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PM 10 e PM 2.5, tutto sotto controllo? Che l'ARPA ci faccia sapere (PARTE 1)

Comitato salute pubblica e ambienteItaly
Nov 21, 2023

Ricordiamo all'ARPA del Piemonte informazioni che conoscono per primi 
- chiediamo ancora risposte URGENTI.

Informiamoci (o ricordiamoci). Cos’è il PM10, cos'è il PM 2.5?

Per PM si intende “Particulate Matter”. Un termine tecnico per indicare una miscela di particelle solide e liquide (detta particolato) che si trovano in sospensione nell’aria.

Con i termini “particolato atmosferico” o “materiale particellare” si intendono quelle particelle sospese e presenti nell’aria che ogni giorno respiriamo e che di solito sono chiamate polveri sottili o pulviscolo.

Nei dati forniti dai rilevatori della qualità dell’aria ritroviamo varie voci, tra le quali il PM10. Il numero 10 indica la grandezza del diametro della particella che può variare, in questo caso, fino a 10 micron o micrometri (1 micron=1 milionesimo del metro).

Le particelle più piccole (con diametro inferiore a 2,5 micron) chiamate PM2,5 possono invece arrivare ancora più in profondità nei polmoni.

Esistono anche particelle con diametro piccolissimo, dette particolato ultrafine (PUF), che possono penetrare fino agli alveoli polmonari.

Tutte queste particelle, nelle varie grandezze, entrano nel nostro organismo.

Come entra il particolato nel nostro organismo

L’esposizione della popolazione al PM10 avviene principalmente attraverso l’inalazione in ambienti interni (indoor) e ambienti esterni (outdoor).

L’inalazione outdoor deriva da:

- gas di scarico prodotti da mezzi di trasporto con motori a benzina e diesel (auto, bus, camion, motorini, ecc.);
- sollevamento di polveri dalle superfici stradali per consumo di pneumatici ed uso dei freni;
- emissioni industriali (da centrali termoelettriche, raffinerie, cementifici, acciaierie, industrie chimiche, cave, trasferimento e deposito di materie prime), attività svolte nei porti e nei cantieri navali;
- combustioni derivate dagli impianti di riscaldamento domestico e dai camini per uso di biomasse e gasolio.


Gli effetti da esposizione al PM10

L’inalazione di pulviscolo può provocare disturbi (sintomi) e cambiamenti della funzione respiratoria, quali bronchiti e asma che possono anche richiedere il ricovero ospedaliero.

Anche un’esposizione a livelli alti di PM10 e PM2,5, limitata a uno o due giorni, può avere effetti negativi sulla salute umana. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha collegato il diffondersi di questi effetti ad un aumento (di 10 microgrammi per metro cubo) della concentrazione media di PM10 e PM2,5 calcolata nell’arco delle 24 ore giornaliere.

Quando il PM10 contiene elevate concentrazioni di metalli, sono frequenti infiammazioni acute delle vie respiratorie, crisi di asma, e alterazioni del funzionamento del sistema cardiocircolatorio.

Gli effetti da esposizione prolungata

L’esposizione prolungata nel tempo anche a bassi livelli di concentrazione per metro cubo di PM10 e PM2,5, sta generando un aumento di disturbi respiratori come tosse e catarro, asma, diminuzione della capacità polmonare, riduzione della funzionalità respiratoria e bronchite cronica insieme ad effetti sul sistema cardiovascolare.

L’esposizione al pulviscolo più piccolo (PM2,5) è stata associata ad un aumento della mortalità per malattie respiratorie e ad un maggior rischio di tumore delle vie respiratorie.

I tumori sono stati collegati anche alla presenza di sostanze cancerogene attaccate alla superficie delle particelle (come gli idrocarburi policiclici aromatici-IPA nel caso della fuliggine) che, attraverso il PM2,5 possono arrivare fino alla parte più profonda dei polmoni, dove sono assorbite dall’organismo.

Bambini, anziani e asmatici i più a rischio

Gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità ricordano che negli anziani, nelle persone sensibili come gli asmatici, o negli individui con malattie polmonari, malattie cardiache, si verifica più frequentemente un peggioramento delle loro condizioni e dei loro disturbi.

I bambini fino a 12 anni, avendo una frequenza di respirazione doppia, introducono nei polmoni volumi d’aria maggiori rispetto agli adulti e possono essere a maggior rischio per alcuni effetti respiratori come gli attacchi di asma bronchiale.

Qual è il limite di particelle accettabile?

Secondo l´OMS, per il particolato non è possibile definire un valore limite al di sotto del quale non si verificano nella popolazione effetti sulla salute. È chiaro che la concentrazione di PM10 e PM2,5 nell’aria dovrebbe essere mantenuta al livello più basso possibile.

Le nuove linee guida dell’OMS sulla qualità dell’aria riportano alcuni dati interessanti. Basterebbe solo ridurre il PM10 a 20 microgrammi per metro cubo per far calare la mortalità del 15%, attraverso la diminuzione dell’incidenza delle malattie dovute a infezioni respiratorie, delle malattie cardiache e del tumore al polmone.

Per il PM2,5 l’OMS propone a tutela della salute valori guida per l’esposizione della popolazione pari a 10 microgrammi per metro cubo su base annuale.

Un mix pericoloso

Le sostanze chimiche, organiche e inorganiche, presenti sulla superficie delle particelle sono un mix ancora più pericoloso. Quelle solubili possono essere assorbite dall’organismo nel punto in cui si depositano, provocando disturbi locali. Altre sostanze, come gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) ed i metalli (quali piombo, nichel, cadmio, arsenico, vanadio, cromo), possono aderire alla superficie delle polveri sottili determinando effetti molto negativi (anche mortali) sulla salute della popolazione esposta.

Nella maggior parte degli studi l'inquinamento atmosferico è stato determinato dalla presenza nell'aria delle particelle in sospensione (i PM 10 e 2,5) che diventano vettori di ossidi di azoto (NOx), di anidride solforosa (SO2) e di monossido di carbonio (CO).
Tuttavia, nell'insieme degli studi, le particelle in sospensione (e soprattutto le frazioni di più piccole dimensioni come il PM10 e il PM2,5) sono risultate l'indicatore di qualità dell'aria più consistentemente associato con una serie di effetti avversi sulla salute particolarmente gravi.

Studi condotti negli Stati Uniti e in molti Paesi europei hanno evidenziato un'associazione fra i livelli di inquinanti atmosferici e il numero giornaliero di morti o di ricoveri in ospedale per cause respiratorie e cardiovascolari.

(segue altro comunicato con PARTE 2)

 

 

 

 

 

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