza dei femminicidi, che proprio nell’idea di possesso maschile ha la sua causa.

Chiediamo dunque che la Legge 4 agosto 1955, n. 848, di ratifica della CEDU venga modificata nel senso qui indicato e che vengano analogamente modificate altre leggi o disposizioni ad essa collegate, tra cui la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, che contiene al suo interno la stessa imperdonabile svalorizzazione dei principi di uguaglianza tra i sessi garantiti dall’art. 14 della CEDU, acronimo che con la correzione che qui si richiede peraltro non cambia.



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