L'Europa collabori con il tribunale internazionale per la Palestina


L'Europa collabori con il tribunale internazionale per la Palestina
Il problema
Perché firmare? Per dire no alla continuazione dei crimini di Israele.
L’impunità di Israele sembra non finire mai. Sono trascorsi, infatti, più di 67 anni da quando, prima ancora che l’Onu adottasse nel 1947 la Risoluzione 181 sulla spartizione della Palestina storica e vi fosse, nel 1948, la dichiarazione unilaterale di istituzione dello Stato di Israele, iniziarono in Palestina, ad opera di formazioni paramilitari, poi confluite nell’esercito israeliano, aggressioni armate, espropriazioni, distruzioni, eccidi che portarono alla deportazione e al trasferimento forzato della popolazione. In pochi mesi furono cancellate 9 città, distrutti 532 villaggi, uccisi migliaia di palestinesi, mentre 900.000 furono scacciati dalle loro case e dalla loro terra. Da allora non c’è stata più pace in Palestina, nonostante le numerose risoluzioni ONU di condanna.
Nei decenni seguenti Israele ha proseguito nelle sue politiche di discriminazione razziale, di apartheid, di espulsione degli abitanti storici e naturali, di espansione territoriale fino ad incamerare circa l’80% della Palestina contro il 55% assegnato dall’ONU. Ciò si è accompagnato ad altri crimini, tra cui la demolizione delle case palestinesi, la repressione violenta, il ricorso sistematico a trattamenti inumani e degradanti, agli omicidi mirati, alla tortura e all’imprigionamento senza processo e senza accusa, anche di minori, fino alle terribili aggressioni punitive su Gaza.
Nell’ultima, dell’estate 2014, i morti sono stati più di 2.200, quasi tutti civili e per metà donne e bambini, i feriti oltre 11.000. Sono state distrutte proprietà e abitazioni senza alcuna giustificazione militare, sono stati attaccati intenzionalmente civili ed edifici civili (scuole, rifugi ONU, ospedali, ambulanze, centrali elettriche, infrastrutture, luoghi di culto), sono state usate persone come scudi umani.
Con la decisione nel 2012 da parte dall’Assemblea Generale ONU di elevare la Palestina a “Stato osservatore, non membro”, il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha potuto presentare, il 31 dicembre 2014, il documento di adesione al Trattato di Roma e alla Corte Penale Internazionale (CPI). L’adesione è stata accettata dal Segretario Generale ONU il quale ha stabilito che la Palestina diventerà ufficialmente uno stato parte della CPI a partire dal 1 aprile 2015. La Corte potrà allora esercitare la propria giurisdizione sui crimini di guerra, contro l’umanità e di genocidio commessi in territorio palestinese a prescindere dalla nazionalità dei presunti perpetratori, siano essi israeliani, palestinesi o altri.
Il percorso che si è aperto con la decisione di aderire alla CPI, tuttavia, è irto di ostacoli e pericoli per i palestinesi, che dovranno fronteggiare la rabbia di Israele che, disperatamente, vuole mantenere il proprio regime coloniale e di apartheid. E infatti Israele ha già messo in atto diverse manovre e minacce, che vanno ben oltre il trattenimento di milioni di dollari provenienti dalle tasse raccolte per conto della Autorità Nazionale Palestinese.
Perciò tale percorso va sostenuto e incoraggiato, soprattutto da parte degli Stati aderenti alla CPI, ai quali chiediamo di cooperare pienamente, con la stessa. È l’applicazione del diritto l’unico strumento che può veramente mettere in discussione l’impunità di Israele e portare giustizia in Palestina.
Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese
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Primi firmatari:
Firme individuali
Cesare Antetomaso, Avvocato
Frank Barat, Coordinatore Tribunale Russell sulla Palestina; Presidente, Palestine Legal Action Network
Mons. Hilarion Capucci, Arcivescovo Emerito di Gerusalemme in esilio
Wassim Dahmash, Professore e Ricercatore di lingua e letteratura araba, Università di Cagliari
Mireille Fanon-Mendes-France, Esperta ONU
Giovanni Franzoni, già abate della basilica di S. Paolo, pubblicista
Domenico Gallo, Consigliere della Corte di Cassazione
Fausto Giannelli, Avvocato, Coordinatore Giuristi Democratici Modena
Giancarlo Guarino, Ordinario Diritto Internazionale, Università di Napoli Federico II
Francesca Koch, Presidente della Casa Internazionale delle Donne
Teresa Lapis, Avvocato e docente di diritti umani, Università di Venezia
Rania Madi, Consulente ONU Ginevra, Badil Resource Center
Mairead Maguire, Premio Nobel per la pace
Fabio Marcelli, Ricercatore, Istituto Studi Giuridici Internazionali del CNR.
Luisa Morgantini, già Vicepresidente del Parlamento Europeo
Dario Rossi, avvocato, coordinatore giuristi democratici di Genova.
Yousef Salman, Delegato Mezzaluna Rossa Palestinese in Italia
Gianni Tognoni, Ricercatore & Segretario generale del Tribunale Permanente dei Popoli
Nicola Vetrano, Avvocato, Napoli
Vincenzo Vita, già Senatore del Parlamento Italiano & giornalista
Reti, associazioni, organizzazioni
Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese
Rete ECO – Ebrei contro l’occupazione (ONLUS)
Donne in Nero Italia

Il problema
Perché firmare? Per dire no alla continuazione dei crimini di Israele.
L’impunità di Israele sembra non finire mai. Sono trascorsi, infatti, più di 67 anni da quando, prima ancora che l’Onu adottasse nel 1947 la Risoluzione 181 sulla spartizione della Palestina storica e vi fosse, nel 1948, la dichiarazione unilaterale di istituzione dello Stato di Israele, iniziarono in Palestina, ad opera di formazioni paramilitari, poi confluite nell’esercito israeliano, aggressioni armate, espropriazioni, distruzioni, eccidi che portarono alla deportazione e al trasferimento forzato della popolazione. In pochi mesi furono cancellate 9 città, distrutti 532 villaggi, uccisi migliaia di palestinesi, mentre 900.000 furono scacciati dalle loro case e dalla loro terra. Da allora non c’è stata più pace in Palestina, nonostante le numerose risoluzioni ONU di condanna.
Nei decenni seguenti Israele ha proseguito nelle sue politiche di discriminazione razziale, di apartheid, di espulsione degli abitanti storici e naturali, di espansione territoriale fino ad incamerare circa l’80% della Palestina contro il 55% assegnato dall’ONU. Ciò si è accompagnato ad altri crimini, tra cui la demolizione delle case palestinesi, la repressione violenta, il ricorso sistematico a trattamenti inumani e degradanti, agli omicidi mirati, alla tortura e all’imprigionamento senza processo e senza accusa, anche di minori, fino alle terribili aggressioni punitive su Gaza.
Nell’ultima, dell’estate 2014, i morti sono stati più di 2.200, quasi tutti civili e per metà donne e bambini, i feriti oltre 11.000. Sono state distrutte proprietà e abitazioni senza alcuna giustificazione militare, sono stati attaccati intenzionalmente civili ed edifici civili (scuole, rifugi ONU, ospedali, ambulanze, centrali elettriche, infrastrutture, luoghi di culto), sono state usate persone come scudi umani.
Con la decisione nel 2012 da parte dall’Assemblea Generale ONU di elevare la Palestina a “Stato osservatore, non membro”, il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha potuto presentare, il 31 dicembre 2014, il documento di adesione al Trattato di Roma e alla Corte Penale Internazionale (CPI). L’adesione è stata accettata dal Segretario Generale ONU il quale ha stabilito che la Palestina diventerà ufficialmente uno stato parte della CPI a partire dal 1 aprile 2015. La Corte potrà allora esercitare la propria giurisdizione sui crimini di guerra, contro l’umanità e di genocidio commessi in territorio palestinese a prescindere dalla nazionalità dei presunti perpetratori, siano essi israeliani, palestinesi o altri.
Il percorso che si è aperto con la decisione di aderire alla CPI, tuttavia, è irto di ostacoli e pericoli per i palestinesi, che dovranno fronteggiare la rabbia di Israele che, disperatamente, vuole mantenere il proprio regime coloniale e di apartheid. E infatti Israele ha già messo in atto diverse manovre e minacce, che vanno ben oltre il trattenimento di milioni di dollari provenienti dalle tasse raccolte per conto della Autorità Nazionale Palestinese.
Perciò tale percorso va sostenuto e incoraggiato, soprattutto da parte degli Stati aderenti alla CPI, ai quali chiediamo di cooperare pienamente, con la stessa. È l’applicazione del diritto l’unico strumento che può veramente mettere in discussione l’impunità di Israele e portare giustizia in Palestina.
Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese
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Primi firmatari:
Firme individuali
Cesare Antetomaso, Avvocato
Frank Barat, Coordinatore Tribunale Russell sulla Palestina; Presidente, Palestine Legal Action Network
Mons. Hilarion Capucci, Arcivescovo Emerito di Gerusalemme in esilio
Wassim Dahmash, Professore e Ricercatore di lingua e letteratura araba, Università di Cagliari
Mireille Fanon-Mendes-France, Esperta ONU
Giovanni Franzoni, già abate della basilica di S. Paolo, pubblicista
Domenico Gallo, Consigliere della Corte di Cassazione
Fausto Giannelli, Avvocato, Coordinatore Giuristi Democratici Modena
Giancarlo Guarino, Ordinario Diritto Internazionale, Università di Napoli Federico II
Francesca Koch, Presidente della Casa Internazionale delle Donne
Teresa Lapis, Avvocato e docente di diritti umani, Università di Venezia
Rania Madi, Consulente ONU Ginevra, Badil Resource Center
Mairead Maguire, Premio Nobel per la pace
Fabio Marcelli, Ricercatore, Istituto Studi Giuridici Internazionali del CNR.
Luisa Morgantini, già Vicepresidente del Parlamento Europeo
Dario Rossi, avvocato, coordinatore giuristi democratici di Genova.
Yousef Salman, Delegato Mezzaluna Rossa Palestinese in Italia
Gianni Tognoni, Ricercatore & Segretario generale del Tribunale Permanente dei Popoli
Nicola Vetrano, Avvocato, Napoli
Vincenzo Vita, già Senatore del Parlamento Italiano & giornalista
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Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese
Rete ECO – Ebrei contro l’occupazione (ONLUS)
Donne in Nero Italia

PETIZIONE CHIUSA
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Petizione creata in data 12 febbraio 2015